Tornare a casa

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Tornare a casa, all’abitudine

di un piatto messo in tempo sulla tavola
degli odori caldi d’inverno che invadono la cucina
di un letto che custodisce l’impronta del mio corpo nelle lenzuola stese
di una poltrona che dondola l’assenza delle mie mani

quando sistemo la vita tra le mie ossa
architettura fatta di fango ed erba fresca.
Tornare a casa dopo ore di volo su un oceano di distanze non misurate
di aver percorso marciapiedi, di aver guardato vetrine
di una salmastra brezza appiccicata alle ciglia
una voce si ripete nel saluto nel richiamo
caldo tono di rimpianto e di stupore
musica tessuta a mano, giorno dopo giorno
e un corpo di pane inumidito nel ricordo.

 

Luisa Fernanda Trujillo,  Amaya (Bogotà, 1960)

traduzione  di Emilio Coco


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