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….qualcosa d’illacrimato, qualcosa d’innominabile

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Cosa c’è per noi d’imperturbabile nelle stelle?
Quale impulso, quale bassa marea
ci attrae lassù come vertigine, quale
inversione di quota ci spinge verso i loro abissi chiari?
Stanotte, per esempio, qualcosa
ruota dietro i miei occhi,
qualcosa d’illacrimato, qualcosa d’innominabile,
filando veloce la tela.
Chi dirà che il cuore dirottato non è tornato alla sua gabbia?
Chi dirà che il respiro d’un angelo non m’ha
sfiorato l’orecchio?

 

Charles Wright, Pickwick Dam,Tennessee 1935.

da “Orsa nordamericana” 2000, in “Breve storia dell’ombra”

a cura di Antonella Francini


L’angelo necessario

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Io sono l’Angelo della realtà,
intravisto un istante sulla soglia.
Non ho ala di cenere, né di oro stinto,
né tepore d’aureola mi riscalda.
Non mi seguono stelle in corteo,
in me racchiudo l’essere e il conoscere.
Sono uno come voi, e ciò che sono e so
per me come per voi è la stessa cosa.
Eppure, io sono l’Angelo necessario della terra,
poiché chi vede me vede di nuovo
la terra, libera dai ceppi della mente, dura,
caparbia, e chi ascolta me ne ascolta il canto
monotono levarsi in liquide lentezze e affiorare
in sillabe d’acqua; come un significato
che si cerchi per ripetizioni, approssimando.
O forse io sono soltanto una figura a metà,
intravista un istante, un’invenzione della mente,
un’apparizione tanto lieve all’apparenza
che basta ch’io volga le spalle,
ed eccomi presto, troppo presto, scomparso?

 

Wallace Stevens
Reading, 2 ottobre 1879 – Hartford, 2 agosto 1955

“La principale relazione tra la poesia e la pittura al giorno d’oggi, è semplicemente questa: in un’epoca nella quale l’incredulità è così profondamente prevalente o, se non l’incredulità, l’indifferenza per le questioni di fede, la poesia, la pittura e le arti in genere sono, a modo loro, una compensazione per quello che è stato perduto…non una fase dell’umanesimo ma una vitale affermazione del sé…” (W. Stevens)

Nel 1951 Wallace Stevens tenne una conferenza al Museum of Modern Art di New York sulle relazioni tra poesia e pittura. Il saggio fu pubblicato in un libro intitolato “L’angelo necessario”. Il titolo era tratto da una sua poesia, ispirata da un dipinto che aveva ordinato senza averlo visto. Il quadro dovette colpirlo molto: era la dimostrazione che la sola forza immaginativa dell’artista poteva creare la realtà.


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