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Senza titolo e abbastanza breve

 

 

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Ho lo sguardo fisso sugli angoli scuri della casa

tento di scoprire un incrocio di linee misteriose, e

con esse voglio costruire un tempio a forma di isola

o di mani disponibili per l’amore

 

in verità, sono riverso

sul tavolo in formica sporco di una taverna verde,

non so dove,

cerco i passeri radunati nello stordimento della notte

ubriaco intreccio le dita

possiedo gli insetti duri come unghie che dilacerano                 

i volti bianchi delle case abbandonate, in riva al mare

 

dicono che possedendo tutto questo

avrei potuto essere un uomo felice, che ha come difetto

interrogarsi circa la malinconia delle mani

questa memoria lama instancabile

 

una sigaretta

un’altra sigaretta certamente mi calmerà

cosa so io sulle tempeste del sangue?

E dell’acqua?

in fondo, amo solo il lato nascosto delle isole

sto immobile, la luce mi attraversa come un sisma

oggi, correrò alla velocità della mia solitudine

 

Alberto Raposo Pidwell Tavares  detto ( Al Berto)

Coimbra,  11 1 1948 – 13 6 1997

traduzione di Mariangela Semprevivo 

 

“..e mi suicido nel tentativo di trasformarmi in poesia e poter, finalmente, circolare liberamente” Al Berto.  

E davvero,  la poesia  diventa  il territorio in cui il poeta portoghese si rifugiò per essere se stesso ed esprimere liberamente, per esempio, la sua omosessualità o per denunciare i pregiudizi e la falsità delle convenzioni sociali del suo tempo.

 

 


Fotografie

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Non sono morto quasi mai,

eccetto in alcune fotografie:

il sorriso che in esse si immobilizzò ormai non esiste.

E le fotografie sono quasi certamente,

accidenti nella biografia del fotografo –

rivelano molto di più sul fotografo che

su ciò che ha fotografato.

 

Alberto Raposo Pidwell Tavares  detto ( Al Berto)

Coimbra,  11 1 1948 – 13 6 1997

traduzione di Mariangela Semprevivo

 

Ci pensavo oggi, guardando le meravigliose  fotografie  di  Gialloesse , un genio visionario che vorrebbe fotografare il suono.

La fissità degli scatti, effettivamente,  evoca la morte. Chissà che non  riesca davvero a fissare, al di là  dello spazio e del tempo, quella dimensione, quell’intervallo entro cui   abita il suono. Grande Gialloesse!!


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