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Ninna nanna

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Dormi, figlia, affinché con te dormano 
tutte le pallottole vaganti nel mondo……. 
Dormi sull’altra sponda di queste parole 
con le quali ti cullo, meno pesanti della 
tua ombra, parole che ti insegnai solo a metà 
e che servono soltanto a farsi invisibili 
un po’ alla volta. Lontano da te chi semina 
denti di topo nel suolo umido. Che 
le zampe del tuo letto siano così alte che non 
lo sfiori il mare; che i cani non vengano 
a salmodiare vicino alla porta della tua stanza. 
Che lo spazio ti sia infedele, inesauribile. 
E che tutti i paradisi siano già perduti o 
da perdere. Ho messo nel tuo cuscino radici bianche, 
fili che scendono fino al penultimo respiro 
dell’infanzia. Dormi la tua stanchezza levigata: sulla 
tua fronte resta immobile la soffice pietra della tua risata. 
Presto verrò a svegliarti, quando il grano 
del futuro che resta sulla tua pelle sarà germogliato.

 

Adalber Salas Hernández, Caracas 1987

da “La scienza degli addii”

traduzione di Alessio Brandolini

 

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Mia nonna

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Non ho mai saputo se anche lei dormisse 
o se, invece, aspettasse l’alba 
ascoltando la tosse liscia degli uccelli, circondata 
dai suoi mobili, cuscini con merletti, figure 
di porcellana, tutte così vecchie che ormai non 
somigliavano a se stesse. Una casa come 
uno spazio vuoto nella memoria. E in mezzo, 
lei, forse addormentata, o forse no, con un impasto 
di radici nel petto, sotto il seno cadente, 
le mani nodose che tastano nell’oscurità, 
in cerca del chiodo dal quale dondola 
quello che ogni notte sogniamo.

 

Adalber Salas Hernández, Caracas 1987

da “Salvacondotto”

traduzione di Alessio Brandolini


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