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Può esistere qualcosa prima della neve?

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Può esistere qualcosa prima della neve?
Prima di quella purezza implacabile,
implacabile come il messaggio di un mondo
che non amiamo, ma cui apparteniamo
e che si intuisce in quel suono
tuttavia fratello del silenzio.
Quali dita ti fanno cadere,
polverizzato scheletro di petali?
Cenere di un cielo antico
che fa restare solo davanti al fuoco
ascoltando i passi dell’amico che se ne andò,
eco di parole che non ricordiamo,
ma che ci fanno male, come se le stessimo pronunciando di nuovo.
E può esistere qualcosa dopo la neve?
Qualcosa dopo
l’ultimo sguardo del cieco al pallore del sole,
qualcosa dopo
che il bimbo malato dimentica di guardare il nuovo mattino,
o meglio ancora, dopo aver dormito come un convalescente
con la testa sulla gonna
di colei che a volte si ama.
Chi sei, neve notturna,
fugace, disciolta primavera che sopravvive sul ciliegio?
O che importa chi sei?
Per guardare la neve di notte bisogna chiudere gli occhi,
non ricordare nulla, non chiedere nulla,
scomparire, scivolare come lei nel visibile silenzio.

 

Jorge Teillier

Lautaro (Cile) 24 giugno 1935 –  Viña del Mar (Cile) 22 aprile 1996

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Ci fu un tempo…..

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Ci fu un tempo ed ero bambina,
perché anche io lo sono stata,
in cui mi turbava che un atomo cadesse
mentre il cielo 
resisteva.
Il Cielo pesava di gran lunga di più
eppure era lì, azzurro, immobile
senza catene, così a me sembrava.
Lo sapevano forse i Giganti?
Poi la vita mi impose ben altri problemi
alcuni li tengo in serbo, li risolverò
quando, lassù, l’algebra
sarà o sembrerà più facile.
Allora anche quello mi toccherà capire
il problema che più mi tormentava
perché mai non si liberasse il Cielo
e si rovesciasse, azzurro, su di me.

 

Emily Dickinson

 Amherst (USA) 10 dicembre 1830, Amherst (USA) 15 maggio 1886

da ” Sillabe di seta”

traduzione di Barbara Lanati

 

10 dicembre 1830 nasce lei, Emily Dickinson. Considerata, tra i maggiori poeti lirici, la più grande poetessa statunitense del XIX secolo


anch’io avevo un amico poeta

 

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Io non so fino a dove si estende

una poesia

forse sono ancora disteso

su un verso di ieri.

 

Bora Ćosić,  Zagabria  5 aprile 1932

 


Ciò che davvero facciamo….

 

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Non possiamo pensare

che, solo, tu stia nel passato.

Stamattina

mi sono affacciato alla porta

di casa  e ancora scivolava

lucente la luna nell’altezza,

ma già erano dorate le foglie degli alberi,

e lì stava la tua assenza,

in tutto, lontanissima

e vicina  come la tua mano

appoggiata alla mia spalla, silenziosa.

E’ che nessuno di noi

sa vivere senza il tuo sguardo,

e se tagliamo un ramo,

appendiamo un quadro,

accendiamo il fuoco,

o soltanto osserviamo, come ora,

la luce del mattino sugli eucalipti

ciò che davvero facciamo,

 è ricordarti….

 

Pablo Anadòn,

Villa Dolores (Argentina) 1963

7 anni senza il compagno della mia vita,  il mio riparo, il mio migliore amico…..

 


La luce della cucina al mattino

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La luce della cucina al mattino

quando la casa è ancora buia

e tutti dormono, e attraverso i vetri

il giorno è un sentimento

simile all’attesa o al desiderio.

La luce della cucina quando appare il sole

arancio tra i rami neri

e i fiori celestiali della jacaranda

e l’uomo fa il caffè,

sfoglia un libro, guarda il patio

e pensa che forse pioverà

che è quasi ora

di svegliare sua moglie,

che ci sono vestiti appesi alla corda,

che quel silenzio che sa di muffa

gli ricorda la sua infanzia,

che la vecchiaia si sta avvicinando

e la poesia  si allontana

e ancora non sa vivere.

 

Pablo Anadòn, Villa Dolores (Argentina) 1963

traduzione mia


Le cose vengono, e vanno via….

Andrew Wyeth - Wind from the Sea, 1947

 

La farfalla si è posata sulle mie mani.
Poi è andata via. Il mio vicino di tenda mi ha detto:
buono, c’è qualcosa in arrivo per te.
Io volevo credergli, e gli ho creduto. Ovviamente,
ho pensato a te, a come è difficile scrollarsi di dosso
la sensazione che tutto è inutile. Poi al telefono
ho capito che è davvero così,
e non servono i tramonti
né le lune sul pelo dell’acqua, né le notti rancide
di ricordi e sogni. Accadono tante cose
quando si ama,
e non è detto che un uomo solo
sia meritevole per questo di simpatia.
Non è detto nemmeno che siamo sempre e comunque
fabbri di ciò che facciamo. Le cose vengono, e vanno via.
Senza merito né colpa. Come la farfalla.
Ci ho pensato tutta la notte.
Poi anche la notte è andata via.

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


la poesia deve essere letta da amici sconosciuti su treni  che arrivano sempre in ritardo…..

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                                          per la morte del poeta René Guy Cadou

 

 …Tu sapevi che la poesia deve essere familiare

come il cielo che ci sovrasta,
che non significa niente se non permette

agli uomini di avvicinarsi e di conoscersi.
La poesia si deve scambiare

come moneta quotidiana,
e deve stare su tutte le tavole
come la canzone di una brocca di vino

che  illumina  le strade la domenica.
La poesia
è un respirare in pace
perché gli altri respirino.
Tu sapevi che le città sono imprevisti

che non prevarranno sugli alberi.
Che la poesia non si grida sulle piazze

né si va a vendere sui mercati alla moda,
che non si scrive con saliva,

con benzina, con smorfie,
né con il basso umorismo

di quelli che vogliono

richiamare l’attenzione

con scherzi da pagliacci pretenziosi,
e che non servono a niente i grandi discorsi

balbettanti di chi non ha niente da dire,
e trasforma la poesia

in una stanza cieca e maleodorante.
Una poesia deve essere
un pane fresco,
un cesto di vimini
e deve essere letta da amici sconosciuti
su treni  che arrivano sempre in ritardo

in paesi sperduti,
o sotto i castagni delle piazze dei villaggi….

 

 

 

Jorge Teillier

Lautaro (Cile) 24 giugno 1935 –  Viña del Mar (Cile) 22 aprile 1996 

traduzione mia


Anche se non sei qui…

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Anche se non sei qui

anche se sei un’ombra lontana anni,

ti amo all’improvviso

alle tre del pomeriggio,

l’ora in cui i pazzi

sognano di essere spaventapasseri vestiti da marinai

mentre spaventano nuvole  in campi di grano.

 

 

Jorge Teillier

Lautaro (Cile) 24 giugno 1935 –  Viña del Mar (Cile) 22 aprile 1996 

frammento di  “Senza segni di vita” in “I sentieri infiniti”

traduzione mia

 


Legge il giornale….

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Legge il giornale

chiede un caffè

aggiunge il dolcificante

lo gira

ne prende un sorso

sorride quando Mafalda

chiede

“Perché leggi il giornale ogni giorno

se le notizie sono sempre cattive”

“per sapere quanto resta del mondo stamattina”

le risponde.

 

Aldo Luis Novelli

Neuquén (Patagonia argentina) 1957

traduzione mia


Non ho più l’età….

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Non ho più l’età per impazzire d’amore per te

eppure, a volte mentre ti penso

sbaglio e metto in ammollo le parole

al posto dei ceci

e in esse ci metto pepe

invece di condire la carne.

Non lo so, mi dico se questa pazzia durerà a lungo,

ma finchè dura

sto inventando nuovi piatti

per poterti assaggiare

e ho iniziato a scrivere un libro di cucina.

 

Begoña Abad Part

Burgos (Spagna) 24   3  1952

traduzione mia

 

 

 

 


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