Archivio dell'autore: Annamaria Sessa

Autunno

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Hai notato che ogni foglia è diversa da tutte le altre?
Non sono neanche dello stesso colore,
variano tra loro di misure millimetriche
e quando cadono dagli alberi spinte dalla fatalità,
scivolano in modo diverso tra gli scenari dell’aria.
Alcune descrivono lente spirali, altre ruotano sul proprio asse,
ma tutte cadono, irrimediabilmente cadono
verso la solida terra dei parchi o sull’asfalto dei marciapiedi;
solo in quel momento tutte le foglie dell’albero sono identiche.

Álvaro Solís,Villahermosa (Messico)  1974
traduzione dallo spagnolo di Alessio Brandolini  


Il mio più doloroso addio a Rossana Rossanda, esempio per le donne di ogni tempo.

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ANNI 70, IL TEMPO IMPERFETTO

Nelle sere d’estate la solitudine non si faceva indossare,

anche se pungeva come una zanzara del mal d’aria.

La vertigine della partenza aveva portato via la mia generazione.

Io intuivo che la valigia non l’avrei mai fatta.

Sentivo l’abbandono scorrermi dentro.

Sentivo che la mia terra era una malattia e che la sua storia

sarebbe stata la mia.

Tra le pagine chiare rimanevano scuri i nomi cancellati.

Un silenzioso campo di stoppie che cresceva nel sole.

Quel tempo immobile bisognava bruciarlo con la fantasia,

l’arte della luna per ri-creare la vita.

Addosso agli scalini del corso, in tre o in quattro

infilavamo nelle sere, una dopo l’altra, le nostre incazzature

e le nostre promesse per il mondo.

Sulle scale per il cielo i sogni e gli impegni.

Nell’avanguardia dei nostri pensieri giungevano in ritardo

gli echi di proteste e di poesie che la musica portava

vicino in un viaggio lontano.

Qualche amico, qualche compagno.

La rabbia e la speranza in forma di chitarra.

Una dolce ossessione.

Pane e poesia, musica e lotta: le nostre barricate contro

lo schifo e la malinconia.

Anni settanta. L’immaginazione al potere…..

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Rosaria Gasparro

dal sito http://web.tiscali.it/midiesis/Pag_gasparro.htm


I sentimenti

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[…] I sentimenti si dileguano, a volte

si rifugiano in covi d’amore,

ma quando escono all’aria chiusa o aperta danno colore al mondo,

non all’universo irraggiungibile ma al mondo piccolo,

l’orizzonte privato entro cui ci muoviamo.

Grazie a loro, ai sentimenti, diventiamo consapevoli

di non essere altri, di essere noi stessi.

I sentimenti ci consegnano un nome,

e con quel nome siamo quello che siamo.


Mario Benedetti, Uruguay 14 9 1920, Uruguay 17 5 2009

da “Il diritto all’allegria”

traduzione di Stefania Marinoni


….occorre lavorare la vita

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S’impara a vivere e a mettere radici.

E conviene che piova sul bagnato,

calpestare la superficie dei fiumi

fino ad essere tranquilli,

fino all’acqua tiepida alla cintura,

con l’orologio ad ore più quiete,

dove sia il ricordo a chiamare il presente

e il futuro sia un minuto perfetto

ogni volta più nostro e più stretto,

perché il vento si calma con carezze

come i cavalli nei giorni di tempesta.

S’impara a vivere,

ad essere corpo ed anima negli occhi che guardano,

nella voce che domanda,

nelle dita che esplorano senza fretta

la pelle dei saluti.

Occorre lavorare la vita.

La collera del tempo si calma con le mani.

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Luis García Montero, Granada 1958

da Un inverno mio

traduzione di Gabriele Morelli


Acquaforte

donne
intente a cesellare paragoni a dividere le pietruzze dalla terra a scambiarle per conchiglie
a sentirci anche il mare
donne dentro tracce di perimetri scoscesi antri panorami
di civiltà passate eppure bombardate
e ci sono io che trascino lo sgabello vuoto
il guscio di lumaca
tutto quello che ora voglio
essere stata.

Paola Febbraro
Marsciano, 9 1 1956 – Roma, 22 5 2008
da “Stellezze”


Un fiume di gerani

Andrew Wyeth - Wind from the Sea, 1947

Andrew Wyeth – Wind from the Sea, 1947

Tu credi per davvero d’esser solo
in mezzo a una finestra il 15 agosto, nudo.
Ti affacci sulla terra che pare dorma sempre
attendi che una foglia si stacchi e annunci autunno.
Ma è presto, lo dovresti sapere, e non sei solo
hai mille occhi d’esseri umani proprio addosso
chi dalle tapparelle scucite, chi dal viale;
sia pure finga altre occupazioni. E non t’importa
perché vorresti in cambio il favore, o meglio, grazia
di averne un po’ anche tu di quei corpi bianchi e tesi.
Così sollevi un poco la testa ai piani alti:
c’è un fiume di gerani tra le sue gambe snelle
un refolo di vento tra il pelo. Adesso è giorno
il sole ha già tagliato i suoi polsi, scopa forte
e dal balcone vipere morte miste a sabbia
si levano in due stormi distinti. Adesso è giorno
il fiume di gerani ha la sete delle bestie.
Mi tiro un po’ la tenda sul sesso, è mia intenzione
lasciare che il momento sia puro.
Anche lei soffre.

Massimo Botturi

Quando la poesia la leggi e senti che qualcosa ti graffia dentro.


Indossa un cappello….

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Indossa un cappello
e stai fermo a
guardare le
cose accadere
come se, dopotutto,
il mondo fosse
davvero
come sembra

 

Consuelo Tomàs Fitzgerald, Panama 30 8 1957

Da “Confesso queste tenerezze e queste furie”

traduzione mia


Alla fine del semestre

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Saltare sulla bicicletta di uno
che dà brividi alla pelle di nuovo viva,
essere riportato nella nuova casa
ormai vecchia di qualche stagione,
dimenticare il cellulare nel parco
la settimana prima di partire perdere tutto,


senza numeri senza foto né ricordi
pian piano sbiadiranno i volti e i nomi
e aspettare che vengano a prenderti
e di nuovo essere
riportato nella vecchia casa,
sapere che è breve il tempo della vita.

 

Francesco Ottonello

 


De Senectute

La rivista  spagnola EL PERIÓDICO  rende omaggio alle vittime del  covid-19  con una poesia di  Joan Margarit . Il poeta catalano, ultimo  premio Cervantes, ha consegnato al giornale la poesia “De Senectute”,  in memoria di coloro che sono morti durante la pandemia.

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L’amore dei giovani non pensa all’oblio.

Comanda il futuro, nonostante soltanto brilli,

nel profondo del cervello come una pozzanghera.

Il dolore porta ordine, suona come avvertimento:

è il corno del rimorchiatore

che ci trascina fino a lasciare il porto.

Si pagano a caro prezzo i tentativi

di distruggere il dolore, perché anche

lì vi è amore.

Intelligenza significa salvare tutto.

Che i nostri occhi attenti brillino

di quella splendida inutilità.

Senza il dolore,

non avremmo mai potuto amare così.

 

 

Joan Margarit

traduzione di Stefania Di Leo

 

 


Io sono Tiresia….

Baron Adolf de Meyer

 

….Ho veduto quel che ho veduto
E ho patito quel che ho patito.
A consultarmi nella caligine fosca
vennero ombre nell’inferno
e io ripieno di sapienza più degli uomini in carne,
ma l’ombra nell’ombra è il sapere….

 

Ezra Pound.  Usa, 30 10 1885 – Venezia, 1º  11 1972

dai Cantos


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