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…..e ininterrotta fluisce la vita nell’acqua e nei venti

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Venisse lei qui da me,

come l’acqua che leviga i sassi dei torrenti

o il vento che scuote l’erba nei burroni.

Venisse lei qui da me,

ora che la notte non è ancora caduta nei nidi:

sento sulla mia pelle il suo profumo

e i miei occhi non l’hanno dimenticata.

Venisse lei qui da me.

Ha seni minuti e occhi di zingara.

Come neve si scioglie la mia rabbia,

sulle sue labbra diventa tenerezza.

Venisse lei qui da me,

a carezzarmi il viso

finché la notte non cade nei nidi e sul mio dolore.

Non piange mai, il mio amore,

ma gli occhi umidi la tradiscono:

venisse lei ora qui da me,

prima che il giorno si desti sulla mia insonnia.

Ha capelli ricci, il mio amore e le sue mani

catturano le stelle, mentre l’acqua leviga i sassi

nei torrenti e il vento scuote l’erba nei burroni.

Venisse lei ora qui da me,

a dirmi arrossendo che ha bisogno dei miei baci

e delle mie mani: ha già un figlio,

ma i suoi seni sono minuti.

È come una bambina, il mio amore;

ha paura di confessarmi che mi ama.

Venisse lei ora qui da me,

ora che la notte è caduta nei nidi

e ininterrotta fluisce la vita nell’acqua e nei venti.

 

 

Otto Anders, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Poesie a Tiù”

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Sono invecchiato, rendimi le stelle dell’infanzia fammi tornare

 

 

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Ho nostalgia del pane di mia madre
del caffè di mia madre
della carezza di mia madre
ho nostalgia.
Cresce l’infanzia in me
e m’innamoro della vita
chè dovessi morire avrei vergogna
del pianto di mia madre.
Prendimi,
dovessi ritornare,
potessi un giorno tornare,
scialle per la tua frangia,
copri le mie ossa con erba
fatta pura al tuo passo
legami
con una ciocca di capelli
con un filo dell’orlo della veste
ché io diventi dio.
Divento dio se tocco
il tuo cuore.
Mettimi,
dovessi ritornare,
legna nel fuoco tuo
corda al terrazzo di casa.
No, non so stare senza
la preghiera del tuo giorno.
Sono invecchiato, rendimi le stelle dell’infanzia
fammi tornare
come tornano gli uccelli
al nido della tua attesa.

 

Mahmoud Darwish

Al-Birwa (mandato inglese della Palestina) 13 3 1941 – Houston 9 8 2008

traduzione di Francesca Corrao


Lettera

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Il tralcio di vite sopra
le strie di nubi bussa
da ore alla finestra.

La pioggia fili d’argento
appesi
Una falena si alza
e cade si alza e cade

Pensa a me
adesso aprirò
pensa a me con sentimento.

 

 

Christoph Wilhelm Aigner, Wels (Austria) 18 11  1954

da “Prova di stelle”

traduzione di Riccarda Novello


come Orfeo…

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Correndo

feci come Orfeo,

mi girai.

Non cercavo l’amore

ma ciò che sono stata,

delicata,

controllavo fossi ancora lì,

premurosa,

rassicuravo la fatica e il sudore

di non esser stati vani.

 

Correndo

non mi sono più fermata.

E ho invocato tanti cieli,

tutte le libellule in bottiglia

sono state liberate.

E i venti che spostavano,

le loro magre ali,

sono tornati a fare sbattere

finestre

come schiaffi su guance immacolate.

 

Continuavo a correre

e quando perdevo il fiato

morivo correndo

dannata

per tutto l’amore ricevuto. 

 

Valentina Casadei

da QUI

 


La sera

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Tace il rumore delle voglie umane,
la terra come in sogno mormora
fascinosa con tutti gli alberi
quello onde il cuore appena è memore,
tempi antichi, tenero lutto,
e brividi sommessi errano
come balenii per il petto.

Joseph Freiherr von Eichendorff

Lubowitz, 10 3 1788 – Neize 26 11 1857


Omaggio a quel che fu “il mio partito”

E’  dunque  realtà.  Sfrattata l’ex sede del PCI di Acerra, provincia di Napoli.

Con i versi*  di Pablo Neruda,  un omaggio  a quel che fu “il mio partito”

Good bye Lenin

 

XXVII

Mi hai dato la fraternità verso chi non conosco

Mi hai aggiunto la forza di tutti quelli che vivono

Mi hai ridato la patria come una nuova nascita

Mi hai dato la libertà che non ha il solitario

Mi hai insegnato ad accendere la bontà come il fuoco

Mi hai impresso la dirittura che occorre all’albero

Mi hai insegnato a vedere l’unità e la differenza tra gli uomini

Mi hai mostrato come il dolore di uno muore nella vittoria di tutti

Mi hai insegnato a dormire sui duri giacigli dei miei fratelli

Mi hai fatto costruire sulla realtà come sopra una roccia

Mi hai reso nemico del malvagio e muro contro il folle

Mi hai fatto vedere la chiarezza del mondo e la possibilità della gioia

Mi hai reso indistruttibile perché con te non finisco in me stesso.

 

Pablo Neruda

Parral, Cile 12 7 1904 – Santiago del Cile 23 9 1973

da “Yo soy” (Io sono) in Canto general

traduzione di Dario Puccini

La vecchia sede del PCI è stata, per una parte della mia generazione, il luogo dei nostri ideali, il luogo della percezione condivisa e diffusa, che un nuovo modo di vivere fosse possibile, addirittura a portata di mano. La globalizzazione non era ancora stata inventata e davvero pensavamo di poter cambiare il mondo. In ordine sparso, alcuni ricordi: i corsi ideologici, la visita di Berlinguer all’inaugurazione della sede, le interminabili discussioni con Alfredo che ogni tanto bonariamente (senza crederci fino in fondo) tuonava “vuie femmene nu capit niente e politica”, l’incontro con personaggi che arricchivano e stimolavano il collettivo entusiasmo. Ma per quanto mi riguarda, per tutta la mia adolescenza e gran parte degli anni a venire, è stata la casa dove ho appreso il senso dell’appartenenza, dove ho costruito pian piano quelle inclinazioni e strutture mentali che hanno formato la mia individualità, dove ho imparato ad interrogarmi sulla giustizia sociale, la libertà, l’autonomia di pensiero, dove ho capito che ognuno di noi può essere determinante per il futuro della società in cui vive solo se studia e lavora, dove ho acquisito il coraggio di esprimere scelte ed emozioni da donna libera.
Oggi è un giorno molto triste per me.

 

*Il Canto General si chiude con un canto alla Poesia “…comune libro d’uomo, pane aperto”

Ma il Canto General rappresenta soprattutto il sogno politico e sociale di Neruda, così la penultima lirica dal titolo “Al mio partito” è un omaggio a un ideale, a una visione del mondo dove politica e poesia si fondono.

 


il buio dentro

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Ho bevuto vini scuri e contato 
molte labbra, però sappi: 
i giorni li hai chiusi
segregati in una stanza
mentre fuori si scrollano 
grondanti di ore e ridenti di luce
di aria le foglie

 

Nicoletta Grillo,

da “La pioggia che cade ieri”

Sì, è così. Chiudo a chiave i giorni in una stanza mentre  fuori sbocciano margherite. Io ho il buio dentro. 


Per l’anniversario della morte del poeta Emilio Piccolo

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Lui se ne va all’incontro di paesaggi,
Come l’anima fine mai avrebbe sognato…
Lui se ne va all’incontro della bellezza
Che in terra ha perseguito e ora raggiunge
Lui se ne va, con l’anima generosa
Di chi tutto ha dato di sé, credendo poco,
Dividendo i suoi sogni e le poesie,
I suoi quadri, i suoi studi, il suo sorriso,
E la smisurata anima di bambino…

 

Antònio Làzaro De Almeida  Prado

Piracicaba, 1925

Da “Ciclo das chamas”

 Traduzione dal portoghese di Vera Lúcia de Oliveira


….la vita che ristagna

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…..e c’è sonno nelle cose

nello scoglio e nell’uva

sonno in queste mani e in questi occhi

e sonno sarà l’estate

un enigma solare la vita che ristagna

e dentro più dentro dolce amarti

qui da soli e separati

mentre scorrono i cieli verso l’autunno

prendimi stringimi le mani

sarà un’estate di nozze

ti dico nel tempo ho camminato e nel mutamento

ma ciò che ho perso lo porto in te

è la mia scommessa con l’eternità.

 

Otto Anders, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Poesie a Tiù”


Noi ti pensiamo…

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Non è l’anniversario di un’assenza –
è che ti trovo qui nei miei pensieri
come un custode fermo sulla porta
che dà sul mondo e sugli ingressi scuri,
con l’aria di chi ascolta una parola.
Noi ti pensiamo.
Andartene fu un ordine severo
al quale continuiamo ad obbedire –
siamo rimasti qui dove ogni tanto
si nomina il tuo nome,
dove hai lasciato a respirare i versi:
stiamo al tuo posto – eredi di una sedia –
tra le cose. Ancora non sappiamo
quale male fu tuo che non è nostro.

 

Silvia Bre, Bergamo 1953

 


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