Abbiamo dovuto scrivere per incontrarli i fantasmi…..

 

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Da una montagna

Guardiamo la città. Vediamo dall’alto
la tua casa o la mia, dove prima c’era il mare.

Le voci s’immergono
nel fondo dello spazio
lasciando al loro posto
un mormorio sconosciuto.

Abbiamo dovuto scrivere per incontrarli
i fantasmi nei loro luoghi sotto la pioggia.
Soppesare il loro marchio nella memoria.

Gli amici sono andati già via
in un altro punto dell’orizzonte,
cercavano il seme disperso.
Aeroplani e promesse
dividevano gli anni.

Noi abbiamo imparato
ad aspettare quello che ritorna.
Osservando sotto le impronte
il movimento della Terra.

 

Santiago Espinosa, Bogotà 1985
da “Il movimento della terra”

traduzione di Alessio Brandolini

 

“…Non tutto ritorna (“regresar” nel libro è un verbo ricorrente) perché pioggia e nebbia amalgamano ruderi e rovine, templi e umili case ma la nostalgia e il desiderio fanno sì che l’attesa si trasformi in parte integrante della vita dell’uomo, disposto a ferirsi pur di non dimenticare, perché “occorre aspettare / quello che ritorna”. A.Brandolini


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