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Vidi l’alba un giorno e volli imparare la lingua del sole che sorge……

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Vidi l’alba un giorno
e volli imparare la lingua del sole che sorge.
Così cominciai a scrivere da est a ovest,
sognando i beduini e le rose del deserto,
ascoltando le musiche portate dal mare,
e imparai che la gola è profonda fino al ventre
e che ci sono lettere capaci di viaggiare
dall’una all’altro, senza mai perdersi,
andata e ritorno.
Andata e ritorno
dalla mente al cuore di una poesia antica,
di canti d’amore e di vanto, 
di rancore e di pianto.
Litanie infinite dai ritmi solo in apparenza 
mai uditi.

Annamaria Bianco

 

La ragazza nella foto ha scritto questa meraviglia e altre cose ancora. 

Un pomeriggio di molti anni fa, si presentò  a una delle nostre  interminabili riunioni di redazione del giornalino del liceo. Mi disse “Prof, vorrei raccontare la mia generazione, le cose che amiamo, quelle che ci fanno paura,  i nostri sogni,  il mondo….”

“…noi che non siamo il futuro come vogliono farci credere ma il presente…noi che non abbiamo certezze, che non sappiamo se riusciremo a costruirci un futuro qui o in un altro paese, che non sappiamo se andare o restare… noi abbiamo dentro tante  idee, emozioni e  anche tanto disordine… ma   questo è il momento di “partorire la nostra stella danzante”,   di ritrovarci faccia a faccia con la tempesta. E noi saremo pronti”

Così scrisse in un suo editoriale, il cui titolo era una citazione da Nietzsche “Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi”  

Oggi è una specialista di  lingue arabe, viaggia per il mondo, scrive su alcuni giornali anche esteri e non finisce  mai di stupirmi la mia “stellina danzante”

 

 

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un altro anno senza le tue profezie

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(In ricordo di Emilio Piccolo 13 5 1950/ 23 7 2012)

Il tuo ricordo invecchia
e invecchio anch’io.
Da jeune fille a femme,
sento il peso di anni non miei
misto alla nostalgia dei consigli che non mi hai dato.
Parlo più lingue di allora,
ho vissuto in più paesi
-compreso il tuo preferito-
ma non credo di essermi riuscita a spiegare
più cose di te.
Ad esempio:
come stereotipi e pettegolezzi ti imbriglino
anche se hai la casa in uno zaino;
quanto anche il più insospettabile di noi
sia irresistibilmente attratto da tuttiugualisempreuguali
O perché quando si cerca un hammam,
si incappa solo in bagni turchi.
Non so se lasciarsi le albe alle spalle per rincorrere i tramonti
aiuti a mettere in pratica una qualche forma di legittima difesa emotiva,
ma so che ho un proposito per quest’anno privo delle tue profezie:
Imparare a leggere le ombre,
anche con negli occhi il sole più accecante.

Annamaria Bianco


….né a inventar nuovi mondi per te io sarei riuscita mai…

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I miei baci non t’avrebbero curato
da alcun male, né le mie carezze
o i sorrisi t’avrebbero aiutato
a trovare verità e certezze.

E non t’avrebbe dato mai quiete
il mio canto, inutile e stonato;
né a inventar nuovi mondi per te
io sarei riuscita mai: è assodato.

Con me, non l’avresti cambiata
la tua vita. Ma forse sarebbe
cambiato il tuo modo di pensarla.

Forse.
Oppure no.

Per te magari ogni cosa sarebbe
rimasta uguale, ed ogni giorno
tale. Come se dopotutto io non

fossi stata altro che un contorno,
un bouquet di fiori finti; un vaso o
un quadro da mettere in soggiorno.

Io invece, credo, t’avrei amato
in ogni caso.

Anche se odi il cioccolato.

Ma per queste parole non è
più il tempo, sai:
“noi” non ammette condizionale,
mai.

Annamaria Bianco
Dalla raccolta “Non in terza persona”


Accecami il mondo.

Accecami il mondo   di Annamaria Bianco

Vieni qui, avanti:

scioglimi i capelli,
intrecciami le ciglia;
accecami il mondo.
 
Fammi ricordare che ho una pelle,
riscoprire di cosa sono capaci le mani:
fammi reinventare le dita.
 
Guidami lungo i tuoi nei
e io li unirò nel buio
in cerca di costellazioni
alle quali dare un nome.
 
Fammi dimenticare a cosa mai
possa servire la vista,
o quale differenza passi mai
tra i respiri ed i sospiri.
 
Addormentami.
E risvegliami.

dal sito http://www.vicoacitillo.it/


…e non dare ascolto ai poeti…

Come i poeti     di Annamaria Bianco

E adesso apri gli occhi.
Non spalancarli. Piano:
socchiuderli basterà.
 
Ti basterà, vedrai, per
scoprire che nel mondo
c’è troppa meraviglia
per non vivere una vita.
 
Vedi? E’ già primavera.
E tu stringi in mano
frammenti di esistenza.
 
Hai l’universo, dentro.
Credi a me, è abbastanza.
Abbastanza perché tu
possa sorridere anche
così ed ora.
 
E non dare ascolto ai poeti,
quando dicono

che solo nei sogni
gli
uomini sono liberi:
mentono.
 
Lo fanno sempre,
da sempre
.

dal sito http://www.vicoacitillo.it/


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