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Viva il 25 Aprile!

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Un giorno presentai mille lire al Bar del Centro:
cappuccio e una brioche, per mia madre
che ha paura
di fare le figure barbine. È là seduta
al tavolo vicino lo specchio, mani in grembo.
Sembrava un bel geranio fiorito sul balcone.
Un giorno la portai per le chiese, ai giardinetti
passando per le strade più ricche di Milano;
ma lei teneva occhi ed orecchie belle chiuse
perché il futuro aveva due marce in più di troppo.
E gli alberi sembravano finti, e le persone
su per le scale mobili a far niente di fatica.
Ricordo che stringeva la borsa addosso al petto
attraversando sopra le strisce come a un molo
con sotto due quintali di oceano fangoso:
le onde che arrivavano fin sopra la sottana
le barche che spezzavano cime.
E poi gli aerei.
Gli stessi che sentiva di notte da bambina
fare la luce verso le case
sui fienili.

Massimo Botturi

https://massimobotturi.wordpress.com/


8 settembre 1943. Mia madre di vent’anni*

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Questa fotografia fu l’unica cosa che mia madre portò con sé, quando scappò dalla sua casa in fiamme nell’autunno del 1943. Aveva vent’anni, nel suo quartiere i tedeschi avevano ucciso civili inermi e bruciato ogni loro cosa. La guerra attraversava la sua giovinezza, distruggendone progetti e desideri. Aveva voluto salvare quel cartoncino spiegazzato, perché dimenticare l’orrore sarebbe stato più facile che ricordare che era stata bella ed incosciente come lo sono i giovani e i loro sogni.  Annamaria S.

Tutto su mia madre

Si affaccia da una cornicetta
che ne circoscrive il volto puro
e guarda la finestra
che ritaglia il cielo
mia madre di vent’anni,
mia madre che sognava ancora
e le nascevano voli tra i capelli
mia madre occhi di marzo
con le tasche piene di paure,
lei che non cantava mai.
– Com’è che te ne innamorasti?-
-Fu il suo modo di incedere…-
Lui, principe di sabbia e pioggia,
lei, corolla spalancata in un deserto.

Blumy
La poesia è tratta dal sito lettere senza destinatario

*A neanche un mese dalla firma dell’armistizio dell’8 settembre del 1943, ad Acerra un gruppo di partigiani del luogo tentò di bloccare, con povere masserizie e carri agricoli, i potenti mezzi dei tedeschi in fuga. Fu una carneficina, i tedeschi bruciarono le case. I morti, tra uomini, donne e bambini, furono 75, 15 donne e 60 uomini. Sette di loro avevano da 1 a 9 anni e, 18, da 13 a vent’anni. Tutto ciò, lungo la via dove abitava mia madre con la sua famiglia. Da allora quella strada si chiamò Corso della Resistenza. Acerra è Medaglia d’oro al valor civile. Annamaria S.


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