Presenza

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Un giorno lo saprò. Questo corpo che è stato
il mio albergo, la mia prigione, il mio ospedale, è la mia tomba.

Questo che unii attorno a un’ansia
di un dolore, di un ricordo,
diserterà cercando l’acqua, la foglia,
la spora originale e persino ciò che è inerte e la pietra.

Questo nodo che fui (di collere,
tradimenti, speranze,
barlumi repentini, abbandoni,
appetiti, grida di paura e abbandono
e allegria che risplende nelle tenebre
e parole e amore e amore e amori)
lo recideranno gli anni.

Nessuno vedrà la distruzione. Nessuno
raccoglierà la pagina inconclusa.
Tra la manciata di atti
dispersi, disseminati a caso, non ce ne sarà uno
da mettere da parte come una perla preziosa.
E tuttavia, fratello, amante, figlio,
amico, antenato,
non c’è solitudine, non c’è morte
benché io dimentichi e benché io muoia.

Uomo, dove ci sei tu, dove tu vivi
resteremo tutti quanti.

 

 

Rosario Castellanos

Città del Messico, 25 maggio 1925 – Tel Aviv, 7 agosto 1974

traduzione di Gianni Darconza


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