Archivio dell'autore: Annamaria Sessa

Stanotte

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Come il raggio di luce, che fende
il calice di cristallo nel suo cuore
animandosi nei giochi di colori
e nelle danze di bagliori addormentati,
ha attraversato la mia mente il ricordo
del tuo sguardo di allora.
Puoi sentirmi? Stanotte ho riso.

 

Leah Goldberg

Königsberg, 29 maggio 1911 – Gerusalemme, 15 gennaio 1970

 

 

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Da questo momento vivrò senza amore

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Da questo momento vivrò senza amore.
Libera dal telefono e dal caso.
Non soffrirò. Non avrò dolore né desiderio.
Sarò vento imbrigliato, ruscello di ghiaccio.

Non pallida per la notte insonne –
ma non più ardente il mio volto.
Non immersa in abissi di dolore –
ma non più verso il cielo in volo.
Non più cattiverie – ma nemmeno
gesti di apertura infinita.
Non più tenebre negli occhi, ma lontano
per me non s’aprirà l’ orizzonte intero.

Non aspetterò più, sfinita, la sera –
ma l’alba non sorgerà per me.
Non mi inchioderà, gelida, una parola –
ma il fuoco lento non mi arderà.
Non piangerò sulla crudele spalla –
ma non riderò più a cuore aperto.
Non morrò solo per uno sguardo –
ma non vivrò realmente mai .

 

Blaga Dimitrova

Bulgaria 2 gennaio 1922,  Bulgaria 2 maggio 2003
dalla raccolta  “A domani”

traduzione  di Valeria Salvini

 

 


E poi…

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….E poi mi scende una lacrima scarsa

e vorrei dirti  tutto,

ma ho il dubbio che è troppo,

parlarti della mimosa, della mosca,

del fiore che non so annaffiare nella misura giusta…

 

Gentiana Minga, Durazzo  12 4 1971

da “Ciao mamma, un saluto da Bolzano”


Non puoi sedere a un tavolo di poker se hai paura di perdere

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È in questi momenti che ripenso a prufrock,
e mi chiedo anch’io “oserò turbare l’universo?”
e ti amo come un démone che avrei dovuto prima o poi incontrare.
Ti amo per approssimazioni,
per difetto e per eccesso.
Ti amo senza pietà, ma con tenerezza,

ti amo senza esserti complice, ma con gioia,
ti amo senza colpa, ma con pudore.
Ti amo come si prega, e si respira e si mangia.
Ti amo in absentia, in praesentia et ubicumque.
Ti amo perché ho imparato da te
che non è detto che l’ultima parola sia sempre
la morte.

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


quella grande politica che…..

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Siamo tutti politici (e animali):
premesso questo, posso dirti che
odio i politici odiosi: (e ti risparmio anche soltanto un parco abbozzo di
[catalogo
esemplificativo e ragionato): (puoi sceglierti da te cognomi e nomi, e sparare
nel mucchio): (e sceglierti i perché, caso per caso)
ma, per semplificare,
ti aggiungo che, se è vero che, per me (come dico e ridico) è politica tutto,
a questo mondo, non è poi tutto, invece, la politica: (e questo mi definisce,
sempre per me, i politici odiosi, e il mio perché:
amo, così, quella grande
[politica
che è viva nei gesti della vita quotidiana, nelle parole quotidiane (come ciao,
pane, fica, grazie mille): (come quelle che ti trovi graffite dentro i cessi,
spraiate sopra i muri, tra uno slogan e un altro, abbasso, viva):
(e poi,
lo so che non si dice, ma, alla fine, mi sono odiosi e uomini e animali):

 

 

 Edoardo Sanguineti

Genova 9  12  1930 – Genova 18  5  2010 

da “Glosse” in “Il gatto lupesco”


La vita scarmigliata come…….

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Una nave smaltata

L’oblò, il comodino, il letto.

Vivere è difficile e scomodo,

però è comodo morire.

Sto disteso e penso:

forse queste lenzuola bianche

hanno avvolto colui che oggi

se n’è andato all’altro mondo

Il rubinetto gocciola piano.

La vita scarmigliata come una puttana

appare dalla nebbia e vede

il letto, il comodino.

Io cerco di sollevarmi un po’.

Voglio guardarla negli occhi

guardarla, mettermi a piangere

e non morire mai.

 

Boris Ryzhy, Chelyabynsk 1974 – Ekaterinburg 2001

da “La nuovissima poesia russa” Einaudi 2005

traduzioni  di Gironi, Stepanova, Ferraro, Martini.

Una vita breve e attraversata tutta di corsa. Cresciuto nei quartieri minerari degli Urali, gli piaceva la boxe ma si laureò con successo in ingegneria mineraria. Ricercatore e geofisico apprezzato, si sposa a diciotto anni, diventa padre a venti. Non ha neanche trent’anni, quando la sua poesia comincia ad essere riconosciuta e celebrata. Si impicca il 7 maggio 2007. Pare facesse uso di farmaci e sostanze per attutire i suoi stati depressivi ricorrenti. Aveva solo 26 anni ma dopo la morte, la sua fama cresce anche fuori della Russia. Dicono che la sua poesia sia a tratti impudente e volgare, ma anche formalmente impeccabile. Io, per quel poco che ho letto, la trovo trepidante e struggente, ricca di slanci tristi e appassionati.


Vorrei

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Vorrei avere la stessa maestrìa

dei grandi giocatori di biliardo,

quando dopo aver colpito la palla

chiudono gli occhi 

come se avessero gustato

il primo sorso di un vino pregiato

e non sentono il bisogno d’abbandonarsi

a nessun solstizio o equinozio strano

anche se dubito che

i princìpi ispirati della termodinamica

siano racchiusi nell’aria

della loro mano.

 

Simone Cattaneo,  Saronno 1974  /  2009

 


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