Archivio dell'autore: Annamaria Sessa

….certe anime sono come le vecchie case di campagna…

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Nelle vecchie case di campagna
quando i mobili erano un lusso inutile
si usava mettere dei chiodi tra una pietra e l’altra
a quei chiodi si attaccavano gli utensili da lavoro
se erano vicino alla porta
pentole, tegami e mestoli di vario genere
o aromi e trecce di aglio e peperoncini
se i chiodi erano accanto ai fornelli
cappelli, giacche, scialli e camicie da lavoro
se i chiodi erano nei pressi del letto.
d’estate i muri delle case raccontavano
come bancarelle colorate
la vita di quegli abitanti semplici e senza pretese
ogni giorno appendeva a un chiodo un po’ di tempo.

d’inverno le vecchie case di campagna si svuotavano
restavano i chiodi tra le pietre dei muri freddi e silenziosi
spesso rigati di brevi rigoli di ruggine come piccole ferite.

a volte, certe anime,
sono come le vecchie case di campagna
nei grigi giorni d’inverno
con i muri freddi
e i chiodi arrugginiti
ti viene voglia di appenderci qualcosa
un cappello di paglia
un ombrello azzurro
una tazza rossa
un mazzetto di lavanda a testa in giù

Maria Carmela Micciche’

dal sito FB  Il caffè  di Marek 


Momento

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Gli uccelli alla finestra, le persiane
socchiuse: un’aria d’infanzia e d’estate
che mi consola. Veramente ho gli anni
che so di avere? O solo dieci? A cosa
mai mi ha servito l’esperienza? A vivere
pago a piccole cose onde vivevo
inquieto un tempo.

Umberto Saba, 

Trieste, 9  3 1883 – Gorizia, 25 8 1957

da “Il Canzoniere”


Ho visto le cavalle notturne…

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Ho visto le cavalle notturne galoppare tra i vigneti

e in cerca dei miei sogni. Erano superbe, alte

alcune avevano macchie blu

e il dorso luccicava proprio come la notte

e le mattine morivano

sotto i loro zoccoli infuocati

.

Le ho viste risucchiare l’uva che pendeva

e le loro labbra erano nere  rugiadose.

Tutte  insieme, scalpitavano.

.

Ho visto le cavalle di notte tra le macerie

del paesaggio che sono stata. Ho visto ombre, elfi e inganni

legami di pietra e paglia mentre avanzavo.

E vasto, un pozzo che ingoiava il mio nome e il mio ritratto.

.

Le ho viste impetuose. Fortissime.

E in una di esse, insonne, ho visto me stessa.

.

.

Hilda Hilst

San Paolo del Brasile 21 4 1930 – 4 2 2004

da ′′ Del Desiderio “


URLO-
5 aprile 1997 muore il più trasgressivo, il più visionario tra i poeti della beat generation e della controcultura americana in generale.
…] sì, sì,
è questo che
volevo,
ho sempre voluto,
ho sempre voluto,
ritornare
al corpo
in cui sono nato.
Allen Ginsberg
Newark, 3 giugno 1926 – New York, 5 aprile 1997
da “Jukebox all’idrogeno” a cura di Fernanda Pivano
Sono gli ultimi versi della poesia “Canzone”. La Pivano, la prima a tradurlo e a farlo conoscere in Italia, nella lunga prefazione del libro, racconta che durante un reading, Ginsberg incominciò a spogliarsi. A uno che gli chiedeva cosa intendesse dimostrare, l’autore di “Urlo” rispose “la nudità e cioè la verità” la manifestazione di libertà contro ogni censura del linguaggio che è soprattutto censura della coscienza dell’uomo.

Lamento di Manrique

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Quel gran figlio di puttana
lo ha sempre saputo,
anche se non l’ha mai detto.
I fiumi non sono la vita perché vanno verso il mare,
ma perché sono sporchi e profondi.
E non tornano mai indietro.

Antonio Praena

Da Historia de un alma

Granada 1973

Trad. Alessio Brandolini


Per la giornata mondiale della poesia, un poeta maledetto, provocatorio e fragile.

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I poeti animali parlanti
sciagurano in bellezza versi
profumati – nessuno li legge,
nessuno li ascolta. Gridano
nel deserto la loro legge di gravità.
Dario Bellezza
Roma 5 settembre 1944, Roma 31 marzo 1996

Per capire

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Ha la voce chiara, il giorno,
quando parla
e insegna senza distrazioni
quello che c’è da sapere.
Pensare a quante volte,
quante davvero,
ho avuto la sensazione
che non fosse mia
la strada che stavo percorrendo.
e ho attribuito il presente a una svista,
alla disattenzione
alle condizioni metereologiche sfavorevoli
come quando si sbaglia
l’uscita in autostrada
e si maledice la nebbia,
la pioggia fitta
e guidando ci domandiamo
dove diavolo stiamo andando.

Bisogna vivere abbastanza,
attendere che il pesco
fiorisca in inverno,
per capire 
che avevamo scelto tutto,
persino di sbagliare strada.

Anna Spissu

Chiavari 1959


Volevo dirti….

 

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volevo dirti che  

qualche volta l’erba è gelata
come se la difficoltà fosse un giorno di febbraio
che proprio mentre sto scrivendo una signora dietro di me sbircia
come uno scoiattolo da un ramo
e che vorrei sapere se quello che volevo dirti poi si è capito
o mi è rimasto nella bocca come un bacio non dato

una mattina che tarda ad arrivare
un sacrificio pagano
una scure

però poi anche un sorriso
una mano nei capelli
una nota che da lontano rompe la notte sono cose che puoi tocca-
re attraversando la vita
e che poi proprio qui adesso al centro del netto di un cortile un ventaglio

muove l’aria come fosse un vento
e che vento mi sembra di sentire mentre mi accorgo di qualcuno
che lascia i suoi passi nelle scarpe che qui hai lasciato come un
segno del tuo passaggio
quasi a dire ti amo  ma da lontano.

 

Carmine Vitale


….guarda l’acqua inesplicabile

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Guarda l’acqua inesplicabile:
contrafforte, torre, soglio
di granito, piuma, ramo, ala, pupilla,
tutto spezza, scioglie, immilla;
nell’ansiosa flessione
quello ch’era pietra, massa di bastione,
è gorgo fatuo che passa, trillo d’iride, gorgoglio
e dilegua con la foglia avventurosa;
sogna spazi, e dove giunge lucente e molle
non è che un infinito frangersi di gocce efimere, di bolle.
Guarda l’acqua inesplicabile:
al suo tocco l’Universo è labile.
E quando hai spento la lampada ed ogni
pensiero nell’ombra senza peso affonda,
la senti che scorre leggera e profonda
e canta dietro ai tuoi sogni…….

Lucio Piccolo

Palermo 27 10 1901 – Capo d’Orlando 26 5 1969


Caro Dio, facci vivere come gli uccelli del cielo e i gigli dei campi.

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Preghiera su commissione

Ti scrive un figlio che frequenta
la millesima classe delle elementari.

Caro Dio,
è venuto un certo signor Homais a trovarci
dicendo di essere Te:
gli abbiamo creduto:
ma tra noi c’era uno scemo
che non faceva altro che masturbarsi,
notte e giorno, anche esibendosi davanti a fanti e infanti,
ebbene…
Il Signor Homais, caro Dio, Ti riproduceva punto per punto:
aveva un bel vestito di lana scura, col panciotto,
una camicia di seta e una cravatta blu;
veniva da Lione o da Colonia, non ricordo bene.
E ci parlava sernpre del domani.
Ma tra noi c’era quello scemo che diceva che invece Tu
avevi nome Axel.
Tutto questo al Tempo dei Tempi.

Caro Dio
liberaci dal pensiero del domani.
E’ del Domani che Tu ci hai parlato attraverso M. Homais.
Ma noi ora vogliamo vivere come lo scemo degenerato,
che seguiva il suo Axel
che era anche il Diavolo: era troppo bello per essere solo Te.
Viveva di rendita ma non era previdente.
Era povero ma non era risparmiatore.
Era puro come un angelo ma non era perbene.
Era infelice e sfruttato ma non aveva speranza.
L’idea del potere non ci sarebbe se non ci fosse l’idea del domani;
non solo, ma senza il domani, la coscienza non avrebbe giustificazioni.
Caro Dio, facci vivere come gli uccelli del cielo e i gigli dei campi.

Pier Paolo Pasolini
da “Transumanar e organizzar” (1965- 1970)


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