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Gli addii

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E solo posso contare le mie tristezze e ricordi

Come un mendicante conta le sue monete in inverno.

Jorge Teillier

Avrei potuto regalarti

quel cinema dove abbiamo visto

Notting Hill e American Beauty.

 

Avrei voluto regalarti gli hotel dove ci siamo nascosti.

Mi sarebbe piaciuto essere il padrone del caffè in cui ci congedammo

dove ascoltammo tutte quelle canzoni

che oggi sono una soundtrack delle nostre vite.

 

E non ci furono regali.

E misi il cielo sul tuo corpo e lo trasformasti in vento

misi il vento sui tuoi occhi e lo trasformasti in sogno

misi il sogno nel tuo silenzio e lo trasformasti in notte

e questa notte non ci sono cielo, vento e sogno

che modifichino il mio cuore

in una luce dove l’amore possa tornare.

 

Ed è per questo amore lontano e vero

che le parole hanno una musica nello spartito che nessuno canta

come chi bussa per ore a una casa abbandonata

come chi prende a calci lattine vuote nel cuore.

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da La fretta dell’istante 2015

Traduzione di Alessio Brandolini

 

 

 


Addii

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Il silenzio è la materia di cui sono fatti i tronchi degli alberi
i sassi
e spesso anche mia madre
il silenzio cementa le malte dei muri
si stringe sui chiodi piantati
il silenzio è il pettirosso ucciso dal gatto
che si decompone nella terra del giardino

anch’io vorrei essere sepolto in una scatola di scarpe
con una croce di due bastoncini legati
ed un bambino che piange mezz’ora per me
e poi tutto il dolore
passa per sempre.

Francesco Tomada, nato a Gorizia nel 1966.


Ciao Emilio, ora che le montagne per te non sono piu’ invalicabili, so che stai gridando felice ” thalatta, thalatta!”

LE MONTAGNE
di EMILIO PICCOLO (Acerra, 13/05/51 – Acerra 23/07/2012)

Ho visto le montagne
alte
e sconosciute

le ho viste nei sogni
e incontrate sempre quando sentivo
che la mia vita scorreva
docile a toccarle
come i seni di una donna

immobili
e invalicabili

ho pensato qualche volta
che al di la’ ci fossero
mondi arcani
che valesse la pena visitare

ci ho provato
a scalarle
per vedere se potessi anch’io gridare
thalatta, thalatta

poi sono ritornato qua
ora sento che i greci quando parlavano di tiche
volevano alludere all’ordine delle cose
che nessuno puo’ mutare
ripenso a Prufrock
ricordo che da bambino invidiavo gli dei
conservo da qualche parte
foto e documenti che testimoniano
che il tempo e’ fermo
e noi lo attraversiamo
come il fischio
del treno nella notte.

dal sito www.vicoacitillo.it
Direttore: Emilio Piccolo


….ho perso due fiumi e un continente…



In questa poesia, Elizabeth Bishop dice che “perdere” è un’arte che impariamo facilmente, quasi un obbligo  a un certo punto.  Qualcuno l’ha chiamata “la vile freddezza” a cui ci abituiamo con la maturità. E comunque sia, la sua consapevolezza fa orrore.

L’arte di perdere

L’arte di perdere non è difficile da imparare;
così tante cose sembrano pervase dall’intenzione
di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro.

Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta il turbamento
delle chiavi perdute, dell’ora sprecata.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.

Poi pratica lo smarrimento sempre più, perdi in fretta:
luoghi, e nomi, e destinazioni verso cui volevi viaggiare.
Nessuna di queste cose causerà disastri.

Ho perduto l’orologio di mia madre.
E guarda! L’ultima, o la penultima, delle mie tre amate case.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.

Ho perso due città, proprio graziose.
E, ancor di più, ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è stato un disastro.

Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato). Questa è la prova. È evidente,
l’arte di perdere non è difficile da imparare,
benché possa sembrare un vero (scrivilo!) disastro


Verso dove, non so ancora.

Tempo fa sulla home del mio blog, sulla sinistra, c’era l’immagine di una stazione ferroviaria e, lungo i binari, la figura di una donna con in mano una valigia. Una volta un’amica mi chiese “ma questa donna,  parte o  arriva dove voleva?”

Ed io “che importanza ha? tutte le strade sono uguali,  sei tu a decidere se un percorso sia un arrivo piuttosto che  un ritorno. Sei tu stessa il viaggio che non ha inizio né fine e  qualsiasi strada non porta da nessuna parte: in fondo  sei tu che parti da te stessa e  l’unico punto in cui arrivi  sei sempre  tu”

E poi ho pensato che mi riconosco parecchio in quella donna che, bagaglio in mano, ha l’aria di riprende la sua strada. Verso dove non so ancora.

Una mattina di dicembre di due anni fa la mia vita è stata scaraventata in un” vuoto di senso” al di là del quale sono rimasti il mondo delle cose, gli altri e quello che ero. Per due anni   ho cercato  in un “corpo”  violato ed indolente  i  pensieri, i ricordi  e i desideri  e tutti  i baci  di chi scandiva il ritmo dei miei giorni. Per due lunghi anni ho frugato nei suoi  occhi persi e  ho trovato solo il vuoto  di un universo senza tempo, senza luoghi, senza rumori, un buco nero  dove sono annegata io stessa con  il mio sentire.

Da un mese, quella che apparentemente era una morte è diventata lo strazio  del vedersi portare  via anche ciò che restava di quel corpo:  il viso, gli occhi, le mani, il respiro.
Non so dove andrò adesso, so solo che dovrò riprendere i passi su vecchie orme, ritornare nella terra del

” prima” e oltrepassare il confine con i miei giorni futuri. Ho letto  da qualche parte che esiste un “tempo atteso” ed è quello in cui siamo capaci di alleggerirci del tempo passato per poter più agevolmente guardare al cammino  che ci aspetta.

Ecco cosa dovrò fare. Ma ho bisogno di riprendere fiato e…. coraggio.


“E ti sentiremo ogni giorno su di noi lieve, come il raggio di luce alla finestra”

M’abituerò a non trovarti 
m’abituerò a voltarmi e non ci sarai 
m’abituerò a non pensarti  quasi mai.. 

Alla fine 
non è mai la fine 
ma qualche fine dura un pò di più 
Da qui in poi 
si può solo andare 
ognuno come può 
portando nel bagaglio quel che c’era 
e le macerie dopo la bufera 
ricordi belli come un dispiacere.. ora 

                                            Ligabue


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