la poesia è te

 

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Paradossi e ossimori

Questa poesia si occupa del linguaggio a un livello alquanto piano.
Guardala che ti parla. Guardi da una finestra
o affetti irrequietezza. La sai ma non la sai.
Ti manca, la manchi, le manchi, ti manca. Vi mancate a vicenda.

La poesia è triste perché vuole essere tua, e non può.
Cos’è un livello piano? E’ quella cosa e altre,
e ne mette in gioco un sistema. Gioco?
Beh, di fatto, sì, ma io ritengo che il gioco sia

una più profonda cosa esterna, un modello di ruolo sognato,
come nella ripartizione della grazia queste lunghe giornate agostane
senza dimostrazione. A finale aperto. E prima che te ne accorga
si perde nel vapore e nel cicaleccio della macchina da scrivere.

E’ stata giocata un’altra volta. Penso tu esista solo
per tormentarmi a farlo, al tuo livello, e poi tu non ci sei
o hai adottato un atteggiamento diverso. E la poesia
mi ha deposto dolcemente accanto a te. La poesia è te.

 

 

John Ashbery, Rochester 1927
da ” Treno ombra” in “Un mondo che non può essere migliore”
traduzione di Damiano Abeni, Moira Egan

 

 

“…le poesie di Ashbery non spiegano né simbolizzano e nemmeno si riferiscono a qualche esperienza che il poeta ha avuto…sono loro stesse ad essere qualcosa, esse sono la loro stessa creazione e sarebbe più giusto dire che il mondo, invece, è una loro chiosa, un saggio critico su di esse…”  Richard Howard (nella prefazione a “Un mondo che non può essere migliore”)

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