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Aspettami. Un istante

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Aspettami. Un istante.

 Appena il tempo di correre all’emporio

 prima che chiuda

 all’angolo di fronte.

 Fuma leggi bevi

 nel frattempo.

 Una corda fiammiferi coltello

 molti cibi in conserva

 pistola con cartucce relative

 coperte per i climi inospitali

 cloro compresse

 da sciogliere nell’acque perigliose

 pillole per il cuore

 una pila una bussola una mappa

 bianca da colmare.

 E talismani. Auguri per il cuore

 per la noce del collo

 l’anima la vita.

 Sull’alto sgabello appollaiata

 chiuse il giornale

 strinse un po’ i ginocchi

 che aveva divaricati

 sorrise con la bocca

 non con gli occhi.

 Ti ho aspettato disse

 Andiamo.

 

Bartolo Cattafi

da “L’osso e l’anima”


Un giorno o l’altro ti lascio…

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Un giorno o l’altro ti lascio, un giorno

dopo l’altro ti lascio, anima mia.

Per gelosia di vecchio, per paura

di perderti – o perché

avrò smesso di vivere, soltanto.

Però sto fermo, intanto,

come sta fermo un ramo

su cui sta fermo un passero, m’incanto…

 

Giovanni Raboni

Milano, 22 gennaio 1932 – Fontanellato, 16 settembre 2004


La nitidezza delle cose

2015-06-23 18.47.10

 

Nel silenzio di casa, quando il legno si spezza,
aspetto i movimenti degli ingranaggi del tempo,
la manifestazione evidente della macchina del mondo,
le pale del mulino che macinano la farina dei giorni,
i denti che recidono la pelle della feroce esistenza,
lo scorrere dei minuti dell’orologio naufrago dei domani.
Il ronzio della mosca contro la sua immagine nel vetro.
Nel silenzio di casa, quando tremano i mobili
e oscillano gli elettrodomestici nel riflesso del vetro,
stridendo in un coro liturgico tra le monete
nitide sotto il sole e le pale che tritano emozioni,
e la puleggia che bisbiglia parole contro l’indifferenza,
il destino delle posate e piatti prigionieri, lentamente
si disfano in argilla e ruggine mortale.
Le cose muoiono senza panico mentre guardiamo
distratti il vento che solleva le tende della stanza.
Soltanto le cose sono nitide e hanno un’anima, e credono
nella vita eterna.

 

 

José Eduardo Degrazia, Porto Alegre (Brasile) 1951
da Pioggia Antica: Antologia Poetica
traduzione di Iris Faion

 


Lezione d’amore (II)

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Se ti guardi allo specchio
e non sembri quella che hai visto ieri (meglio che mai),
se ti guarda indifferente, come se non vedesse nessuno,
colui che viveva per te
vedendosi allo specchio, infuocato dall’amore,
non ti lamentare del tempo, non soffrire per il tuo corpo.
È questo il momento in cui tu sei.
Saggezza / bellezza si riuniscono nel tuo nome.
Sono al punto giusto le doti migliori del tuo orto.
Ciò che ieri davi fresco, privo di qualità,
assillata dagli sciocchi,
è tramontato senza lasciare il segno, senza rendertene conto.
Abbandonati alla vita, a petto scoperto,
oggi che sai come brandire – come poche – l’anima.
Scopri ciò che possiedi sotto gli anni,
ciò che si trova a metà strada in mezzo alla tua vita.
Se ti guardi nello specchio
ti vedrai meglio che mai.

Rigoberto Paredes, Honduras 26 4 1948 – Tegucigalpa 9 3 2015
da Fuego lento. Antología personal
traduzione di Martha Canfield

Una lezione d’amore, questa, e un invito ad amarsi per come si è, nonostante i segni lasciati sui corpi dal tempo che passa.
Se ci guardiamo allo specchio, davvero, non ci siamo mai visti meglio di ora ché, insieme alle rughe e ai capelli sempre più bianchi, l’anima riflessa per la prima volta, mette in luce ciò che siamo diventati. Tutto sommato siamo meglio di quello che crediamo, ora che “Sono al punto giusto le doti migliori del [nostro] orto”


Te la piangi

gareth-munden

Ammettiamo che tu
abbia due gambe
che ne voglia una sola
vai dal medico e gli dici
taglia quella che cresce
la sega salta in aria
il taglio non riesce.
Tanti saluti alla tua stampella.
Così infine è per l’anima
non puoi mica mandarla sulla forca
arrotolarla nella cesta della roba sporca.
Ti arrangi ficcato tra le spine
te la tieni addosso
te la piangi.

Bartolo Cattafi
Barcellona Pozzo di Gotto, 6 7 1922 – Milano 13 3 1979
da “L’aria secca del fuoco”

“Quando si tireranno le somme del libro della poesia del Novecento, a Cattafi spetterà un posto privilegiato e, ciò che più conta, ottenuto esclusivamente con le sue forze. Si vedrà che a volte vale assai di più una parola tesa all’assoluto che una fondata sul calcolo e su un’avvilente speculazione delle opportunità. Un caso unico, lo ripetiamo, e sarebbe giusto che tutti ormai lo riconoscessero” Carlo Bo
Citazione tratta da minima & moralia


L’anima

gareth-munden
L’anima dilata
deforma questi oggetti della terra,
carica le cose d’assoluto,
altera colori, sconvolge
volumi, valori, affida
nobili poteri a corpi vili.
Muove fuochi e pensieri all’infinito
mentre il cerchio è già scritto nel suo giro
e l’immobile centro allunga raggi
i monotoni raggi fino al limite.
L’anima non trasmodi
non faccia movimenti esagerati,
se li fa taccia
– non si lagni quando
casca nel concavo, in un fosso
o sbatte sulla piatta superficie.
Quello che lei vuol fare
è un altro discorso.
E questa non è la sede adatta.

Bartolo Cattafi
Barcellona Pozzo di Gotto, 6 7 1922 – Milano 13 3 1979
Da “L’osso, l’anima”

“Quando si tireranno le somme del libro della poesia del Novecento, a Cattafi spetterà un posto privilegiato e, ciò che più conta, ottenuto esclusivamente con le sue forze. Si vedrà che a volte vale assai di più una parola tesa all’assoluto che una fondata sul calcolo e su un’avvilente speculazione delle opportunità. Un caso unico, lo ripetiamo, e sarebbe giusto che tutti ormai lo riconoscessero” Carlo Bo
Citazione tratta da minima&moralia


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“Non te la incarto” – disse la commessa –

“ Le cornici vuote non si regalano. Dicono che rubino l’anima delle persone! “
Andrea aveva in cuor suo sorriso,  mentre pagava. Non credeva alle superstizioni, certi argomenti lo infastidivano per la loro inutilità.  Andò a dormire e la mattina dopo si svegliò presto, come al solito. L’anima era  lì, al suo posto”

….al suo posto. Ma dove? La sua,  Andrea  l’aveva percepita lì, nel momento stesso in cui aveva  afferrato la cornice e i suoi pensieri ed era andato. La mia  è dentro di me, adesso.  La mia anima sono io, la memoria e la coscienza di  una vita vissuta fino ad ora. Ma dov’è l’anima di un uomo che   vive solo col suo corpo? congegno perfetto che  funziona a ritmi regolari:  il cuore batte, i reni filtrano, la bocca sbadiglia. Ma non rompe più i miei silenzi con le sue risate, non cerca più  i miei occhi e le mie parole, non  dice il mio nome al mattino appena sveglio. In quale angolo di questa nostra galassia sono finite  le sue emozioni,  i suoi desideri e l’amore  per i figli e tutti i baci che mi ha dato?
Penso che solo un malinteso, di tipo etimologico,  possa far credere che l’anima, come un “soffio”,  fugga via  da chi non vive più col suo corpo. E chissà che non abbia ragione la commessa del negozio di cornici. L’anima ti può essere  rubata e tu sei condannato a vivere senza di essa. Come una maledizione.  Una terribile maledizione!
Iraida

 


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