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Non gettar via le lettere d’amore

 

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Loro non ti abbandoneranno.

Il tempo passerà, si spegnerà  il desiderio

– questa linea d’ombra-

e la sensuale aria, bella e intelligente,

in te sarà  nascosta, in fondo ad uno specchio.

Cadranno gli anni . Ti stancherai dei libri.

Scenderai ancor più

e perderai perfino la poesia.

Il rumore della città attraverso i vetri

finirà per essere la tua unica musica,

e le lettere d’amore che hai conservato

saranno la tua ultima letteratura.

 

 

Joan Margarit 

Sanahuja , Spagna  11 5 1938

dall’antologia “La libertà è uno strano viaggio

liberamente da me tradotta

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se tu fossi….

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…se tu fossi con me, amore che non tornasti,

quanto sarebbe felice per me questa domenica triste!

 

José Ángel Buesa

Cuba 2 9 1910  –  Santo Domingo  14 8 1982


La dissipazione

 

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L’abbiamo consumato il presente
dissipato stropicciato
– ci lanciavano dall’alto grandi fogli
di disegno come proiettili a richiamarci –
– è quello stronzo che vuole attirare
la mia attenzione –
abbiamo fatto di questa vita
scialo di triti fatti vano

ma senza crudeltà
per richiamare l’attenzione alle urgenze
per stare sui fatti e sul presente
per imperizia ed egoismo
per superficiale inanità
pensando che ogni attimo fosse
il prima e il dopo
di ogni altro attimo all’infinito.

E forse altro c’era
– ancora mi lancia fogli da disegno
dal quarto piano
appallottolati per attirare la mia attenzione –
– è sempre quello stronzo
che vuole a segni educarmi
al rispetto dei tempi-
forse era il sospetto che
ogni attimo fosse l’assoluto tempo
della felicità pura
l’unica possibilità di questa vita
il divino incarnato
il divino sole
o la divina luna
unica porta verso l’infinito.
Ed altra non ce ne sarebbe stata.

Ed era l’attimo della verità
alle cinque della tarda
o a mezzanotte
quando la vita è in bilico
e ti sembra di andare
da prua a poppa
sulla tolda di una nave in tempesta.
L’abbiamo trascurata questa verità
e nemmeno l’abbiamo guardata
in faccia
con l’ironia che ci vuole
ogni volta che si parla
di miracoli.

Che non esistono è vero
ma, a pensarci bene,
sono miracolosamente fuori
dalla nostra vita.
E’ stato uno scialo questa vita
e ricordo mio figlio
che con orgoglio rivendica tuttora
averci messo otto anni otto
a laurearsi.
Prima di consegnarsi mani e piedi
alla tristezza infinita
della linea retta.
O della vita retta.
Non saprei.
Forse l’etica dovrebbe ogni tanto
fare un salto dalla parte
dell’impenitenza e gridare
– ero io cazzo quello
ero proprio io
e non sperate mai ch’io mi penta. –

 

Pietro Pasquale Daniele


Oh, cuore, strano cuore….

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Tornano le stagioni, gli anni cambiano
senza bisogno di consigli o aiuto.
Senza pensarci, la luna ha il suo ciclo:
piena, crescente, ancora piena.

La candida luna entra nel cuore del fiume;
le azalee in fiore stordiscono l’aria;
in piena notte una pigna cade a terra;
il nostro bivacco smuore sui monti vuoti.

Acute stelle balenano tra i rami frementi;
il lago è un nero abisso nella notte cristallina;
alta in cielo, l’oscura punta di un picco
innevato taglia in due la Corona Boreale.

Oh, cuore, strano cuore
intransigente e corruttibile, siamo distesi
qui, incantati dalla luce stellare sull’acqua
e questi momenti che dovrebbero essere 
eterni

ci scivolano accanto insensibili come l’acqua.

 

Kenneth Rexroth

South Bend, 22 12 1905 – Montecito, 6 6 1982   

trad. Francesco D’alessandro


Silenzi

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(…) porterò  ancora i miei silenzi nelle sere d’autunno.

Dalla tua bocca di miele, quando il pensiero

a Dio rammenta,

il sorriso è  delle mandorle amare

in un groviglio di abissi 

impressi entro le nebbie. (…)

 

Da “Silenzi”

Antonio Spagnuolo

Dal sito ” Vico Acitillo”

 

 

 

 


Impromptu

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….lo spirito della terra mi muove

per un poco; stesa o seduta guardo

non l’orologio; lo tasto e lo

ripongo al lato della testa, che

non sonnecchiando ma nemmeno

pensando, si rivolse al suo dio

come fosse lui nelle nuvole!

Rinfiacchita

l’infanzia muraria di questi versi

non sono altro che pittorica immaginazione

se nel campo di grano rimango

a lungo stesa a pensarci sopra.

 

Amelia Rosselli

da “Impromptu” parte XII

 


La follia è la sorella infelice della poesia

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Vorrei rimanere nel tempo

agave incolta

avvinghiata a questa terra.

 

Le anime ritorte degli ulivi al vento

schiudono a raggiera

in polverose carezze

ritagli di cielo e di astri.

 

E stesa su questo prato d’agosto

vorrei essere gioia di vivere.

 

S’incendia il bosco

di aghi secchi,

di finestre solari,

e dalle grate arboree degli ulivi

filtra una tenera luce

che accende le pietre

come schegge di ghiaccio

contro il cielo.

E ritorna il sapore della vita…..

 

I versi sono di Margherita. Lo psichiatra Eugenio Borgna li riporta nel suo saggio “La follia che è  anche in noi” dove racconta la storia di questa sua paziente, che  non è  soltanto una donna  malata: prima di ogni cosa è una donna  capace di comporre poesie di una straziante bellezza che ne indicano la sensibilità  e la ricchezza umana.  (Annamaria S.)

 

 

 

 

 


Guarda settembre……

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Guarda settembre: nulla si è perduto
fidandoci delle foglie.
La gioventù venne e se ne andò, gli alberi non si son mossi.
La morte del fratello ti bruciò in lacrime
però il sole c’è ancora.
La casa è stata demolita, non il suo ricordo.
Guarda settembre con la sua pala in spalla
come trascina foglie secche.
La vita vale più della vita, solo questo conta.

 

Eugenio Montejo (Caracas, 1938 – Valencia, 5 giugno 2008)

da “Terredad”

Traduzione di Alessio Brandolini


Incontro

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Diversi anni dopo
per caso, un incontro
Le nostre anime
fremevano come una poesia
davanti a noi c’era una notte intera
mezza poesia
era ammucchiata in un angolo
l’altra
sedeva in un altro angolo
All’alba
ci incontrammo, come pezzi
di pagine strappate
Tenni la sua mano
nella mia
lui accolse il mio braccio
nel suo braccio
ridevamo come un censore
e posta la pagina
su un tavolo gelido,
tirammo una riga
su quell’intera poesia.

 

Amrita Pritam, Gujranwala, 1919 – Delhi, 2005

da Di volta in volta e altre poesie


Vòltati

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Vòltati, senza dar peso, come si fa
quando i pensieri nell’aria scivolano via,
voltati per abitudine, lenta, senza senso
come quelle donne che per strada girano
la testa per un uomo, in casa, o sulla porta,
voltati per simpatia d’un rumore lontano,
o d’una rondine su nel cielo stravolta,
voltati senza sapere, per volontà
d’un qualche pensiero bizzarro, o per bugia,
voltati per ritornare, che dimenticato
ci son io dietro le spalle per rubarti
quel niente del camminare, quel tuo andare via.

 

Vòltess, sensa dagh pés, cume se fa
quand ch’i penser ne l’aria slisen via,
vòltess per abitüden lenta, sensa sâ,
cume quj donn che per la strada i gira
la testa per un òmm, in câ, o sü la porta,
vòltess per simpatia d’un rümur luntan,
o d’una runden sü nel ciel stravolta,
vòltess sensa savè, per vuluntâ
d’un quaj penser bislacch, o per busia,
vòltess per returnà, che smentegâ
sun mì che dré di spall te rubaria
quel nient del camenà, quel tò ‘ndà via.

 

Franco Loi, Genova 21 1 1930

da” LÜNN”

 


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