…ogni morte “senza resa” irrompe per sempre nella memoria collettiva.

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Erano giovani i morti della mia generazione.
Ridevano, colmavano gli spazi,
bruciavano le loro candele,
nemmeno ci pensavano alla morte.
Nel ventre, il seme
nelle volontà, un’utopia.
Nell’ora dell’insolente daga
li sorprese l’odio negli occhi della bestia
Erano giovani i morti.
Poi se ne andarono chissà dove
con tutti i loro semini.
La verità è che mi restano solo
le loro risate quando accendevano le torce
per illuminare i sentieri.
E alla fine: un pozzo profondo d’oblio
un calcestruzzo di farisei
un altro foglio negli scaffali della storia
Loro perseverarono.
Tenaci nella loro morte senza resa
irrompendo per sempre nella memoria.

 

Carmen Yáñez, Santiago del Cile 1952

 

La poesia ricorda i tanti giovani,  vittime del regime violento di Pinochet. La Yáñez  riuscì a salvarsi ma tanti, molti, dopo indicibili torture vennero caricati sugli aerei e buttati in mare. Gli ultimi versi dicono anche che ogni morte “senza resa” irrompe per sempre nella memoria collettiva.

 

 

 


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