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La notte autunna fra nebbie andate….

 

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In ogni punto, un volto
di me che non è mio. Che tacciano
le finestre, il mondo.
Cosa faccio qui ai piedi di una parola
che non si lascia dire?
Inutile inseguirla, lei sa
che la sua unica casa è se stessa.
Non capirò mai come cantano i grilli                                                                                            che cesellano la notte.
In quell’animaletto è racchiusa
la lontananza di esserci. La notte
che mi copre la mano
autunna fra nebbie andate
ed i motivi lenti
fanno freddo al cuore.

 

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

da “Mondessere

 traduzione di Laura Branchini

 

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Le mattine dei nostri anni perduti…

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Le mattine dei nostri anni perduti
i tavolini nell’ombra soleggiata dell’autunno,
i compagni che andavano e tornavano, i compagni
che non tornarono più, ho pensato ad essi lietamente.
Perché questo giorno di settembre splende
così incantevole nelle vetrine in ore
simili a quelle d’allora, quelle d’allora
scorrono ormai in un pacifico tempo,
La folla è uguale sui marciapiedi dorati,
solo il grigio e il lilla
si mutano in verde e rosso per la moda,
il passo è quello lento e gaio della provincia.

 

Attilio Bertolucci. Parma 18 11 1911 – Roma, 14 6 2000


E’ tempo che sia tempo

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L’autunno mi bruca dalla mano la sua foglia: siamo amici.
Noi sgusciamo il tempo dalle noci e gli apprendiamo a
camminare:
lui ritorna nel guscio.
Nello specchio è domenica,
nel sogno si dorme,
la bocca fa profezia.
Il mio occhio scende al sesso dell’amata:
noi ci guardiamo,
noi ci diciamo cose oscure,
noi ci amiamo come papavero e memoria,
noi dormiamo come vino nelle conchiglie,
come il mare nel raggio sanguigno della luna.
Noi stiamo allacciati alla finestra, dalla strada ci
guardano:
è tempo che si sappia!
È tempo che la pietra accetti di fiorire,
che l’affanno abbia un cuore che batte.
È tempo che sia tempo.
È tempo.

 

Paul Celan

Cernăuţi, 23 novembre 1920 – Parigi, 20 aprile 1970

da “Papavero e memoria”

traduzione di Giuseppe Bevilacqua


l’autunno maestro dell’attesa

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Scrive perché
la vita lo scrive e crede
di scrivere di
quel che essa non sa: l’autunno
maestro dell’attesa,
il dolore di aver provato dolore,
l’uccello che vola
nell’ora presente per
trasformarla in passato.
Le immagini compongono il mondo
e il sole che indora la città
sembra farina calda
che diventa pane nella mia stanza. […]

 

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

da “Valer la pena”

 traduzione di Laura Branchini


..l’autunno è l’unica postura che la mia fronte può avere per pensarti…

 

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A volte la tua assenza è parte del mio sguardo,

le mie mani contengono la lontananza delle tue

e l’autunno è l’unica postura che la mia fronte può avere per pensarti.

A volte ti scopro in un volto che non avesti e nell’apparizione che non

[ meritavi,

a volte è una strada al tramonto dove non dovremo tornare a incontrarci,

mentre il tempo trascorre tra un movimento del mio cuore e un

[ movimento della notte.

A volte la tua assenza appare lentamente nel mio sorriso come una

[ macchia di olio sull’acqua,

ed è l’ora di accendere certe luci

e camminare per casa

evitando l’esplosione di certi angoli.

Nei tuoi occhi ci sono barche ancorate, ma io ormai non dovrò liberarle,

nel tuo petto ci furono sere che alla fine dell’estate

tuttavia guardai incendiarsi.

E queste sere sono ancora le mie riunioni con te,

il disgelo che nella notte

scioglie la tua maschera e la perde.

 

José Carlos Becerra

Messico 21 maggio 1936 – Brindisi  27 maggio 1970

Dall’antologia “Nell’imminenza del giorno”

 traduzione e cura di Tomaso Pieragnolo e Rosa Galllitelli

 


Ti ricordo come eri nell’ultimo autunno…

 

Ti ricordo come eri nell’ultimo autunno.
Eri il berretto grigio e il cuore in calma.
Nei tuoi occhi lottavano le fiamme del crepuscolo.
E le foglie cadevano nell’acqua della tua anima.

Stretta alle mie braccia come un rampicante,
le foglie raccoglievano la tua voce lenta e in calma.
Fuoco di stupore in cui la mia sete ardeva.
Dolce giaciglio azzurro attorto alla mia anima.

Sento viaggiare i tuoi occhi edè distante l’autunno:
berretto grigio, voce d’uccello e cuore di casa
verso cui emigravano i miei profondi aneliti
e cadevano i miei baci allegri come brage.

Cielo da un naviglio. Campo dalle colline:
il tuo ricordo è di luce, di fumo, di stagno in calma!
Oltre i tuoi occhi ardevano i crepuscoli.
Foglie secche d’autunno giravano nella tua anima.

Pablo Neruda
da “Venti poesie d’amore” VI


……questa stagione che assopisce il sole

 

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Lasciami credere

che siamo come foglie.

Che cadiamo dai rami

degli alberi senza dolore.

Che qualcuno

ci raccoglierà per

il colore nuovo.

Non è mai morte,

così decido per me e per te

che hai coraggio

di denudare questa stagione

che assopisce il sole.

Saremo mucchio

sui bordi dei marciapiedi,

con qualche barbone

ed i suoi cani.

Sui rami,

attesa per il verde

sacro

di chi verrà ancora.

 

Sonia Tri,  Pordenone  1969


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