le nuvole ci ignorano ma….

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Non hanno memoria le nuvole,
il loro transito è uno specchio in volo
si consuma nella libertà di luce variabile.
C’è bisogno appena di alzare gli occhi
per sentire il lieve peso delle loro forme,
così ignorante della nostra insonnia
così come della piccola solitudine di alcuni passi.
Angeli vigili di chiarori e tempeste
bruciano le nuvole il petto adolescente
col loro affanno tiepido di paglia.
E se un vento di ombre le attraversa
tremano navi fantasma in ogni finestra
mentre in fondo mani materne
si posano su un silenzio blu.
Oro di sogni sempre sospeso
depositano le nuvole nel cuore più solitario,
e il nuotatore attraversa il fiume
nella propria costellazione accecato.
Al loro passaggio le torri riassumono
l’intima tensione del paesaggio,
e tra le valli l’aria più alta
irradia il suo segreto.
Nel loro lucente dissolversi
le nuvole ci ignorano,
ma c’è in loro un fuggitivo soffio carnale
che ci annoda senza tempo né destino
alla pulsazione universale di ciò che non è ancora concepito.

 

 

Javier Lostalé, Madrid il 16 luglio 1942

traduzione di Marcela Filippi Plaza


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