La triste condizione esistenziale dell’editore di poesie

Sottoscrivo parola per parola e anche i punti e le virgole

The Wanderer

Guai a chi mette in fila le poesie, a chi le ordina secondo criteri incerti, tanto più se lontani dalla certezza della volontà di chi ha scritto. Guai a chi ingabbia i versi per raccontare una storia. Non vi è niente di meno poetico di un annale, di una cronologia. Non vi è nulla di più lontano dal verso di una sequenza. Per questo i computer ne fanno uso abbondante, per costruire un ordine che alla poesia non serve.

Guai a chi incasella un mondo, indicando col dito “prima questo!”, pensando che a chi legge serva conoscere la vita, la morte, i miracoli e i peccati del padrone della penna. Demiurgo, il poeta, come Dio, ci lascia il regno, senza alcuna spiegazione del suo esistere. Ci getta nel cuore della vita, in un universo governato da sue regole. Rinasciamo ad ogni a capo, e ad ogni a capo ricadiamo…

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