…una sera come tutte le altre

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Era una sera come tutte le altre.

Uscii e mi fermai sulla soglia.

Il quartiere era avvolto

 

in una primavera precoce e le cime piatte

e i gialli slavati dei narcisi

sfidavano l’imbrunire. E crochi e bucaneve.

 

Rimasi là e provai la malinconia

di invecchiare in una stagione così,

quando tutto ciò di cui potevo essere certa era solo

 

che in questo tempo di fragranza e di ritorno,

qualunque altra cosa avrebbe potuto rifiorire prima del frutto,

e rinnovarsi, io no, non avrei potuto. Non più. […]

 

Eavan Boland, Dublino 24 9 1944
in Tempo e violenza. Poesie scelte
traduzione di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti

 

 

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Ultimamente

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I giorni vengono 
e vanno
e questo è tutto quello che fanno

come pagine di un romanzo 
che dimentichi 
quando passi al seguente

o quando vai 
in  treno 

guardando fuori dal finestrino 
e ti interessa appena
il paesaggio.

 

Karmelo C. Iribarren, San Sebastián 1959

 


La lontananza

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questo aroma di te

sale?

scende?

viene da te?

da me?

in che altro

mi dovrei trasformare?

che altro di me

dovrei essere

per sapere

vedere

i frammenti di mondo che in silenzio unisci?

così bruci distanze?

mi restituisci al mio animale?

Così mi dai grandezza

o corpo che invadi con la tua assenza?

con il tuo sguardo che non tornerà al tuo occhio

già febbre senz’altro padrone che il cammino?

sei qui

è come dire

tutto è qui

il vuoto e l’unione

e tu

e la disordinata solitudine.

 

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

da “com/posizioni

 traduzione di Laura Branchini

 


l’autunno maestro dell’attesa

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Scrive perché
la vita lo scrive e crede
di scrivere di
quel che essa non sa: l’autunno
maestro dell’attesa,
il dolore di aver provato dolore,
l’uccello che vola
nell’ora presente per
trasformarla in passato.
Le immagini compongono il mondo
e il sole che indora la città
sembra farina calda
che diventa pane nella mia stanza. […]

 

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

da “Valer la pena”

 traduzione di Laura Branchini


Domande

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Cammino sotto le stelle lontane
come facevo da piccolo con mio fratello, come facevo
in quelle lunghe, fredde notti di S. Francisco,
che sembravano non avere limiti
solo viali di colonne e sempreverdi, senza muri.
E guardo in alto e vedo gli spazi tra le stelle
penso alle nebbie e alle miglia che le separano,
cosa attraverseremmo per essere insieme.
Così mi ritrovo a Churchill Street
tornando a casa dal negozio
gli occhi rivolti ai densi gruppi
che crepitano nella notte.
E sento di nuovo la domanda che dimora
nelle nostre menti
sull’idea che è dietro all’uomo
il suo posto nell’universo
e l’universo,
il suo posto nell’uomo.
E resto come quando avevo otto anni
con lo stupore di cos’è a creare tutto,
l’infinità tra ciascuna luce
e l’eternità di una.
E sono muto con la domanda

 

John Wieners, Milton 6-1-1934. Boston 1-3-2002

da Poesia degli ultimi americani, a cura di Fernanda Pivano.


Canzone

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il tempo

ha mangiato la mia innocenza come un pistacchio

l’amore se n’è andato con la mia fiducia

 

o nobile primoamore

                                            tutto verde limo

cosa hai fatto della mia risata

cosa hai fatto dei soldi che ti davo al venerdì

e dei buchi nelle mie scarpe?

 

Diane Di Prima, Brooklyn  6 8 1934

da “Poesie più o meno d’amore” in “Poesia degli ultimi americani”

Traduzione di Fernanda Pivano

 

Continua, in questo periodo,  la mia rilettura dei poeti della beat generation.  Una lettura datata? Non credo proprio! La loro  poesia, letta per strada, nei bar o in fumosi scantinati,  espressa  in forma spontanea e libera, con in mente l’idea che in un mondo fatto di barriere, pregiudizi, violenza e corruzione, l’unica via di salvezza  fosse la Poesia, non ha età.

 

 


….nella notte vorrei

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[…] nella notte vorrei

che fosse eterno buio

senza aurora

per tutte le lunghe ore

solo le torri spezzate

della luna

solo la signora sotto di loro

nella sua gonna di oro blu

che scintilla come la lucciola.

Addio

l’amore colpirà

ancora tra gli uomini

e ci slanceremo

nell’alba

con lunghe braccia.

 

John Wieners, Milton 6-1-1934. Boston 1-3-2002

da Poesia degli ultimi americani, a cura di Fernanda Pivano.

 

 


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