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Dio delle libellule, delle falene, dei picchi e delle civette….

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Dio delle libellule, delle falene,
dei picchi e delle civette,
Dio dei lombrichi, degli scorpioni,
e degli scarafaggi da cucina,
Dio che hai insegnato a ciascuno qualcosa
e sai in anticipo che cosa accadrà a ciascuno,
darei qualsiasi cosa pur di capire che cos’hai provato
quando hai stabilito le proporzioni
dei veleni, dei colori, dei profumi,
quando hai posto in un becco il canto
e in un altro il gracchio,
e in un’anima il crimine e in un’altra l’estasi,
darei qualsiasi cosa soprattutto pur di sapere
se hai avuto rimorsi
nel trasformare alcuni in vittime e altri in carnefici,
ugualmente colpevole nei confronti di tutti
perché hai messo tutti
di fronte al fatto compiuto.
Dio della colpevolezza di aver stabilito da solo
il rapporto tra il bene e il male,
la bilancia a fatica mantenuta in equilibrio
dal corpo insanguinato
del figlio che non ti assomiglia.

 

Ana Blandiana, Timișoara, 25 marzo 1942
da “La mia patria A4” Nuove poesie
Traduzione di Mauro Barindi.

 

E’ diretto e commovente questo dialogo dell’essere umano con la divinità.
Una preghiera che si trasforma in una riflessione drammatica sulle contraddizioni e la fragilità del mondo, sul significato o assenza di significato dell’universo intero.
Da una parte un creatore ritenuto “colpevole” di aver deciso, da solo ed inspiegabilmente, come distribuire nel mondo il bene ed il male, dall’altra l’inquietudine e i dubbi di un’umanità che si pone domande  e che non sa placare l’innata nostalgia del divino.

Annamaria S.


Pendìo

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Che bello sapere di non essere più giovane,

mi succede di dirmi

nei pochi momenti in cui

mi ricordo

di non essere più giovane.

Si tratta di quei momenti in cui

scivolo come su una buccia di banana

sul marciapiede ricoperto dalla melma del futuro

e presa dalla disperazione vorrei fermarmi,

perché tutto è incomprensibile se non accetto l’ idea che la strada

è sempre più pericolosamente in pendìo.

 

Ana Blandiana, Timișoara, 25 marzo 1942
da “La mia patria A4” Nuove poesie
Traduzione di Mauro Barindi.


Ogni 7 anni

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Se ogni sette anni
in nulla sono più io stessa
perché dovrei sorprendermi ancora di sentirmi un’estranea?
E’ naturale l’alienazione
quando tutto quello che è nuovo
mi scorda e mi cancella
come il mare cancella le orme sulla sabbia.

 

Ana Blandiana, Timișoara, 25 marzo 1942
da “La mia patria A4” Nuove poesie
Traduzione di Mauro Barindi.


Il fatto di non vederti…..

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9.

Il fatto di non vederti,
di non incontrarti,
di dirigermi,
fermandomi all’ultimo istante,
verso il telefono da cui parlavamo,
non significa che non ci sei.
Forse indugi
come la nota più
bassa di un organo,
così profonda che
nessuno può udire.

 

Ana Blandiana, Timișoara, 25 marzo 1942
dalla poesia “Requiem” in “La mia patria A4” Nuove poesie
Traduzione di Mauro Barindi.


La mia patria A4

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La patria dell’inquietudine è qui
disposta a ripensarci
da un momento all’altro
e tuttavia non desiste dall’attendere
qualcosa d’indefinito.
La patria è qui,
fra queste pareti
a pochi metri l’uno dall’altro,
e neppure in tutto lo spazio in mezzo,
ma solo sul tavolo cosparso di fogli e di matite
pronte a scattare in piedi e mettersi a scrivere,
scheletri di vecchi calami rianimatisi all’improvviso
inutilizzati da tempo, dall’inchiostro rinsecchito,
Che scivolano frenetici sulla carta
senza lasciare traccia…
La patria dell’inquietudine è qui:
riuscirò mai un giorno
a decifrare le tracce che non si vedono,
ma che io so che esistono e che aspettano
che le passi in bella copia
nella mia patria A4?

Ana Blandiana, Timișoara, 25 marzo 1942
da “La mia patria A4” Nuove poesie
Traduzione di Mauro Barindi.

 

Delle sessanta e più poesie che compongono la raccolta “La mia patria A4”, ne ho lette la metà. A un certo punto ho sentito l’urgenza di andare a leggere il componimento che chiude il libro, avendogli già dato uno sguardo veloce all’inizio. Questo non perché mi stessi annoiando, anzi, ma perché quest’ultima poesia mi ha confermato l’impressione che, man mano che sfogliavo il libro, mi andavo facendo.
La Blandiana, poesia dopo poesia, disorientata da un mondo sfuggito agli dei, ricrea una patria personale, un territorio dove i confini sono quelli di un foglio, un foglio A4, tanti fogli A4, un paese fatto di spazi indefiniti, angeli caduti, città abbandonate, paesi visionari, clessidre incantate, tracce invisibili da decifrare come fossero parole da riportare in bella copia.
Una patria dell’inquietudine perché “…è difficile accarezzare le ali di un angelo(è difficile dire l’indicibile)…loro non sanno parlare..non sono adatte le parole per esprimerli…” dice così in un’altra poesia.
Una patria in A4 (la scrittura), perché è l’unica patria di cui può essere parte un Poeta.


Preghiera

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Dio delle libellule, delle falene,
dei picchi e delle civette,
Dio dei lombrichi, degli scorpioni,
e degli scarafaggi da cucina,
Dio che hai insegnato a ciascuno qualcosa
e sai in anticipo che cosa accadrà a ciascuno,
darei qualsiasi cosa pur di capire che cos’hai provato
quando hai stabilito le proporzioni
dei veleni, dei colori, dei profumi,
quando hai posto in un becco il canto
e in un altro il gracchio,
e in un’anima il crimine e in un’altra l’estasi,
darei qualsiasi cosa soprattutto pur di sapere
se hai avuto rimorsi
nel trasformare alcuni in vittime e altri in carnefici,
ugualmente colpevole nei confronti di tutti
perché hai messo tutti
di fronte al fatto compiuto.
Dio della colpevolezza di aver stabilito da solo
il rapporto tra il bene e il male,
la bilancia a fatica mantenuta in equilibrio
dal corpo insanguinato
del figlio che non ti assomiglia.

 

Ana Blandiana, Timișoara, 25 marzo 1942
da “La mia patria A4” Nuove poesie
Traduzione di Mauro Barindi.

 

E’ diretto e commovente questo dialogo dell’essere umano con la divinità.
Una preghiera che si trasforma in una riflessione drammatica sulle contraddizioni e la fragilità del mondo, sul significato o assenza di significato dell’universo intero.
Da una parte un creatore ritenuto “colpevole” di aver deciso, da solo ed inspiegabilmente, come distribuire nel mondo il bene ed il male, dall’altra l’inquietudine e i dubbi di un’umanità che si pone domande sul mistero della creazione e che non sa, d’altra parte, placare l’innata nostalgia del divino.


Cerco i margini della pioggia……

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Cerco il principio del male
come da bambina cercavo i margini della pioggia.
Con tutte le forze correvo per trovare
il luogo dove
sedermi a terra a contemplare
da una parte pioggia, da una parte niente pioggia.
Ma sempre la pioggia smetteva prima
che ne scoprissi i confini
e ricominciava prima
di capire fin dove è sereno.
Invano sono cresciuta.
Con tutte le forze
corro ancora per trovare il luogo
dove sedermi a terra e contemplare
la linea che separa il male dal bene.
Ma sempre il male smette prima
che ne scopra il confine
e ricomincia prima
di capire fin dove è bene.
Io cerco il principio del male
su questa terra
volta per volta
grigia e assolata.

Ana Blandiana
Timișoara, 25 marzo 1942


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