Archivio dell'autore: Annamaria Sessa

Lezione d’amore (II)

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Se ti guardi allo specchio
e non sembri quella che hai visto ieri (meglio che mai),
se ti guarda indifferente, come se non vedesse nessuno,
colui che viveva per te
vedendosi allo specchio, infuocato dall’amore,
non ti lamentare del tempo, non soffrire per il tuo corpo.
È questo il momento in cui tu sei.
Saggezza / bellezza si riuniscono nel tuo nome.
Sono al punto giusto le doti migliori del tuo orto.
Ciò che ieri davi fresco, privo di qualità,
assillata dagli sciocchi,
è tramontato senza lasciare il segno, senza rendertene conto.
Abbandonati alla vita, a petto scoperto,
oggi che sai come brandire – come poche – l’anima.
Scopri ciò che possiedi sotto gli anni,
ciò che si trova a metà strada in mezzo alla tua vita.
Se ti guardi nello specchio
ti vedrai meglio che mai.

 

Rigoberto Paredes, Honduras 26 4 1948 – Tegucigalpa 9 3 2015
da Fuego lento. Antología personal
traduzione di Martha Canfield

Una lezione d’amore, questa, e un invito ad amarsi per come si è, nonostante i segni lasciati sui corpi dal tempo che passa.
Se ci guardiamo allo specchio, davvero, non ci siamo mai visti meglio di ora ché, insieme alle rughe e ai capelli sempre più bianchi, l’anima riflessa per la prima volta, mette in luce ciò che siamo diventati. Tutto sommato siamo meglio di quello che crediamo, ora che “Sono al punto giusto le doti migliori del [nostro] orto”

Annamaria Sessa

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Come se fosse un libro

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se fosse davvero così semplice
attrezzarsi il mondo come se fosse un libro
con le parole il ritmo e lo stile
appreso nelle notti
passate a credere che per essere felici
fosse sufficiente essere poeti
e che la felicità fosse un nostro diritto
e nostro diritto e dovere cercarla
dovunque e comunque
e qualunque fosse il prezzo di dolore
con cui mettersi alla prova
come se ne fossimo sempre più forti
come se soffrendo
potessimo garantirci
che ad attenderci da sempre
ci sia davvero qualcuno
magari un cane
con cui essere fragili insieme
e insieme vivere e insieme morire
per dolori che s’assomigliano
per sogni terribili e crudeli
che ti fanno pulsare la vita tra le mani
come il muscolo di un animale scannato
per domeniche che si devono, comunque, vivere
se fosse davvero così semplice amarsi
non avrei più bisogno delle parole
per dirti ti amo.

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


Eco

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Mi hai insegnato a non piangere nel dolore,
a serrare i denti e a fermarmi prima che
la polvere avvampi sotto i miei piedi. Mi hai abbracciata
poco, perché sentissi nostalgia
per il tocco di ogni mano, piegando il capo a ogni
carezza. È un cuore fantasma il tuo. E quando
ascolto la mia voce che si è mutata nella tua,
avverto un’eco. Non volgo più indietro
i miei occhi. Guardami adesso io sono la summa
dei miei passati.

 

Sigal Ben Yair , Haifa 1970

traduzione dall’ebraico di Sara Ferrari


Di boschi, foreste e altro

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ma noi dovevamo costruire una foresta

dove metterci tutte le cose che in un altro

angolo del pianeta ci starebbero strette

alberi con le foglie a sfidare il sole come le parole dei poeti

e fiumi biblici di acque fonde come i tuoi occhi

e uccelli leggiadri e violenti

come la vita che se ne va tra amori e dolori senza senso

 

ma noi dovevamo costruire una foresta

dove nessun grillo parlante

venisse a suggerirci con discrezione e violenza

strade autostrade e percorsi alternativi dove non ci fossero

preti gesuiti marxisti in odore di santità

laburisti esperti di filosofia e astronomia

uomini di est e di sud-est

dove nessuno, dico nessuno,

si permettesse di pensare

che a renderla vivibile una foresta

macdonald  ci vogliano e  atéliers case eleganti e ben pulite

letti con le  lenzuola  fresche di bucato e di scopate

scuole che ti insegnino a morire un libro dopo l’altro

e ospedali dove ti rubano anche la morte

 

ma noi dovevamo costruire una foresta

non un orticello dove coltivarci zucche patate e un po’ di pomodori

e stare seduti a guardare il tramonto e la vita che passa

come i fraticelli che aspettano l’eterno

e un dio che se c’è c’è e son cazzi suoi

una foresta dove, amore, la morte non è la fine di tutto.

 

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


Dopo un sogno

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Da molto lontano vengo, come il vento chiaro
che ho lasciato cadere nella tua voce
per proteggerti dalla morte.
Non ti salutai.
Perciò vieni a me
e salvami come tante altre notti
dai miei sogni.

 

Marta López Vilar 

Madrid  1 – 2 – 1978

traduzione  di Marcela Filippi Plaza


I soffioni

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Ecco volano nel cortile i paracaduti dei soffioni.
Volano come un cuore bianco, aperto all’aria, a mezzo passo dalla morte.
Come il volo dei soffioni, la tua vita prosegue –
prosegue tanto, quante forze avrà il vento.
Non sei solo, dicono loro, e in una folata
ci stringiamo e ci allarghiamo:
i soffioni e il respiro divino.
Migliaia di destini sfrecciano accanto, mentre
in un lungo volo attraversiamo una radura.
Tante parole non bastano per descrivere il mondo attorno –
dove un semplice soffione potrebbe nascondere una tale ricchezza!?
La gente non sa quant’è breve la nostra vita, com’è lungo il volo.
Noi, i soffioni, ci riflettiamo in voi e voliamo –
poveri parenti di  stupende astri del Giappone mattinieri,
seni con ciuffetti, baci aerei della terra.

 

Chamdam Zakirov, Uzbekistan 1966

da “Frammenti di versi a mezzanotte”

traduzione dal russo di Paolo Galvagni

 


Siamo ingenui

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Viviamo in un sistema e secondo degli schemi,
cedendo alle tentazioni eterne del gioco.
Da tempo ci siamo lasciati alle spalle i giardini dell’Eden
ma l’odore delle mele ci seduce ancora…
La risacca marina ha fame di veneri.
È svanita Troia,
sono cadute Roma, Berlino, Parigi.
Ingenui, ci salva solo la fiducia
nella nostra stella.
E nei calendari che mentono…

 

Igor’ Kas’ko ,  Ucraina  1972

trad. (grazie  Raissa!)

 


 come quando si guarda il mare…..

 

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….e ho provato una grande dolcezza

 Come quando si guarda il mare

 e ti ricordi  che qualcuno a scuola ti ha detto

quand’eri bambino  che un giorno

siamo stati tutti pesci.

Rossi, viola, blu.

Capaci solo di nuotare,

di esistere nuotando.

 

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


Orazio tra noi (Ode I, 11)

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Saper quel che il futuro ti riserva
non porta a nulla. Cartomante, carta astrale
libri di auto-aiuto: la stessa merda.
Meglio accettare il bene o il male
che verranno. L’estate adesso inizia,
soltanto un’altra in più o forse l’ultima,
chissà. Cogli l’attimo, fatti una birra.
e quanto al domani, quel che verrà è lucro.

 

Paulo Henriques Britto, Rio de Janeiro 12 12 1951

da “Formas do nada”

traduzione di Irma Caputo


L’albero

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C’è un albero davanti alla mia finestra. È indifferente

al mio sguardo, ai miei pensieri, alle mie ansie di non

avere mai tempo a sufficienza. Lui perde le foglie in

autunno e le ritrova in primavera. Trascorre l’intero

inverno in un quieto cordoglio. In estate le cicale gli

gridano alle orecchie. Qualunque cosa io provi, l’albero

è la fuori, davanti alla mia finestra, inamovibile sul suo

cammino verso il cielo.

E quanto sono grata a quest’albero che altro non mi

chiede se non di accorgermi della sua indifferenza.

 

 

Dulce María Loynaz

L’Avana 10 12 1902 – L’Avana 27 4 1997

da  “Poesie senza nome”


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