Il destino di Saffo

PU3Qqdi

Non conosco la strada, 
quanta luce  mi abbia concesso la bellissima terra. 
Forse i miei giorni
diventeranno
la bellezza vinta di questo corpo 
e il ricordo sospeso nel piacere incandescente 
delle ombre.

Non conosco il ritorno. 
Inutile ricordare quello che ero, 
dov’ero, 
le donne che amavo, gli uomini 
per i quali la pazzia mi baciava ogni notte, 
io ero una statua bruciante 
del mio stesso desiderio, 
presenza del suo tocco sui miei fianchi.

Nessuno mi parli quando 
lascerò la costa alle spalle. 
Nessuno pianga il  vuoto lasciato 
dove io ero la bella passione della tristezza.

Nient’altro potrei sentire 
io sono Saffo, dai capelli scuri come la notte 
e dalla carnagione cenere come la memoria. 
Nient’altro potrei sentire. 
Sono la bandita lesbo mentre  abbandona il suo amore, 
il suo tardivo e dolce amore, 
nella grazia che l’ha fatta donna e  rovina 
abitata nel petto felice di quelli che amò  
e non la riconoscono.

 

Marta López Vilar, Madrid  1 – 2 – 1978

 da “La palabra esperada” in”En otra tierra”

traduzione mia

 


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