Archivio dell'autore: Annamaria Sessa

Forse queste poesie sono……

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Forse queste poesie sono frammenti di una vita che mai

avrebbe dovuto essere raccontata

o restare impressa nell’indelebile grammatica di amori perduti

e di risse sospese.

Sono, magari, parole per sopportare il maltempo

il tremore o il battito di tante voci smarrite

……………………………………………………………………………….

saranno forse solitudini spoglie e recuperate

tra canzoni e confusioni

od ogni bello istante rubato all’oblio

o saranno le sue consumate smorfie, ritornelli e intercalari

che accompagnano il passo dei giorni…….

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da “Arte poetica”  in “Le urgenze dell’istante”

Traduzione di Alessio Brandolini

 

Perchè la poesia […] 
ha questo compito sublime: di prendere tutto il dolore che ci spumeggia e ci romba nell’anima e di placarlo, di trasfigurarlo nella suprema calma dell’arte, così come sfociano i fiumi nella vastità celeste del mare……

Dalle Lettere, a Tullio Gadenz – Milano, 11 gennaio 1933 – Antonia Pozzi


L’ombra dell’anima mia

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L’ombra dell’ anima  mia
è in fuga in un tramonto d’alfabeti,
nebbia di libri
e di parole.

L’ombra dell’anima mia!

Sono giunto alla linea dove cessa
la nostalgia,
e la goccia di pianto si trasforma in
alabastro di spirito.

(L’ombra dell’anima mia!)

La conocchia del dolore
sta finendo,
ma resta la ragione e la sostanza
del mio vecchio mezzogiorno di labbra, di
mio vecchio mezzogiorno
di gesti.

Un fosco labirinto
di stelle affumicate
m’intrica l’illusione
quasi appassita.

L’ombra dell’anima mia!

E un’allucinazione
munge i miei sguardi.
Vedo la parola amore
diroccata.

Usignolo mio!
Usignolo!
Canti ancora?

 

 

Federico García Lorca

Fuente Vaqueros, 5 giugno 1898 – Víznar, 18 agosto 1936


Al tempo che cadevano le albicocche….

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Al tempo che cadevano le albicocche
il mondo era tutto verde
e noi stavamo sotto una capanna
che era fatta di canne
e di strisce di cielo.
Al tempo che cadevano le albicocche
si sentivano dei tonfi
che mai mi son scappati dalla memoria
come se fosse il tempo
che bussa dentro il tempo.

Nino Pedretti

S. Arcangelo di Romagna 1923 – Rimini 1981


Verranno le dolci piogge….

 

 

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Verranno le dolci piogge e si diffonderà il profumo della terra,

e le rondini voleranno in cerchio stridendo;

e canteranno le rane negli stagni a notte alta,

e i pruni selvatici biancheggeranno tremuli;

i pettirossi si vestiranno di penne di fuoco,

fischiando le loro ariette sugli steccati;

e nessuno saprà della guerra, nessuno

si curerà infine quando tutto sarà compiuto,

a nessuno importerà,

né albero, né uccello

farà caso all’umanità morente;

e la stessa primavera, quando si leva all’alba

appena s’accorgerà che ce ne siamo andati.

 

 

Sara Teasdale.  St.Louis,  8 8 1884 – St.Louis, 29 1 1933

da “Fiamma e ombre” 1929

 

Questa poesia ispirò un racconto breve fantascientifico di  Ray Bradbury, che porta lo stesso titolo. La storia è ambientata nel 2026:  una casa robotica svolge le normali attività quotidiane, dopo che i suoi abitanti sono tutti morti per una guerra nucleare.


La casa

 

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La casa è così triste. Resta come fu lasciata,
adattata ai bisogni di chi per ultimo partì,
come volesse richiamarlo. Invece, senza
qualcuno a cui piacere, appassisce
e non ha cuore di scordarsi il furto,

di tornare come al suo principio,
tiro gioioso alla vita che vorremmo,
caduto fuori centro. Guarda com’era:
osserva le foto e le posate;
la musica nel panchetto del piano. Quel vaso.

 

Philip Larkin, Coventry 9 8 1922 – Londra 2 12 1985

da ” Poeti della malinconia”

a cura di Biancamaria Frabotta 


women of colour

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le nostre schiene

raccontano storie

che nessun libro

ha la spina dorsale per

portare

(women of colour)

 

Rupi Kaur,   Punjab (India) 5 ottobre 1992 

da “Milk and Honey”

traduzione di  Maria G. Di Rienzo


…..il tempo e’ fermo e noi lo attraversiamo come il fischio del treno nella notte. (Emilio Piccolo)

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Ho visto le montagne
alte
e sconosciute
le ho viste nei sogni
e incontrate sempre quando sentivo
che la mia vita scorreva
docile a toccarle
come i seni di una donna
immobili
e invalicabili
ho pensato qualche volta
che al di la’ ci fossero
mondi arcani
che valesse la pena visitare
ci ho provato
a scalarle
per vedere se potessi anch’io gridare
thalatta, thalatta
poi sono ritornato qua
ora sento che i greci quando parlavano di tiche
volevano alludere all’ordine delle cose
che nessuno puo’ mutare
ripenso a Prufrock
ricordo che da bambino invidiavo gli dei
conservo da qualche parte
foto e documenti che testimoniano
che il tempo e’ fermo
e noi lo attraversiamo
come il fischio
del treno nella notte.

 

Emilio Piccolo  (Acerra, 13/05/51 – Acerra 23/07/2012)

 

23 luglio 2012, Emilio lasciò questa terra per un viaggio tra i misteri…

 


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