Archivi categoria: tutti gli articoli

Indossa un cappello….

26c9efbc6fbec139bfa4bab19f30b78b

Indossa un cappello
e stai fermo a
guardare le
cose accadere
come se, dopotutto,
il mondo fosse
davvero
come sembra

 

Consuelo Tomàs Fitzgerald, Panama 30 8 1957

Da “Confesso queste tenerezze e queste furie”

traduzione mia


Alla fine del semestre

tumblr_okg4kjXO6D1sr14ndo1_1280

Saltare sulla bicicletta di uno
che dà brividi alla pelle di nuovo viva,
essere riportato nella nuova casa
ormai vecchia di qualche stagione,
dimenticare il cellulare nel parco
la settimana prima di partire perdere tutto,


senza numeri senza foto né ricordi
pian piano sbiadiranno i volti e i nomi
e aspettare che vengano a prenderti
e di nuovo essere
riportato nella vecchia casa,
sapere che è breve il tempo della vita.

 

Francesco Ottonello

 


De Senectute

La rivista  spagnola EL PERIÓDICO  rende omaggio alle vittime del  covid-19  con una poesia di  Joan Margarit . Il poeta catalano, ultimo  premio Cervantes, ha consegnato al giornale la poesia “De Senectute”,  in memoria di coloro che sono morti durante la pandemia.

joandestacada

L’amore dei giovani non pensa all’oblio.

Comanda il futuro, nonostante soltanto brilli,

nel profondo del cervello come una pozzanghera.

Il dolore porta ordine, suona come avvertimento:

è il corno del rimorchiatore

che ci trascina fino a lasciare il porto.

Si pagano a caro prezzo i tentativi

di distruggere il dolore, perché anche

lì vi è amore.

Intelligenza significa salvare tutto.

Che i nostri occhi attenti brillino

di quella splendida inutilità.

Senza il dolore,

non avremmo mai potuto amare così.

 

 

Joan Margarit

traduzione di Stefania Di Leo

 

 


Io sono Tiresia….

Baron Adolf de Meyer

 

….Ho veduto quel che ho veduto
E ho patito quel che ho patito.
A consultarmi nella caligine fosca
vennero ombre nell’inferno
e io ripieno di sapienza più degli uomini in carne,
ma l’ombra nell’ombra è il sapere….

 

Ezra Pound.  Usa, 30 10 1885 – Venezia, 1º  11 1972

dai Cantos


Il segreto

tumblr_muss07qxvk1scgvkpo1_500

 

Ora io ho capito che gli uomini in gran parte
Credevano di conoscere il desiderio
La felicità e anche il piacere

E che tutti erano pazzi, sbandati e in balia di se
stessi

Ora io ho capito che pensavo di conoscere
che cos’era la fortuna di vivere
di viaggiare nel cielo, d’essere ebbro
(un contrasto tra il disordine e il dovere)

Ora io ho capito che credevo di capire!…
Vincere il vizio e la virtù
Rivestito di folgori
Ingiallire al sole arido e bruciare tra la cenere

Ora ho capito che fra le tue braccia di sale
Di miele, di pepe, d’ombra e d’ambra
Che io partecipavo al dramma universale!

Il dramma della speranza d’essere solitario
che pensa di non essere mai solo
E che confonde il suo sudario
Con questo panno macchiato di polle della terra

Con questa felicità casta, indecente, sconosciuta
Di quasi tutti i nostri fratelli d’arme
Con questo mischiare le lacrime
Al polline d’amore schizzato dai membri nudi.

 

 

Jean Cocteau

Maisons-Laffitte, 5 luglio 1889 – Milly-la-Forêt, 11 ottobre 1963

trad. Natanaele Menalca


Emilio Piccolo – Ulisse

Letture/Lecturas

Emilio Piccolo (Acerra, 1951 -2012)
Ulisse

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Pat Metheny – Don’t Forget

  • immagini dal web di proprietà degli Autori

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Ulisse

Io non sono mai partito da Itaca né ad Itaca sono mai tornato.
Non ho visto Priamo piangere sul corpo del figlio, né odorato
il profumo del legno con cui erano fatte le assi del cavallo
da cui sbucarono a notte i guerrieri che avrebbero distrutto
una città e fondato l’impero di una civiltà. Non ho rubato le armi
di Aiace né mai ho convinto Circe o Calipso a donarmi
per amore il corpo o la giovinezza, l’estasi o l’oblio.
A casa non ho mai avuto Penelope ad attendermi né Telemaco
ha mai cercato il padre che non sono mai stato. Sono arrivato qui per caso,
qui dove non fioriscono gli ulivi e le mandorle non hanno il sapore
dell’estate e della sete. Ho visto…

View original post 176 altre parole


Eden

etiopia_cascate_nilo_azzurro1

Qui non vi era di certo il Paradiso
al principio:
le enormi bestie, più alte degli alberi,
lanciavano le loro preghiere attraverso le radure,
ove il timore del vuoto
non ha ragion d’esistere nella vita del verde.
Non vi erano occhi capaci di vedere
l’erba e la pioggia fuse insieme,
le meraviglie del cielo,
l’invito amoroso della terra:
e quando apparì, il giardino,
chi mai fu ad alzare il muro,
chiudendolo in una promessa
di un luogo che non poteva essere perduto,
protetto da sentinelle alate
più alte degli alberi stessi,
ed al prezzo di una mela 
che non doveva essere
gustata?
Fu quell’uomo
a creare il Paradiso.

 

Charles Tomlinson, Regno Unito 8  1  1927 – 22  8  2015

traduzione di Antonio Spagnuolo

 

 


Non hai imparato ancora…..

tumblr_mxhr8kxsyv1qzq84io2_r1_1280

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ sporca d’un disordine

lo guarda, lo riconosce

quell’essere nello storto delle ore.

Lontana dal nitore

e dalle potenze. Ancora

ripetente in uno star male

adolescente in quel disagio

d’essere qui e non avere dove.

 

Vergogna e pena

di ritrovarsi ancora dove un tempo

era acerba, da poco scesa

nella pista. Pochi maestri

e maestre allora. Ma ora.

Sente il vasto scoramento

di chi l’ha imboccata. Non hai imparato

ancora.

Bocciata. Bocciata.

 

 

Mariangela Gualtieri

da “Quando non morivo”

 


Poesia per un uomo senza olfatto

original

 

Ti scrivo solo per informarti:

che la linea più spessa nelle pieghe della mia mano

ha quell’odore che hanno i vecchi banchi di scuola,

coi nomi incisi in profondità, logori e lucidi di sudore;

che sotto lo spruzzo del mio costoso profumo

le mie ascelle danno una nota bassa forte

come un colpo di palmo sul tamburo di una pentola;

che lo sciacquone umido della mia paura è acuto

come il gusto di un tubo in ferro, a mezzo inverno,

sulla lingua di un bambino; e che talvolta,

per la brezza, i capelli delicati sulla mia nuca

dietro il collo, proprio dove tu dovresti chinare

la testa, esitare e strofinare le labbra,

trattengono un profumo fragile e preciso come

una flotta di navicelle di carta, che salpa verso il mare.

 

Kate Clanchy,  Glasgow  1965 

traduzione di Sergio Pasquandrea

 


Presenza

tumblr_nx7hl9P05C1tf6696o1_500

 

Un giorno lo saprò. Questo corpo che è stato
il mio albergo, la mia prigione, il mio ospedale, è la mia tomba.

Questo che unii attorno a un’ansia
di un dolore, di un ricordo,
diserterà cercando l’acqua, la foglia,
la spora originale e persino ciò che è inerte e la pietra.

Questo nodo che fui (di collere,
tradimenti, speranze,
barlumi repentini, abbandoni,
appetiti, grida di paura e abbandono
e allegria che risplende nelle tenebre
e parole e amore e amore e amori)
lo recideranno gli anni.

Nessuno vedrà la distruzione. Nessuno
raccoglierà la pagina inconclusa.
Tra la manciata di atti
dispersi, disseminati a caso, non ce ne sarà uno
da mettere da parte come una perla preziosa.
E tuttavia, fratello, amante, figlio,
amico, antenato,
non c’è solitudine, non c’è morte
benché io dimentichi e benché io muoia.

Uomo, dove ci sei tu, dove tu vivi
resteremo tutti quanti.

 

 

Rosario Castellanos

Città del Messico, 25 maggio 1925 – Tel Aviv, 7 agosto 1974

traduzione di Gianni Darconza


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: