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Appunti sparsi e persi

 

 

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Ho venti giorni

per fare una rivoluzione: ho

altri venti giorni dopo la rivoluzione

per conoscermi

mio piccolo diario sentenzioso

 

Tana per

le fresche menti

le parole,

un pugno

chiuso le garantisce

la mia più imbattibile ragione d’essere.

 

Il nemico le strappa le vesti

la felicità è un micro-organismo nell’interno

dell’infelicità

 

nel cimitero

non sa smettere di essere felice.

 

 

Amelia Rosselli, Parigi, 28 3 1930 – Roma, 11 2 1996

da “Appunti sparsi e persi” (1966-77)

 

L’11 febbraio 1996 moriva Amelia Rosselli.  Ricordo che solo poco tempo prima della sua scomparsa, era presente  ad una delle puntate del Maurizio Costanzo show. Invitata dal conduttore, recitò alcuni versi  dal libro IX dell’Odissea:   Ulisse racconta ad Alcinoo di Polifemo . Fu un momento toccante e spesso cerco in rete la registrazione di quella puntata ma senza risultato.

Surrealista, espressionista, metafisica, “irregolare”‘ e chi lo sa? Io, ogni volta che rileggo la poesia di Amelia Rossella, mi commuovo. Vi percepisco il dramma interiore di un essere umano che, in un labirinto di concetti ed emozioni, cerca disperatamente un contatto con il “reale”, un tentativo di com-prendere il mondo.
Un tentativo, in tutta la sua evidenza, impossibile.

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Per le cantate che si svolgevano nell’aria

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Per le cantate che si svolgevano nell’aria io rimavo
ancora pienamente. Per l’avvoltoio che era la tua sinistra
figura io ero decisa a combattere. Per i poveri ed i malati
di mente che avvolgevano le loro sinistre figure di tra
le strade malate io cantavo ancora tarantella la tua camicia
è la più bella canzone della strada. Per le strade odoranti
di benzina cercavamo nell’occhio del vicino la canzone
preferita. Per quel tuo cuore che io largamente preferisco
ad ogni altra burrasca io vado cantando amenamente delle
canzoni che non sono per il tuo orecchio casto da cantante
a divieto. Per il divieto che ci impedisce di continuare
forse io perderò te ancora ed ancora – sinché le maree del
bene e del male e di tutte le fandonie di cui è ricoperto
questo vasto mondo avranno terminato il loro fischiare.

 

Amelia Rosselli, Parigi, 28 3 1930 – Roma, 11 2 1996
da “Variazioni”, (1960-61)

 

Amelia Rosselli, ispirata da giovanissima alla poesia, seguì una lunga formazione musicale. Fu subito interessata all’avanguardia musicale e alla dodecafonia.
Appartiene alla raccolta “Variazioni”, questa poesia, in cui la lunghezza del primo verso decide, come in una partitura dodecafonica, la misura di tutti i versi
successivi.


….se l’inferno è una cosa certa

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Se l’anima perde il suo dono allora perde terreno, se l’inferno
è una cosa certa, allora l’Abissinia della mia anima rinasce.
Se l’alba decide di morire, allora il fiume delle nostre
lacrime si allarga, e la voce di Dio rimane contemplata.
Se l’anima è la ritrosia dei sensi, allora l’amore è una
scienza che cade al primo venuto. Se l’anima vende il suo
bagaglio allora l’inchiostro è un paradiso. Se l’anima
scende dal suo gradino, la terra muore.

Io contemplo gli uccelli che cantano ma la mia anima è
triste come il soldato in guerra.

 

Amelia Rosselli, Parigi, 28 3 1930 – Roma, 11 2 1996
da “Variazioni”, (1960-61)

Surrealista, espressionista, metafisica, “irregolare”‘ e chi lo sa?
Io, ogni volta che rileggo questa poesia, mi commuovo. Vi percepisco il dramma interiore di un essere umano che, in un labirinto di concetti ed emozioni, cerca disperatamente un contatto con il “reale”, un tentativo di com-prendere il mondo.
Un tentativo, in tutta la sua evidenza, impossibile.


Certi versi non si possono né spiegare né tradurre, ma sono bellissimi al di là di ogni loro significato. J. L. Borges

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L’alba si presentò sbracciata e impudica;
io la cinsi di alloro da poeta: ella si risvegliò
lattante, latitante.
L’amore era un gioco instabile;
un gioco di fonosillabe.

Amelia Rosselli
Parigi, 28 marzo 1930 – Roma, 11 febbraio 1996


I poeti hanno i piedi per terra.

“La poesia è una sorta di riassunto, più veritiero forse che la narrativa stessa. Rifiuta il fantasioso, il fuori dalla realtà. E’ il romanziere che si picca di interpretare la realtà come fosse la realtà stessa. Il poeta, invece, si attiene alla realtà”

Da “intervista ad Amelia Rosselli” di Sergio Falcone


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