Uscita d’emergenza

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Si esce dall’amore come dal cinema

talvolta di corsa

e svelto a ripetere immagini o memorabili colonne sonore

e giusto sul punto di prendere un bus o un caffé

che cancelli quell’ultima scena rimasta impressa nella retina.

Talvolta si esce prima della fine,

sconcertati o a disagio sempre coi biglietti strappati.

 

Talvolta si esce dall’amore come da un treno o un aereo,

di corsa e silenziosi, pieni di pacchetti e di inutili commissioni

diretti ad aspettare bagagli dai soliti colori

e inseguendo un taxi o un volto familiare che ci accolga

o un agente che ci rintracci tra la folla

con un cartello con su scritto, a tratti frettolosi, il nostro nome.

 

Così anch’io esco dalla poesia

senza parole e con il cuore inaridito

pieno di anniversari segreti e tesori smarriti

abbozzi di qualche perdita, rauche voci ed episodi incompiuti.

 

Per questo l’amore è come il mondo, il cinema, il treno, l’aereo o la poesia:

si esce allo stesso modo e dalla stessa porta

coi biglietti strappati

inciampando in bagagli e pigri viaggiatori

e guardandosi indietro tra fretta e urgenza.

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da “Affari domestici”  in “Le urgenze dell’istante”

Traduzione di Alessio Brandolini

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