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Cucinando riso

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A quest’ora,

nel silenzio della mia cucina

mentre vigilo sul riso che cuoce

e sento gocciolare un rubinetto difettoso,

penso alle donne lontane

che si appendono un fucile in spalla

per entrare nella foresta.

O a quelle che si caricano il figlio

e camminano per ore in cerca di acqua.

O a quelle che si spogliano

in una stanza triste e si  vendono.

Le figlie di Eva cacciate

da un  mondo imperfetto che gocciola.

 

 

Begoña Abad Part

Burgos (Spagna) 24   3  1952

da Cuaderno de poesía crítica nº. 135

da me liberamente tradotta


Indifferente è il Tempo a ciò che misura, / sia occhio che si schiude / o lo sbocciare di un Buco Nero, / (…) / Scorrere / è il suo solo sentimento. (Vincenzo Anania)

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Che scriva lettere, che semini,

che bruci il pacciame a primavera,

mi pare che il tempo sia in mio potere,

e invece se la ride di me!

Ma non appena l’anelito della poesia

si posa sul piatto della bilancia

all’improvviso

divengono inaffidabili

financo gli orologi più precisi.

Il bocciolo sogna del futuro,

dalle pagine spira il passato

e sfugge, a me che l’inseguo,

il folle tempo sconfinato.

 

Tat’jana Bek, poeta russa – 21 4 1949 – 7 2 2005

Traduzione di Evgenij Solonovi  e Gario Zappi


Le donne che somigliano al vento nelle orecchie

 

MASSIMO BOTTURI

LE DONNE CHE SOMIGLIANO AL VENTO NELLE ORECCHIE

Lettura di Luigi Maria Corsanico

 

E tutte quelle donne che s’alzano a buon ora

che infiammano cucine con venti

e più candele.

La loro educazione a pensare a tutto quanto

il caffè che viene lento, e poi dietro la tendina

il camion mentre svuota i bidoni.

Donne attente

su libri di quintali di storia, donne verdi

arancio e rosso dei bigodini in città grigie.

Le donne che hanno avuto un lavoro

tempi addietro

stenografe

domestiche, o altro.

Donne forti

capaci di innalzare una diga alla follia

all’impeto degli uomini in cattedra, al furore.

Donne e le loro ciabatte in gomma dura

le dita che svolazzano sul resto dei gerani.

Le donne che somigliano al vento nelle orecchie.

Donne in bici

le buste della spesa a far da contrappeso.

Le donne con il secchio alle tombe, mani in grembo

quasi per trattenere quell’ultima parlata

o proseguirla poi nelle stanze, in case vuote

con i vestiti incellofanati

e il mezzo litro

di latte, per le sere che sono disturbate.


Biografia

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Ho avuto amici che sono morti, altri che se ne sono andati
altri si sono spaccati la faccia contro il tempo.
Ho odiato ciò che era facile
cercandomi nella luce nel mare nel vento.

Sophia de Mello Breyner Andresen

Porto, 6  11  1919 – Lisbona, 2  7  2004

traduzione di Mariangela Semprevivo


Cerchi

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Cerchi che si tendono sempre più
ampi sopra le cose è la mia vita.
Forse non chiuderò l’ultimo,
ma voglio tentare.
Giro attorno a Dio, all’antica torre,
giro da millenni;
e ancora non so se sono un falco, una tempesta
o un grande canto.

 

Rainer Maria Rilke
Praga, 4  12 1875 – Montreux, 29  12 1926

da “Il libro delle ore”


Notizie di questo tempo

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A chi rendere conto di questo tempo

forse dei ritagli di giornali

qualche foto che cade da una busta

o un segno disegnato sul vapore dello specchio

e che scompare.

 

A chi se gli amici sono sempre più di meno

se quelli che hanno abitudini e affezioni se ne vanno

verso destinazioni incompiute e paesi senza  mappa.

A chi rendere conto

se gli unici che sentivano attentamente le paure

sono scappati all’improvviso senza spiegazioni

né messaggi.

 

Non c’è nessuno a cui rendere conto di un tempo invecchiato

e a cui raccontare gli adii

o le domande che ci rendono fugaci.

 

A chi rendere conto se non c’è nessuno col fiato sospeso alla finestra

vedendo come si allontana uno Zeppelin che porta il tuo nome in lettere maiuscole

e come si disfa la vita tra le dita

come se fosse sabbia di una spiaggia o cenere di sigaretta.

 

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da “Antologia della poesia latinoamericana di oggi” vol 3

traduzione di Emilio Coco

 


Abbiamo amato. Abbiamo vissuto…

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Nessuna offesa, nessuna vendetta:

solo una melodia di fibre segrete…

Eccoci nuovamente insieme

nel cucinotto senza finestre.

Non è poi tanto male

che infranti i nostri miti

quest’epoca sia trapassata:

più prossimi, ringiovaniti,

siamo più irrequieti e severi…

(Oh, Signore: un’era intera!).

Riguardo al tremore,

la passione è “il massimo della pena”

(o della ricompensa) per il sogno di quiete…

Abbiamo amato. Abbiamo

vissuto, e conosciuto cose tali

che né il vizio, né l’ascesi

reggerebbero il confronto…

In quest’età di ferro

abbiamo vissuto. Abbiamo amato, molto.

 

 

 Tat’jana Bek, poeta russa – 21 4 1949 – 7 2 2005

Traduzione di Evgenij Solonovi  e Gario Zappi

 


Se avessi un cuore per….

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per buttarmi nella vita

con aspettativa di  astronauta o  combattente

per amare senza nodi pietre in mano o documenti 

per bere senza annegare e continuare a rimanere in piedi

per imprigionare la via lattea in un respiro

per guardare il cielo con i piedi per terra

per battermi fino a  sanguinare

per andare con tutti  nel mio stesso corpo

per guardare dritto in faccia la vergogna dei deboli

per estrarre il coltello dalla schiena di chi è stanco

e amarti fino

alla morte.

 

Consuelo Tomàs Fitzgerald, Panama 30 8 1957

da “Le domande indesiderate”

da me liberamente tradotta

 

 

 


Lingue

 

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Nella foto di un suo reading, l’immenso Allen Ginsberg

 

Eliot ha detto che possiamo commuoverci

sentendo recitare una poesia in una lingua di cui

non capiamo neanche una sola parola.

Per questo sono andato, per vedere

che effetto mi facesse.

E quel poeta che,

fermo davanti a un leggìo e un po’ spettinato,

probabilmente non sapeva che io ero uno straniero,

aveva scelto me.

L’uomo recitava guardandomi negli occhi.

Io volevo, e in realtà desideravo,

giustificare il mio tempo sentendo recitare quei suoni, commuovermi.

Dopo ogni verso egli mi osservava

facendo di me un suo alleato, chiedendomi l’ appoggio

che solo uno sguardo che non capisce può dare

mentre il mondo trema nello spazio

e due persone pensano.

 

 

Jorge Fondebrider, Buenos Aires 1956

da “Antologia della poesia latinoamericana di oggi” vol 3

traduzione di Emilio Coco

 

 

 


……di come una poesia smonti millenni di metafisica e scienze positiviste

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Ipotesi

Tolomeo pensava 
che il mondo fosse come l’occhio di certe donne 
una sfera di umidi cristalli
in cui ogni astro descrive  un’orbita perfetta 
senza passioni 
maree o catastrofi 
Poi venne Copernico 
sapiente che scambiò seni con colombe 
coseni con spaventi 
e la pupilla del sole fu il centro dell’universo 
mentre Giordano Bruno crepitava 
per la felicità di preti  e di mariti.
Allora Galileo 
studiando  in profondità il cuore delle ragazze 
naufragò nel buon vino 
-luce agglutinata dal sole- 
violentò stelle che non erano del cinema 
e prima di morire sulla coda di una cometa 
sentenziò che l’amore era infinito. 
Kant da parte sua non seppe mai nulla delle donne 
prigioniero nella farfalla dei calcoli
nel polline metafisico 
e a  Hegel 
così astratto 
il problema parve troppo assoluto

Da parte mia 
propongo al XX secolo
una semplice ipotesi 
che i critici chiameranno romantica
Oh ragazza che  leggi questa poesia 
il mondo gira intorno a te.

 

Víctor Rodríguez Núñez, Avana Cuba 1955

da “Antologia della poesia latinoamericana di oggi” vol I

traduzione di Emilio Coco

 


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