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Era quella la giovinezza?

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Era quella la giovinezza? quello zaffiro

splendente sulla neve

un’ora precisa

 

a Central Park quell’odore

su marciapiede e davanzale

fresco e intatto

 

la pace e il dramma della tempesta

sopra la città

pubblica intimità

 

in attesa

nella piccola copisteria appannata

piste di fango sul parquet

 

poi tremante inebriata

nel crepuscolo

alla fermata del tram in mezzo agli altri

pubblica felicità.

 

Adrienne Rich

Baltimora, 16 maggio 1929 – Santa Cruz, 27 marzo 2012

da “La guida nel labirinto”

traduzione di M.L.Vezzali


Longtemps, je me suis couché de bonne heure….

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Ti domandi se mi sento sola:

ok allora, sì, mi sento sola

come un aereo vola solo e orizzontale

sulla sua onda radio, puntando

oltre le Montagne Rocciose

verso le piste recinte di blu

di un aeroporto sull’oceano.

Mi vuoi chiedere, mi sento sola?

Bene, certo, sola

come una donna che attraversa il paese guidando

giorno dopo giorno, lasciandosi dietro

miglio dopo miglio

piccole citta’ dove avrebbe potuto fermarsi

a vivere e morire, da sola.

Se mi sento sola

dev’essere la solitudine

di svegliarsi per prima, di respirare

il primo respiro freddo dell’alba sulla citta’

di essere l’unica che e’ sveglia

in una casa avvolta nel sonno.

Se mi sento sola

e’ come la barca chiusa nel ghiaccio della riva

nell’ultima luce rossa dell’anno

che sa che cos’e’, che sa che non e’

ghiaccio ne’ fango ne’ luce d’inverno

ma legno, con quel dono di poter bruciare.

 

Adrienne Rich
Baltimora, 16 maggio 1929 – Santa Cruz, 27 marzo 2012
da“Esplorando il relitto”
traduzione di Liana Borghi

 

E’ tutta la vita che rifletto su  cosa sia la solitudine.  Un bene, un male? Per indole o per la mia storia personale (sono stata figlia unica)  ho molta confidenza con questa condizione e durante gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza,  l’ho maledetta come si maledicono le cose che ti fanno soffrire. La solitudine la assimili allo star male, alla tristezza,  la eviti e, quasi sempre,   incolpi gli altri  o le situazioni di avertela inflitta. Negli anni ho continuato a lamentarmi della mia vita troppo “appartata”, del mio carattere poco incline alla socialità.  Ho sempre invidiato le persone “brillanti”  che riuscivano a creare interesse intorno a loro,  quelle che si sentivano sempre a loro agio in qualsiasi situazione,  mentre io, in molte occasioni,  mi sono sempre chiesta e mi chiedo ancora   “cosa ci faccio qui?”  Cerco di vedere e frequentare gente ma poi mi prende una specie di insofferenza che mi fa scappare.  La verità è che  non amo i luoghi, diciamo così, troppo “affollati”, specialmente se si conversa. Col tempo, in realtà,  ho scoperto  di avere una “vocazione” alla solitudine . In un certo senso, la solitudine è una forma di libertà, averne preso coscienza mi fa stare molto meglio. E’ così. Preferisco appartarmi, preferisco il silenzio.   Pasolini diceva “… bisogna essere molto forti per amare la solitudine,  bisogna avere buone gambe e una resistenza fuori del comune…”  Io non so se sono forte o se lo sono stata,  non so se la solitudine l’ho più amata o  più odiata, non so neanche se sia, ormai, diventata una consuetudine o uno stile di vita, ma mi sento anch’io ” come la barca chiusa nel ghiaccio della riva….che sa che cos’e’,  legno, con quel dono di poter bruciare.”   (Annamaria)


Womens in love

non

… Amore, il nostro soggetto:

ce lo siamo cresciuto come edera sul muro

cotto come pane nel forno

messo come piombo alla caviglia

guardato col binocolo come se

fosse un elicottero

che porta cibo alla nostra carestia

o il satellite di una potenza ostile….

Adrienne Rich
Baltimora, 16 maggio 1929 – Santa Cruz, 27 marzo 2012
nella poesia”Canzone” da“Esplorando il relitto”
traduzione di Liana Borghi


…..era la poesia. Avevo scoperto un nuovo modo di essere felice. Sylvia Plath

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Dedica

So che stai leggendo questa poesia
tardi, prima di lasciare il tuo ufficio
con l’unico lampione giallo e una finestra che rabbuia
nella spossatezza di un edificio dissolto nella quiete
quando l’ora di punta è da molto passata. So che stai leggendo
questa poesia in piedi, in una libreria lontana dall’oceano
in un giorno grigio agli inizi della primavera, deboli fiocchi sospinti
attraverso gli immensi spazi delle pianure intorno a te.
So che stai leggendo questa poesia
in una stanza in cui è accaduto troppo per poterlo sopportare,
spirali di lenzuola ristagnano sul letto
e la valigia aperta parla di fuga,
ma non puoi andartene ora. So che stai leggendo questa poesia
mentre il metrò rallenta la corsa, prima di lanciarti su per le scale
verso un amore diverso
che la vita non ti ha mai concesso.
So che stai leggendo questa poesia alla luce
della televisione, dove scorrono sussulti di immagini mute,
mentre aspetti le ultime notizie sull’intifada.
So che stai leggendo questa poesia in una sala d’aspetto
di occhi incontrati e che non si incontrano, di identità con estranei.
So che stai leggendo questa poesia con la tua vista indebolita:
le tue lenti spesse dilatano le lettere oltre ogni significato e tuttavia
continui a leggere
perché anche l’alfabeto è prezioso.
So che stai leggendo questa poesia in cucina,
mentre riscaldi il latte, con un bambino che ti piange sulla spalla e
un libro in mano,
perché la vita è breve e anche tu hai sete.
So che stai leggendo questa poesia che non è nella tua lingua:
di alcune parole non conosci il significato, mentre altre ti fanno
continuare a leggere
e io voglio sapere quali sono.
So che stai leggendo questa poesia in attesa di udire qualcosa, divisa tra amarezza e speranza,
per poi tornare ai compiti che non puoi rifiutare.
So che stai leggendo questa poesia perché non c’è altro da leggere,
lì dove sei approdata, nuda come sei.

 

 

Adrienne Rich
Baltimora, 16 maggio 1929 – Santa Cruz, 27 marzo 2012
da “Cartografie del silenzio”

 

A tutte le donne (e anche agli uomini) che leggono Poesia. Iraida (Annamaria)
15esima giornata mondiale della poesia


Stanotte nessuna poesia servirà

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Ti ho visto camminare scalza
dare un lungo sguardo
alla palpebra della nuova luna

più tardi distesa
addormentata, nuda con i tuoi capelli scuri
nel sonno ma non dimentica
degli insonni senza sonno
altrove

Stanotte credo
che nessuna poesia
servirà…….

Adrienne Rich
Baltimora, 16 maggio 1929 – Santa Cruz, 27 marzo 2012
da “Cartografie del silenzio”


Il vento si alzerà, noi possiamo solo chiudere le persiane

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Avvisaglie di tempesta

Il barometro è sceso tutto il giorno
e io, sapendo meglio dello strumento
quali venti ci calpestano, quale
turbolenza percorre grigia la regione,
abbandono il libro sulla poltrona,
vado da finestra a finestra chiusa
guardando i rami tesi contro il cielo.
E ripenso, come faccio spesso se l’aria
scende in un silenzioso nucleo di attesa,
alla meta precisa con cui il tempo
per le segrete vie correnti dell’indistinto
ha viaggiato in questo regno polare.
Il clima fuori e il clima dentro il cuore
giungono incuranti delle predizioni.
Tra il prevedere e il prevenire il mutamento
sta la supremazia degli elementi
che nessun barometro può alterare.
Avere tempo non è controllarlo,
né possono i cocci dello strumento
fermare il vento. Il vento si alzerà,
noi possiamo solo chiudere le persiane.
Tiro le tende mentre annera il cielo
e accendo candele protette dal vetro
contro il soffiare dalla serratura,
il continuo pianto attraverso il foro aperto
Questa è l’unica difesa contro il tempo;
queste le cose che abbiamo imparato a fare
noi che viviamo in zone tormentate.

Adrienne Rich
Baltimora, 16 maggio 1929 – Santa Cruz, 27 marzo 2012
da “Cartografie del silenzio”

“Il clima fuori e dentro il cuore” si può prevedere, non prevenire: come si fa a fermare il vento che arriva con tutta la sua forza? come sì fa a placare le turbolenze che agitano dentro di noi passioni ed emozioni? “Noi possiamo solo chiudere le persiane”


Questa sognatrice precisa non la fermeranno mai quelli che dormono il sonno di pietra del passato

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Luce a una finestra. Una donna è sveglia
in quest’ora immobile.
Noi che lavoriamo così abbiamo lavorato spesso
in solitudine. Ho dovuto immaginarla
intenta a ricucirsi la pelle come io ricucio la mia
anche se
con un punto
diverso.
Alba dopo alba, questa mia vicina
si consuma come una candela
trascina il copriletto per la casa buia
fino al suo letto buio
la sua testa
piena di rune, sillabe, ritornelli
questa sognatrice precisa
sonnambula in cucina
come una falena bianca,
un elefante, una colpa.
Qualcuno ha tentato di tenerla
tranquilla sotto una coperta afgana
intessuta di lane color erba e sangue
ma si è levata. La sua lampada
lambisce i vetri gelati
e si scioglie nell’alba.
Non la fermeranno mai
quelli che dormono il sonno di pietra del passato,
il sonno dei drogati.
In un attimo di cristallo, io lampeggio
un occhio attraverso il freddo
un aprirsi di luce fra noi
nel suo occhio che incide il buio
– questo è tutto. L’alba è la prova, l’agonia
ma dovevamo contemplarla:
dopo di che potremo forse dormire, sorella mia,
mentre le fiamme si alzano sempre più alte,
possiamo dormire.

Adrienne Rich
Baltimora, 16 maggio 1929 – Santa Cruz, 27 marzo 2012
da “Cartografie del silenzio”


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