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l’autunno maestro dell’attesa

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Scrive perché
la vita lo scrive e crede
di scrivere di
quel che essa non sa: l’autunno
maestro dell’attesa,
il dolore di aver provato dolore,
l’uccello che vola
nell’ora presente per
trasformarla in passato.
Le immagini compongono il mondo
e il sole che indora la città
sembra farina calda
che diventa pane nella mia stanza. […]

 

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

da “Valer la pena”

 traduzione di Laura Branchini

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..l’autunno è l’unica postura che la mia fronte può avere per pensarti…

 

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A volte la tua assenza è parte del mio sguardo,

le mie mani contengono la lontananza delle tue

e l’autunno è l’unica postura che la mia fronte può avere per pensarti.

A volte ti scopro in un volto che non avesti e nell’apparizione che non

[ meritavi,

a volte è una strada al tramonto dove non dovremo tornare a incontrarci,

mentre il tempo trascorre tra un movimento del mio cuore e un

[ movimento della notte.

A volte la tua assenza appare lentamente nel mio sorriso come una

[ macchia di olio sull’acqua,

ed è l’ora di accendere certe luci

e camminare per casa

evitando l’esplosione di certi angoli.

Nei tuoi occhi ci sono barche ancorate, ma io ormai non dovrò liberarle,

nel tuo petto ci furono sere che alla fine dell’estate

tuttavia guardai incendiarsi.

E queste sere sono ancora le mie riunioni con te,

il disgelo che nella notte

scioglie la tua maschera e la perde.

 

José Carlos Becerra

Messico 21 maggio 1936 – Brindisi  27 maggio 1970

Dall’antologia “Nell’imminenza del giorno”

 traduzione e cura di Tomaso Pieragnolo e Rosa Galllitelli

 


Ti ricordo come eri nell’ultimo autunno…

 

Ti ricordo come eri nell’ultimo autunno.
Eri il berretto grigio e il cuore in calma.
Nei tuoi occhi lottavano le fiamme del crepuscolo.
E le foglie cadevano nell’acqua della tua anima.

Stretta alle mie braccia come un rampicante,
le foglie raccoglievano la tua voce lenta e in calma.
Fuoco di stupore in cui la mia sete ardeva.
Dolce giaciglio azzurro attorto alla mia anima.

Sento viaggiare i tuoi occhi edè distante l’autunno:
berretto grigio, voce d’uccello e cuore di casa
verso cui emigravano i miei profondi aneliti
e cadevano i miei baci allegri come brage.

Cielo da un naviglio. Campo dalle colline:
il tuo ricordo è di luce, di fumo, di stagno in calma!
Oltre i tuoi occhi ardevano i crepuscoli.
Foglie secche d’autunno giravano nella tua anima.

Pablo Neruda
da “Venti poesie d’amore” VI


……questa stagione che assopisce il sole

 

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Lasciami credere

che siamo come foglie.

Che cadiamo dai rami

degli alberi senza dolore.

Che qualcuno

ci raccoglierà per

il colore nuovo.

Non è mai morte,

così decido per me e per te

che hai coraggio

di denudare questa stagione

che assopisce il sole.

Saremo mucchio

sui bordi dei marciapiedi,

con qualche barbone

ed i suoi cani.

Sui rami,

attesa per il verde

sacro

di chi verrà ancora.

 

Sonia Tri,  Pordenone  1969


Dovremmo imparare dagli alberi…..

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È questo nostro sordo enumerare i giorni
giocando d’anticipo su implacabili ritorni

che ci fa vestire d’inverno e soffocare
quando a fine ottobre ancora impera il sole,

l’albero invece non teme di spogliarsi
lui che nel vento lascia cadere

le sue foglie per non vederle finire.

 

Chiara De Luca
da “Alfabeto dell’invisibile”


Assenzio

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La deserta stagione
nell’acqua dei cortili
le sue gioie scompone
precipita dai clivi.
Verso i monti delle alpi
torna azzurro ed assenzio
di venti, torna ai campi
la sagra del silenzio.
E il tuo freddo rimpianto
sta sui vacui confini
contro il porpureo vanto
dei mosti e dei giardini
mentre l’astro crudele
dalle attardate sfere
rigèrmina e fedele
cresce nel suo potere.
Sigillo augusto, degna
fine, voto profondo,
spada che a morte segna
per sempre il cielo e il mondo,
delle tenebre alunno
che impietrisci l’aurora!
Nell’ombra dell’autunno
il chiuso bosco odora.

 

Andrea Zanzotto.

Pieve di Soligo 10 ottobre 1921, Conegliano 18 ottobre 2011
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Oggi piove una pioggerellina leggera

sottile e silenziosa.

Nel pomeriggio, dal giardino

salivano profumi legnosi,

misti alle fragranze degli alberi di limoni

degli aranci e del rosmarino.

Ho cercato una poesia  in un vecchio libro e

ancor prima di leggerla,

mi è sembrato che quelle piste

di righe e spazi bianchi

mi chiedessero

“che cerchi?”

Ad alta voce ho risposto

“l’autunno scorso

e quello venuto prima

e poi quello di due anni fa

e indietro ancora, i numerosi autunni

sempre più lontani  

che si sono perduti nella mia memoria

e nel passato,

il mio passato”

  

Annamaria Sessa


L’autunno ha……

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L’autunno ha mari teneri, ha colori
che calme navi tagliano; cadranno
foglie e cieli sospesi per un filo.
Andare sino all’albero, sedersi,
entrare in confidenza con l’inizio
di radiche più avide e vive verso il basso.
Abbiamo accanto povere fredde cose,
bucce, bottiglie, frammenti di memoria,
più in là c’è il mare.
«L’ultima domenica», e ci trovi
ancora ansanti, il cuore
un poco stanco per la festa,
branco che più non fugge, prede
colorite dal ferro irto nel mondo
dal vino, dai fuochi solitari.
Ci vinse
questa striscia di fumo sulla terra,
fu sempre obliqua
l’ombra che ci seguí in silenzio.

 

Bartolo Cattafi
Barcellona Pozzo di Gotto, 6 7 1922 – Milano 13 3 1979
da “Le mosche del meriggio”


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