Nella mia vita ho pensato spesso che le domeniche fossero “tempo perso” A.S.

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Domenica

Da sempre mi perseguitano:
in principio, da bambina,
arrivavano mascherate con vestiti per le occasioni 
e scarpe nuove, la strada per la messa.
La domenica impediva di calpestare le pozzanghere,
di salire su un albero, di succhiare la minestra.
Era come un visitatore importuno
a cui mostrare in fretta
che si comprendono le regole
che più tardi verranno:
grazie, per favore, stai seduta dritta,
non parlare, non rovinare le calze,
non mangiarti le unghie, saluta l’ospite.
C’era un orologio enorme in salotto
con un tic tac noioso, le ore non passavano,
le ore morivano di noia
mentre la vita
aspettava nelle pozzanghere o in cima a un albero
che passasse il giorno.

 

Silvia Ugidos, Oviedo 1972

da “Le prove del crimine” 1997

da me liberamente tradotta

 

 


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