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io porto il tuo cuore in me

Questa famosa poesia di Edward Estlin Cummings  l’ho, tempo fa, già pubblicata qui. Oggi, grazie al suggerimento di Andrea Giardina, la ripropongo nella traduzione, davvero notevole, di  Mary de Rachewiltz, traduttrice, poeta, saggista, figlia di Ezra Pound.  

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io porto il tuo cuore in me (lo porto nel
mio cuore) non lo lascio mai (ovunque
vado tu vai, cara; e quel che faccio
io da solo lo fai tu, tesoro mio)
non temo
fato (tu sei il mio fato, mia dolce) né
voglio il mondo (bella, mio mondo, mia fedele)
tu sei quel che luna sempre fu
e quel che un sole sempre canterà sei tu

qui sta il piú grande segreto che nessuno sa
(qui l’intima radice e bocciolo e cielo
di un albero chiamato vita; che cresce
piú alto di quanto anima speri e mente
celi) e questa meraviglia regge le stelle
io porto il tuo cuore (lo porto nel mio cuore)

 

Edward Estlin Cummings  

Cambridge, 14 ottbre 1894 – North Conway, 3 settembre 1962


La solitudine

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A  volte la trovo là, lei, la solitudine

appoggiata sullo schienale

della sedia accanto al letto

così certe mattine

ho l’impressione di infilarmela

insieme ai vestiti  che indosso.

 

Annamaria Sessa


La casa della vita

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Il mio cuore è una vecchia casa.

Ha un giardino e nel giardino un pozzo

e gallerie di edera e foglie morte.

È la casa a cui tirano pietre

i bambini quando tornano da scuola,

dopo aver rubato dal suo frutteto

il misero bottino  di qualche mela aspra.

Sul suo tetto ci sono nidi di uccelli che cantano

e di notte una truppa di topi immondi.

Il glicine ha ricoperto i vecchi archi

e un cancello di lance

e  una terrazza alta dove arriva

la chioma di un melograno con melograni

una colombaia e alcune stalle in rovina.

Un pezzo di strada e in lontananza

la lucentezza del mondo.

È fuori città e la sua architettura

è indiana, lo sai:

tutto un po’ in disordine, però è bianca,

è grande, è vecchia, è solitaria.

 

 

Andrés  Trapiello,

 Manzaneda de Torío (Spagna) 10  6  1953

da “El mismo libro”

da me liberamente tradotta


Piccola mia….

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Piccola mia, sebbene io e te
ci stringiamo forte
contro la corrente di quel grande fiume
che abbraccia i continenti,
il nostro centro è liquido.
 
Un giorno accoglierai le onde
tra le tue braccia come un amante,
come faccio io adesso, per ore,
un po’ dentro, un po’ fuori
da quel seducente elemento.

Lasciati portare sempre dalla tua madre rabdomante,
anche se sarò già dissolta.
Cavalca le onde, così luminosa,
così meravigliosa, così selvaggia gioca.

 

Emily Grosholz,  Filadelfia 17  10  1950 

traduzione di Sara Amadori


Ci sono grandi sere ….

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Ci sono grandi sere dove muoiono i villaggi
dopo che i piccioni vi tornano a prender sonno.
Muoiono dolcemente con il rumore dell’ora
e lo stridio azzurro delle rondini dal campanile.
Allora per vegliarli qualche luce s’accende
vecchie piccole luci di buone sorelle
e delle lampade laggiù sfilano nella nebbia.
In lontananza la strada grigia va con dolcezza.
I fiori nei giardini si sono accartocciati
nel sentir morire il loro villaggio d’un tempo
perché sanno che là sono nati.
Poi le luci si spengono mentre vecchi muri
conosciuti hanno reso l’anima
come vecchie signore, tutta dolce semplicemente.

 

Henry Bataille

Nîmes, 4 aprile 1872 – Parigi, 2 marzo 1922

traduzione di Emilio Capaccio


La Poesia non sa niente

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La poesia è nella strada, nel flusso,

è completamente priva di gerarchia,

non lo sa. Lei non sa niente. 

È la canzone della nostra ignoranza. 

Non conosce il suo uomo,

i suoi amori, le sue idee politiche

o le sue ambizioni sociali. 

È ciò che è sempre lì, ai nostri giorni

e nelle nostre notti difficili … 

 

 

Georges Perros

(citazione)

Parigi 23 8 1923 – Parigi 24 1 1978


Uscita di emergenza

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Si esce dall’amore come dal cinema

talvolta di corsa

e svelto a ripetere immagini o memorabili colonne sonore

e giusto sul punto di prendere un bus o un caffé

che cancelli quell’ultima scena rimasta impressa nella retina.

Talvolta si esce prima della fine,

sconcertati o a disagio sempre coi biglietti strappati.

 

Talvolta si esce dall’amore come da un treno o un aereo,

di corsa e silenziosi, pieni di pacchetti e di inutili commissioni

diretti ad aspettare bagagli dai soliti colori

e inseguendo un taxi o un volto familiare che ci accolga

o un agente che ci rintracci tra la folla

con un cartello con su scritto, a tratti frettolosi, il nostro nome.

 

Così anch’io esco dalla poesia

senza parole e con il cuore inaridito

pieno di anniversari segreti e tesori smarriti

abbozzi di qualche perdita, rauche voci ed episodi incompiuti.

 

Per questo l’amore è come il mondo, il cinema, il treno, l’aereo o la poesia:

si esce allo stesso modo e dalla stessa porta

coi biglietti strappati

inciampando in bagagli e pigri viaggiatori

e guardandosi indietro tra fretta e urgenza.

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da “Affari domestici”  in “Le urgenze dell’istante”

Traduzione di Alessio Brandolini


Immagine fiabesca

 

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Quel giorno blu dautunno sbrigliato
laria un nuovo mare di cristallo,
e sul suo fondo i boschi e i campi,
appena mossi dal vento e inondati di luce.
Ma nel bosco di querce dovera lombra
e le foglie cadevano come monete che
nessuno osa toccare,
allora apparvero a briglia sciolta tre cavalieri.

Della loro mèta nulla possiamo dirvi.

 

 

Lars Gustafsson , Svezia 17 maggio 1936 – 3 aprile 2016

traduzione Maria Cristina Lombardi

 

 


Notizie di ottobre

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Notizie di ottobre
Allora così finisce, un giorno senza pioggia,
il mare che arretra alla fine della sera, sempre alla fine,
un rumore di foglie che invecchiano…

 

 

Jorge Galán,  eteronimo  di George Alexander Portillo.

San Salvador (El Salvador)  1973

 

 

 


Figlia

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Conoscerai la luce, il mare mutevole 

che è all’origine e al termine del mondo

le formiche laboriose sparse lungo il sentiero
che replicano l’inutile affanno degli uomini.
Conoscerai la sete di acqua e di vino
e quella dei corpi, molto più terribile
che non riuscirai a spegnere o   forse non  vorrai.
Conoscerai la fiamma, la rosa e il cristallo.
La felicità, naturalmente, ne conoscerai una parte,
soffice nuvola senz’ aria che  passò  o non è passata ancora,
la musica scatenata che è,
come il tempo, un artificio.
Non potrei  dimenticare le ingiustizie che farai
e quelle che ti saranno fatte,
il grido, il muro, la folla,
le innumerevoli ore di trambusto quotidiano

necessarie per un minimo  di  tranquillità
e quella notte di pioggia in cui sarai molto sola.
Conoscerai anche la statua, il libro, lo specchio,
il lampo e la coppa,
il sangue che scorre in cerca di una via d’uscita

la mosca ostinata, l’ inevitabile morte
a cui  non  dovrai permettere di avvicinarsi.
Un sogno ineluttabile sa già dei tuoi giorni.
Numeri, padri, fiumi, ombre,
luna – splendido dolore –
ti aspettano.

 

Fernando Aramburu

da me liberamente tradotta

Fernando Aramburu, nato a San Sebastian nel 1959, è uno scrittore e poeta basco, noto soprattutto per il suo romanzo “Patria”, vincitore del Premio Strega Europeo 2018 e del Premio letterario internazionale “Giuseppe Tomasi di Lampedusa”

 

 

 


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