Archivi categoria: tutti gli articoli

Caramelle

43018773_10156533698766827_5673943018273505280_n

 

Non ho forse chiuso i miei occhi con la ceralacca?

Non ho forse dimenticato di dirti che la faccia è per gli sciocchi?

Non ho forse battuto le mani per attirare la tua attenzione?

Non ho forse interrogato le stelle per sapere dove sono?

Devo a Peter se ho imparato a farmi questo tipo di domande.

Lui in ogni questione continua a essere sorprendente,

fa diventare vere le cose ovvie e ovvie le cose vere.

Dice che non gli costa fatica,

perché da sempre le cose ovvie e quelle vere si somigliano,

 come sanno bene gli stupidi e lo sappiamo tutti

quando siamo felici.

 

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”

 

 

Annunci

il mondo esiste davvero, e per tutti, non solo per te

tumblr_o33sr0jCnP1sr14ndo1_500.jpg

T’eri tagliata i capelli, e avevi una camicia bianca,

la gonna grigia da tailleur.

Non te ne sei accorta, ma ti guardavo

come se non avessi mai visto il corpo di una donna.

Non ti sei accorta che avevo qualcosa nello stomaco.

Se t’avessi toccato i capelli, mi sarei perso in cose

che a volte è meglio solo averle lette. Io le ho scritte.

Questo è il punto.

Ho pensato: se capita.

Ma nulla accade a caso. È come quando giochi a bigliardo,

e la pallina miracolosamente va nella buca.

Ho fatto anche un altro pensiero:

l’amore, come la vita, non si spiega né spiega nulla.

E poi un terzo: che il mondo esiste davvero, e per tutti, non solo per te.

E ho avuto voglia di intenerirmi, ma non l’ho fatto.

 

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


…un’indefinibile consolazione

2015-06-09-17-43-162

A volte passo il dito

su qualcuna delle  fotografie in cui compare

 sento che così trasmetto loro qualcosa di simile alla vita.

 Sì, è certo, le fotografie conservano,

 come la preda da poco abbattuta,

 una brace di calore.

 Passo il dito sopra di loro, le tocco,

 e sento che  mi mettono in contatto 

con quelli che non ci sono più,

 e quel contatto mi procura 

 un’indefinibile consolazione.

 

Rafael Chirbes

Spagna 27 giugno 1949 – Spagna 15 agosto 2015

da “La bella scrittura”


il lento quotidiano sgocciolio dell’odio

Sto rileggendo “Il peso di un’isola”. Superfluo dire che la poesia latinoamericana mi piace più di ogni altra! ha la  capacità  di parlare del reale con accenti magici e incantati, così che anche la realtà più minuta e  quotidiana assume caratteri universali, dove ricercare e riconoscere il valore assoluto del nostro stare al mondo. 

A man stands behind a window at his home in Havana

Bene, diciamo che abbiamo vissuto,
non certo – sebbene sarebbe elegante –
come i greci della polis radiosa
ma simili a statue crisoelefantine
e con un inizio di steatopigia.
Abbiamo vissuto in un’isola
forse non come volevamo,
ma come potevamo.
Così abbiamo abbattuto alcuni templi
e ne abbiamo innalzati altri
che ancora rimangono
o che sono stati a loro volta abbattuti.
Abbiamo scritto instancabilmente,
sognato quanto basta
per penetrare nella realtà.
Abbiamo alzato dighe
contro l’idolatria e il crepuscolare.
Abbiamo adorato il sole
e, cosa ancora più splendida,
abbiamo lottato per risplendere.
Ora, in silenzio per un po’,
ascoltiamo città ridotte in polvere,
ardere in scintille illustri manoscritti,
e il lento quotidiano sgocciolio dell’odio.
Ma è solo una pausa del nostro futuro.
Presto saremo pronti a conservare.
Non sopra le rovine, ma sopra il ricordo,
perché guarda: non hanno peso
e noi ora cominciamo.

 

Virgilio Piñera Llera, Cuba 4 8 1912 – Havana 18 10 1979

da “Diciamo che abbiamo vissuto” in “Il peso di un’isola”

traduzione Giordano Lupi

 

Virgilio Piñera , uno dei più grandi poeti latinoamericani, con Lezema Lima fu una delle intelligenze più originali del suo paese. Emarginato dal regime castrista, visse dodici anni in Argentina, dove collaborò alla rivista Sur, fu amico di personaggi così diversi tra loro come Witold Gombrowicz, Borges o Bioy Casares, e pubblicò anche il suo primo romanzo, La carne de René ( 1952, edito in Italia, ma introvabile)  Piñera si considerava  un “poeta occasionale”, perciò restio a pubblicare  le sue poesie. La sua opera poetica, al tempo stesso incredula e appassionata, barocca e colloquiale, essenzialmente incentrata nel dibattito lacerante tra vita e letteratura,  si manifesta “nell’apprezzamento del corpo umano al di sopra dell’anima, della realtà senza ornamenti e della ricerca del momento vitale prima delle considerazioni etiche, religiose, filosofiche. Solo in vecchiaia riconobbe il valore della letteratura e dell’artista, che considera creatore supremo di qualcosa di decisivo per l’uomo, interprete necessario, anche se ripudiato o mutilato, dell’irrealtà del reale.  Oltre che come poeta è celebre per le sue opere di teatro Electra Garrigó, En esa helada zona, Falsa alarma, Dos viejos pánicos. Eccellente narratore breve con titoli come Cuentos fríos e buon romanziere: Pequeñas maniobras (1963) e Presiones y diamantes (1976). In Spagna è stato pubblicato nel 2000 un volume con i suoi Cuentos completos. In Italia è tutto inedito.(da Il foglio letterario)


la vita è piena di imperfezioni e non so come viverla

tumblr_ok4qq6l6J51sr14ndo1_1280

 

Ho avuto delle risposte più incomprensibili delle domande

quello che davvero io sono sfugge alla mia comprensione

non so chi dentro di me decide per me

salto il baratro delle altezze

e mi aggroviglio nelle  mie stesse ali

 

Gloria  Gervitz , Città del Messico 29 3 1943

da “Migraciones” traduzione mia

 

 


Le cose che non sono fondamentali per me

depositphotos_105416262-stock-video-raindrops-on-spring-river

 

Adesso, le cose che non sono fondamentali per me
formano una vasta schiera, come a volte le ombre del giorno.
Sono, dunque, le cose davvero importanti e quasi sempre inaccessibili.
Ora, piove sul fiume: non c’è niente di più inutile di questa pioggia sull’acqua.
Forse niente di più affascinante,  d’altronde.

Papà si è consumato con gli anni. Anche se non poteva reprimere la sua collera  innata                                                                                                                                                                                                                       e non trascurava neppure i suoi capelli né la sua faccia, parlava a volte in italiano
e si mostrava attento a molte cose che per lui prima erano niente.

 

Jorge Aulicino, Buenos Aires 1949

inedito

traduzione di Silvia Rosa

Jorge Aulicino, giornalista culturale, lirico tra i più raffinati, nel 2015 Premio Nacional de Poesía, tra le sue raccolte: Poeta antiguo, La línea del coyote, El Cairo, nel 2012 ha radunato i suoi versi come Estación Finlandia. Nel 2015, in una personale rilettura,  ha tradotto in spagnolo la Divina Commedia, un vero e proprio evento letterario. Nel 2016 ha pubblicato una antologia di poesie di Pier Paolo Pasolini, nel 2018 ha tradotto Cesare Pavese.


Un vecchio post per ricordare Vincenzo Cardarelli, nato oggi nel 1887

Comprato nel maggio del 1969, costava 350 lire ed è pieno di note e sottolineature. Allora avevo diciassette anni e chissà cosa mi passava per la mente quando, alla pagina 85,  proprio sotto questa poesia e riferendomi agli ultimi cinque versi,  a matita ho scritto 
“….sapessi il groviglio che ci ho in testa io!!!!”

2015-05-09-19-08-00 (1)

Carattere

Vivo di sogni
e di speranze pazze.
Nella mia libertà come sepolto
vedo passare i giorni
sempre nuovi per me,
sempre diversi.
Giorni ch’io vivo e perdo
come chi si costringe in oscura caverna
a castigar la sua brama di luce.
Poi, per le strade uscendo
sul crepuscolo
lo incalza il disperato desiderio
di rincorrer quell’ora che gli sfugge.
Sempre avrò amore al mondo
e brevi gioie,
e noie e disgrazie
mai mi parranno meno precarie e meno tollerabili
che non c’è nulla di continuo e certo nella mia vita
fuorché il vario inganno della fortuna
e le malìe del tempo.
Non son felice e nemmen cerco d’esserlo.
A me lamenti, queruli rampogne e funzioni soverchie non s’addicono
e nelle pene estreme aridi ho gli occhi.
Mi chiude dello sdegno un dio la bocca.
Il non potere e il non volere insieme
fanno un tale groviglio entro il mio petto
come le radici di una vecchia pianta
che non crolla per impeto di vento
e solo il fulmine potrà schiantare.

 

Vincenzo Cardarelli

Corneto Tarquinia, 1º maggio 1887 – Roma, 18 giugno 1959

 


Così trascorre questa vita….

mare-sconfinato

Così trascorre questa vita:
lentamente.
Da una stazione all’altra.
Scalzo oltre pascoli disseminati di cardi
e con dei treni di provincia
verso anonime città.
Ricorda i boschi
e i lunghi fiumi
e qualche straniante notte
su spiagge ambrate.
Nella cattedrale
accende un bianco cero
davanti a un altare laterale.
Nella vigna 
si spicca un grappolo d’uva
e dietro la casa 
scuote il noce.
Così va e va
e qualche volta si ferma sulla riva.
Davanti a lui
il mare sconfinato.
Sopra di lui
il cielo per le rondini.

 

Kajetan Kovič

Maribor (Slovenia)  21 10 1931,  7 11 2014

traduzione  di Jolka Milič 


tornare nonostante tutto

La festa è cantare a bocca chiusa
il tango dell’addio e tornare
con la fronte invecchiata, le tempie
imbiancate dalla neve dei giorni
sentire (*)
più che un soffio la vita
un ventaccio, il bacio
con la lingua di un tsunami. E tornare

tornare nonostante tutto.

 

Rafael Courtoisie, Montevideo 1958

(*) Riferimento al famoso tango “Volver” di Carlos Gardel:
(Ritornare…con la fronte appassita,
le nevi del tempo argentarono la mia tempia…)

la poesia è tratta da: Fili d’aquilone n° 39
traduzione di Alessio Brandolini


Viva il 25 Aprile!

10167967_853010884725306_7565670227291322005_n

Un giorno presentai mille lire al Bar del Centro:
cappuccio e una brioche, per mia madre
che ha paura
di fare le figure barbine. È là seduta
al tavolo vicino lo specchio, mani in grembo.
Sembrava un bel geranio fiorito sul balcone.
Un giorno la portai per le chiese, ai giardinetti
passando per le strade più ricche di Milano;
ma lei teneva occhi ed orecchie belle chiuse
perché il futuro aveva due marce in più di troppo.
E gli alberi sembravano finti, e le persone
su per le scale mobili a far niente di fatica.
Ricordo che stringeva la borsa addosso al petto
attraversando sopra le strisce come a un molo
con sotto due quintali di oceano fangoso:
le onde che arrivavano fin sopra la sottana
le barche che spezzavano cime.
E poi gli aerei.
Gli stessi che sentiva di notte da bambina
fare la luce verso le case
sui fienili.

Massimo Botturi

https://massimobotturi.wordpress.com/


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: