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sebbene io mi sia chiuso come le dita di una mano, tu mi apri sempre facilmente petalo per petalo….nessuno, nemmeno la pioggia, ha mani tanto piccole

2016-06-13 11.12.15

 

là dove non sono mai stato, piacevolmente oltre
ogni esperienza, i tuoi occhi hanno il loro silenzio:
nel tuo gesto più delicato ci sono cose che m’imprigionano,
o che non posso toccare perché mi sono troppo vicine

il tuo sguardo più insignificante facilmente mi schiude
sebbene io mi sia chiuso come le dita di una mano,
tu mi apri sempre facilmente petalo per petalo come la primavera apre
(sfiorando abilmente, misteriosamente) la sua prima rosa

o se il tuo desiderio sia chiudermi, io e
la mia vita ci chiuderemo di scatto meravigliosamente, improvvisamente,
come quando il cuore di questo fiore s’immagina
la neve scendere con cautela ovunque;
niente di tutto ciò che sperimenteremo in questo mondo è pari
alla forza della tua intensa delicatezza: la cui trama
mi costringe nel colore delle sue terre,
rendendo omaggio alla morte e al per sempre ad ogni fiato

(non so cosa sia di te che chiude
e apre; solo qualcosa mi dice
che la voce dei tuoi occhi è più profonda di tutte le rose)
nessuno, nemmeno la pioggia, ha mani tanto piccole

 

 

Edward Estlin Cummings  

Cambridge, 14 ottbre 1894 – North Conway, 3 settembre 1962

da “Poesie complete”

traduzione di L. D’Incà

 

Alcuni dicono che Cummings abbia scritto questa poesia dopo la nascita della sua bambina e ciò spiega il riferimento  alla fragilità nei termini  ” delicato” e “delicatezza” “nel tuo gesto più delicato ci sono cose che m’imprigionano” o nell’espressione finale “nessuno, nemmeno la pioggia, ha mani tanto piccole”.  C’è, tuttavia,  una forza misteriosa e magica in quella fragilità  “sebbene io mi sia chiuso come le dita di una mano, tu mi apri sempre facilmente petalo per petalo come la primavera apre… la sua prima rosa”  C’è qualcosa, insomma,  di profondo e misterioso nell’amore che rende facile anche ciò che di più spinoso c’è nella vita.

E ho pensato allo sguardo di mia nipote Asia  (nella foto) che  diventa a volte così tenero e…indulgente,  anche quando sono persa e prigioniera dei miei silenzi. Schiude e spariglia i miei pensieri “petalo per petalo e mi apre come la primavera apre… la sua prima rosa”

Annamaria S.

 

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Chissà………

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Chissà quanti anni avrai

quando scivolerò da un’onda bianca.

Scegli l’eterna estate, i l sole, il sonno,

l’umida luna che si sveglia a cena,

il dolce vento della siepe e il muro

d’un glicine perenne, il gelsomino

che odora anche se dormi,

chiuso nel mio saluto che ti sfiora.

Francesco Scarabicchi

da “L’ora felice”

———-

La mia nipotina.

Come le bambine della sua età,  

va a scuola e poi gioca,

va in bici, canta, balla.

Mi parla

e racconta della maestra,

delle sue amiche, del suo amoroso,

del colore giallo che non le piace……

ed io, ogni volta,

mi addentro nel suo mondo  e nella sua vita,

con la stessa esitazione

di chi apre una porta

e aspetta che gli dicano “entra!”

E mi avvicino alla sua tenerezza

con, negli occhi , lo stesso stupore

di chi, per la prima volta, ha visto il mare.

Annamaria


Sei qui per conoscere tutto, sei qui per amare tutto

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Una mano come questa tua

Scriverà la nona, la settima, il paradiso,

il notturno. Una mano,

come la tua mano scriverà la formula

vertiginosa della luce, e guarirà

solo sfiorando

una fronte sudata

e scolpirà nella pietra la pietà umana

e cucirà fili d’oro e di seta.

 

E poi la vedremo agitarsi in certi addii

d’un dolore

che noi non conosciamo.

 

Questa tua mano scoprirà

la trama nascosta della creazione

e cadendo in un abbandono,

cadendo nel moto

che muove il sole e le altre stelle

cadendo in quello farà meraviglie.

 

Una mano come questa tua mano.

 

 

Mariangela Gualtieri

da “Caino”


….come una costellazione

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………sorrido.

Ti provi il cerchietto nuovo che ti ho portato,

scintilla e questo ti fa impazzire

come tutte le cose che sbriluccicano,

i piccoli strass sulla  maglietta

l’iridiscenza luminosa dei tuoi pennarelli glitterati  

le mille e mille luci di Berlino che nel nostro ultimo viaggio

 abbiamo guardato di sera dall’aereo.  

Ancora non sai di quanta opacità

è ricoperto il mondo

ancora non puoi sapere che gli uomini

sanno accendere bagliori capaci di spegnere

la luce negli occhi di altri uomini come loro  

o spegnerlo del tutto questo mondo

e lasciarlo al buio

come quando all’improvviso va via la  luce ed hai paura.

Ma tu piccolina,   splendi

ti guardi col tuo cerchietto scintillante

indaghi la tua immagine allo specchio

muovi  gli  occhi

due guizzi smaniosi come la fretta di crescere che hai

e ti sorprendi di tutto lo splendore intorno a te.  

Ti sia sempre chiaro  il cammino  

che il cielo ha per te deciso  

piccolina mia

 e la strada  che percorrerai

 come una costellazione  

sia sempre illuminata dalle stelle più splendenti!  

 

Annamaria Sessa


Asia “nonna che cos’è la poesia?” Nonna “è il foglio bianco davanti a te mentre stai pensando a cosa disegnerai”

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I libri di poesie devono avere margini spaziosi e molte pagine in bianco e sufficienti spazi vuoti nelle pagine stampate, perché i bambini possano riempirli di disegni – gatti, uomini, aeroplani, case, comignoli, alberi, lune, ponti, automobili, cani, cavalli, buoi, trecce, stelle – che saranno anch’essi poesie…

da “Sapato florido”
Mario Quintana, poeta brasiliano
Alegrete, 30 7 1906 – Porto Alegre, 5 5 1994


Domande di nonna mentre Asia guarda l’orizzonte…..

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Mi rimarrà il tempo
Per misurare il tonfo
Delle parole tronche
……….
Dire non ho più fretta
Ho un’ora per ricoprire con la carta
Il sussidiario della tua scuola
Per annodarti le stringhe delle tue scarpe
Ed evitarti ogni caduta
…….
Eppure ne avanzeremo, lo lasceremo
A chi è rimasto, così potrà rileggere
Ogni nostra parola guardando
Infine il suo orizzonte senza angoscia….

 

Luigi Paraboschi
Da”E ci indossiamo stropicciati”


“E il mare? Com’è il mare Asia?”

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Forse non ti sarà sembrata

neppure diversa da tutte le altre,

la spiaggia che guardi ogni mattina dal tuo bungalow,

bianca, ricoperta di conchiglie rosa e stelle marine,

trascinate dall’alta marea.

“E il mare?  

Com’è il mare Asia?”

“Ma nonna, non è il mare,

si chiama oceano, oceano indiano”

Chissà  se nel mondo

che ha fatto sognare Wilbur Smith, Blixen ed Hemingway,

mondo  di terre rosse e di gazzelle,

di leoni, giraffe ed elefanti,

ti muovi con lo stesso stupore negli occhi

di quando entri nel libro delle favole

e provi, ogni giorno di più,

a immaginarti come è fatto il mondo.

 

Iraida (Annamaria)


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