in questo febbraio…

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oh come si lascia andare

 in questo febbraio

di commozioni sottili

che non sai dove andare

 e se andare

 come si lascia andare

 da queste parti

 questa città

senza un segno un trofeo

 un’idea fatta di luce e saliva

 senza nemmeno l’attesa

che ci si svegli dal torpore

e tutti assieme ci si tocchi

ci si annusi i volti

tenuti assieme da occhiali al titanio

dietro ai quali il meglio di noi si disperde

 tra geografie improbabili

sensi unici e divieti

desideri in bilico

sui bordi dei bicchieri e delle labbra

 e mani che a sfiorarsi fanno paura

 e sogni fanno densi

 come il mosto della vendemmia

 ora che ancora è inverno

anche se in anticipo è la primavera

 in anticipo quest’anno

e non siamo preparati noi

né per abiti né per ormoni

né per orari ferroviari

 in questo mese di astratti furori

che se l’estate ci trova così impreparati

quali alibi potremo mai trovare

alla vecchiaia che avanza

 mentre dentro ami come a vent’anni

e non sai se più lo sai tenere

per la coda il drago che a cinquant’anni ancora ti cavalca

 perché tu sei da un’altra parte ormai

maledetto poeta

e sei nel verbo e al verbo condannato

alle parole derise da chi crede

che altro sei dalle parole che dici

dalle parole esatte e imperfette

che scrivi sempre

come se fossero le prime e le ultime

dai ritmi che battono come denti

per il gelo ed il trapano del dentista

 così che ti viene voglia di gridarlo

 fino a farti scoppiare polmoni e vene

 io non ci sto più

e di smetterla di scegliere per te

l’assurda morte a scampoli e a saldi

di starci in mezzo senza essere da nessuna parte

in questo febbraio di piatti da sciacquare

 di figli da consegnare ad un’eternità che non vogliono

di mal di denti con cura occultati

perché meglio un dente con la carie

che un tumore che non ti faccia più venire

né mal di denti né la voglia di vita

che hai con arte dimenticato

meglio il respiro delle cose senza sorpresa

dei sogni che sai come vanno a finire

anche se sono finiti da sempre

degli sguardi che ti guardano senza guardare

delle mani che ti toccano senza toccare

 meglio tutto, amore,

in questo febbraio

Beatrice in questa città

 in questa strada

 in questa casa

in questo cesso

dove alla stessa ora

 le 6.40 del mattino

con lo stesso sapone

 con la stessa sapiente negligenza

 le mani ci disinfettiamo e il cuore

meglio tutto, amore,

dell’allegrezza

che ci segna la fronte

 quando gli altri ci salutano

come i ventenni che eravamo.

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


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