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….e sopra sta la notte piena d’occhi


Gli amanti

E chi li vede che se ne vanno per la città
se tutti sono ciechi?
Loro si prendono per mano: qualcosa parla
fra le dita, dolci lingue lambiscono
l’umido palmo, corrono per le falangi,
e sopra sta la notte piena d’occhi.
Sono gli amanti, la loro isola fluttua alla deriva
verso morti di cespuglio, verso porti
che fra lenzuola si aprono.
Si disordina tutto attraverso gli amanti,
tutto trova la sua cifra giocata;
loro, però, neppure sanno che
mentre rotolano nell’amara arena
che è loro c’è una pausa nell’opera del nulla,
e che il tigre è un giardino che gioca.
Albeggia nei carri dell’immondizia,
cominciano a uscire i ciechi,
il ministero apre i suoi portoni.
Gli amanti arresi si guardano e si toccano
una volta di più prima di fiutare il giorno.
E già sono vestiti, già se ne vanno per la strada.
Ed è solo allora
quando sono morti, quando sono vestiti,
che la città li recupera ipocrita
e gli impone i doveri quotidiani.

Julio Cortàzar
Bruxelles, 26 agosto 1914 – Parigi, 12 febbraio 1984


Abbracciati da seimila anni

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Gli amanti
Siamo distesi l’uno accanto
all’altro da migliaia di anni.

Ci uniamo come getti di rami
perché unisca

un gelame vivo.

Aggrappati l’uno all’altro

come quegli amanti del
neolitico trovati intorno a Mantova,

che si abbracciano stretti

nella fossa attorniata da un
manto di pietra,

nella terra come in un letto
quando un raggio apre la stanza dalla finestra

Le nostre labbra in una
vescica d’aria.

In una fenditura che compare
nella lastra di ghiaccio del tempo.

Moriranno i nostri dei.

Si spezzeranno le catene di
cause avviate dai nostri pensieri, dalle nostre azioni.

Cesseranno di esistere tutte
le nostre opere.

Finiranno le parole e tornerà
il silenzio.

Il silenzio parlerà
ininterrottamente.

Siamo

un vuoto che ha bisogno di una
forma per apparire.

I nostri occhi, liberati dalla
morte, diventeranno un sole, brilleranno.

I nostri respiri, liberati
dalla morte, diventeranno vento.

 

Marzanna Bogumila Kielar, nata a Gołdapia in Polonia nel 1963

Alle porte di Mantova, nel 2007, nel sito archeologico di Valdaro, vengono ritrovati due scheletri risalenti al neolitico. Una singolare sepoltura frontale e intrecciata di un giovane maschio e una giovane donna.
A loro è ispirata la poesia di Marzanna Bogumila Kielar, poetessa contemporanea polacca.


Certe volte….

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XXXVIII
Si passa certe volte da un amore all’altro
per incantamenti e sortilegi
senza rete di protezione e salvagenti
senza sforzo e con mani e labbra
che all’improvviso apprendono a toccare
e a ingoiare il mondo
a farne crema pasticciera
da consumare nelle sere dense d’agosto
così che non pensi più
oh come m’andò male quel giorno
che era un giorno speciale

ma si passa sempre da un amore all’altro
da un’idea all’altra
da un dolore all’altro
come si passa per abitudine
da una parte all’altra della strada
senza qualità o meriti particolari
senza essere equilibrista o saltimbanco
così che è sufficiente chiudere gli occhi
e seguire i meridiani che si spostano
assecondare punti contrappunti e fughe
fino all’ora in cui le cose non hanno né sugo né corpo
né capo né coda né accidente né sostanza
ma sono cose ferme lì
come se avessero tutte i tuoi occhi.

Da Les arrangements
Pietro P. Daniele, Emilio Piccolo


Un ricordo….

 

Grazie a Luigi Maria Corsanico, che stasera ricordando Serge Reggiani, mi ha ricondothtto al giorno in cui lasciai la casa della mia infanzia e adolescenza, per cominciare una nuova vita con quello che sarebbe stato il compagno della mia vita, mio marito.
Quel giorno mio padre, tra le mie cose in valigia, mise questo quarantacinque giri. Fu la più bella, la più tenera dichiarazione d’amore che mi potesse fare.
Grazie papà, ovunque tu sia!

Annamaria Sessa


Madrigale

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Qual rugiada o qual pianto
quai lagrime eran quelle
che sparger vidi dal notturno manto
e dal candido volto delle stelle?
E perché seminò la bianca luna
di cristalline stille un puro nembo
all’erba fresca in grembo?
Perché nell’aria bruna
s’udian, quasi dolendo, intorno intorno
gir l’aure insino al giorno?
Fur segni forse della tua partita
Vita della mia vita?

Torquato Tasso


Raymond….Tess

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Dalla finestra la vedo chinarsi sulle rose
reggendole vicino al fiore per non
pungersi le dita. Con l’altra mano taglia, si ferma e
poi taglia ancora, più sola al mondo
di quanto mi sia mai reso conto. Non alzerà
lo sguardo, non subito. È sola
con le rose e con qualcosa che riesco solo a pensare, ma non
a dire. So bene come si chiamano quei cespugli
regalatici per le nostre recenti nozze: Ama, Onora e Abbi Cura…
è quest’ultima rosa che lei all’improvviso mi porge, dopo
essere entrata in casa tra uno sguardo e l’altro. Affondo
il naso in essa, ne aspiro la dolcezza, la lascio indugiare—profumo
di promessa, di tesoro. Le reggo il polso per avvicinarla ancora,
i suoi occhi verdi come muschio di fiume. E poi la chiamo, contro
quel che avverrà: moglie, finché posso, finché il mio fiato, un petalo
affannato dietro l’altro, riesce ancora a raggiungerla.

RAYMOND CARVER
Clatskanie, 25 maggio 1938 – Port Angeles, 2 agosto 1988


….né a inventar nuovi mondi per te io sarei riuscita mai…

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I miei baci non t’avrebbero curato
da alcun male, né le mie carezze
o i sorrisi t’avrebbero aiutato
a trovare verità e certezze.

E non t’avrebbe dato mai quiete
il mio canto, inutile e stonato;
né a inventar nuovi mondi per te
io sarei riuscita mai: è assodato.

Con me, non l’avresti cambiata
la tua vita. Ma forse sarebbe
cambiato il tuo modo di pensarla.

Forse.
Oppure no.

Per te magari ogni cosa sarebbe
rimasta uguale, ed ogni giorno
tale. Come se dopotutto io non

fossi stata altro che un contorno,
un bouquet di fiori finti; un vaso o
un quadro da mettere in soggiorno.

Io invece, credo, t’avrei amato
in ogni caso.

Anche se odi il cioccolato.

Ma per queste parole non è
più il tempo, sai:
“noi” non ammette condizionale,
mai.

Annamaria Bianco
Dalla raccolta “Non in terza persona”


Da lontano

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Qualche volta, piano piano, quando la notte

si raccoglie sulle nostre fronti e si riempie di silenzio,
e non c’è più posto per le parole,
e a poco a poco si raddensa una dolcezza intorno
come una perla intorno al singolo grano di sabbia,
una lettera alla volta pronunciamo
un nome amato
per comporre la sua figura;
allora la notte diventa cielo
nella nostra bocca, e il nome amato
un pane caldo, spezzato.

da “Mandate a dire all’imperatore” Premio Viareggio-Repaci 2010
Pierluigi Cappello
Gemona del Friuli (UD) 1967


Oggi l’immortalità è un tuo diritto.

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Al figlio che compie diciotto anni

Ora che hai diciotto anni prendi con te il bambino
che vide la luce un giorno di luglio
che il sole batteva forte e la madre
poggiò il tuo corpo sul suo perché ascoltassi
ancora il battito del cuore
che per nove mesi era stata la tua musica.
A quel bambino hanno sorriso i genitori
e se gli antichi hanno mai capito qualcosa della vita
sii sicuro che con lui gli uomini ameranno spartire
il cibo e le donne il letto.
Ciò ti renderà meno duro vivere, quando anche tu
sarai attraversato dal dolore e meno ostile ti apparirà
questo mondo che non è né il migliore
né il peggiore di tutti i mondi possibili..
Ora che hai diciotto anni, ora che è il giorno
che l’immortalità è un tuo diritto,
ora che nessuno sa come per te sarà ciò che sarà,
prendi con te il bambino che vide la luce un giorno di luglio
che il sole batteva forte
e insegnagli a interrogare le nuvole
che attraversano il cielo e poi si dissolvono.
Ricorda che io ho lasciato passare un fiume in piena tra le mie dita
e ne ho bevute poche gocce, ma quell’acqua
era la mia acqua. Ricorda che se tutto quello che amiamo
prima o poi si perde come l’intonaco sui muri delle case,
di ciò che odiamo non resta che il dolore di avere odiato.
Ora che hai diciotto anni prendi con te il bambino
che vide la luce un giorno di luglio
che il sole batteva forte e non ti farà mai dimenticare
i volti che amandoti ti hanno insegnato ad amare.

Emilio Piccolo
Acerra, 13/05/51 – Acerra, 23/07/2012.


Poesia d’amore

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A Forlì, sul muro della “Casa Venezia” della Corte Malatesta di Longiano, scolpita su una mattonella, c’è questa poesia. Tonino Guerra l’ha indicata come “la più bella poesia d’amore del 900”.

Anna, ho comprato un pezzo di terra,
ho un cavallo, una frusta e sollevo la polvere
e chiamo il vicino e gli tocco la spalla.
Oppure un altro, un sogno più piccolo,
io e te insieme abitiamo una stanza
e abbiamo vetri contro il vento e la pioggia
e un cuscino un pò grande che basta per due,
guardami in faccia ho gli occhi castani.

Da: Se hai una montagna di neve tienila all’ombra”
Tito Balestra.Longiano 25-7-1923.Longiano 19-10-1976


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