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……questa stagione che assopisce il sole

 

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Lasciami credere

che siamo come foglie.

Che cadiamo dai rami

degli alberi senza dolore.

Che qualcuno

ci raccoglierà per

il colore nuovo.

Non è mai morte,

così decido per me e per te

che hai coraggio

di denudare questa stagione

che assopisce il sole.

Saremo mucchio

sui bordi dei marciapiedi,

con qualche barbone

ed i suoi cani.

Sui rami,

attesa per il verde

sacro

di chi verrà ancora.

 

Sonia Tri,  Pordenone  1969


Dovremmo imparare dagli alberi…..

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È questo nostro sordo enumerare i giorni
giocando d’anticipo su implacabili ritorni

che ci fa vestire d’inverno e soffocare
quando a fine ottobre ancora impera il sole,

l’albero invece non teme di spogliarsi
lui che nel vento lascia cadere

le sue foglie per non vederle finire.

 

Chiara De Luca
da “Alfabeto dell’invisibile”


Assenzio

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La deserta stagione
nell’acqua dei cortili
le sue gioie scompone
precipita dai clivi.
Verso i monti delle alpi
torna azzurro ed assenzio
di venti, torna ai campi
la sagra del silenzio.
E il tuo freddo rimpianto
sta sui vacui confini
contro il porpureo vanto
dei mosti e dei giardini
mentre l’astro crudele
dalle attardate sfere
rigèrmina e fedele
cresce nel suo potere.
Sigillo augusto, degna
fine, voto profondo,
spada che a morte segna
per sempre il cielo e il mondo,
delle tenebre alunno
che impietrisci l’aurora!
Nell’ombra dell’autunno
il chiuso bosco odora.

Andrea Zanzotto.

Pieve di Soligo 10 ottobre 1921, Conegliano 18 ottobre 2011
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Oggi piove una pioggerellina leggera

sottile e silenziosa.

Nel pomeriggio, dal giardino

salivano profumi legnosi,

misti alle fragranze degli alberi di limoni

degli aranci e del rosmarino.

Ho cercato una poesia  in un vecchio libro e

ancor prima di leggerla,

è come se  quelle piste

di righe e spazi bianchi

mi chiedessero

“che cerchi?”

Ad alta voce ho risposto

“l’autunno scorso

e quello  prima

e quello di due anni fa

e indietro ancora, i numerosi autunni 

persi nella mia memoria

e nel passato,

il mio passato”

  

Annamaria Sessa


L’autunno ha……

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L’autunno ha mari teneri, ha colori
che calme navi tagliano; cadranno
foglie e cieli sospesi per un filo.
Andare sino all’albero, sedersi,
entrare in confidenza con l’inizio
di radiche più avide e vive verso il basso.
Abbiamo accanto povere fredde cose,
bucce, bottiglie, frammenti di memoria,
più in là c’è il mare.
«L’ultima domenica», e ci trovi
ancora ansanti, il cuore
un poco stanco per la festa,
branco che più non fugge, prede
colorite dal ferro irto nel mondo
dal vino, dai fuochi solitari.
Ci vinse
questa striscia di fumo sulla terra,
fu sempre obliqua
l’ombra che ci seguí in silenzio.

 

Bartolo Cattafi
Barcellona Pozzo di Gotto, 6 7 1922 – Milano 13 3 1979
da “Le mosche del meriggio”


Versi d’autunno

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Luce liquida d’autunno:
nella chioma degli alberi
bevono gli occhi.
Non passa l’estate, no.
Arde, piuttosto, in mille braci:
l’autunno è la sua umida fiamma.
Dal verde
al giallo
al rosso
arde come l’alcool
come la vita di Rimbaud,
come il corpo cangiante
della passione.
Passa il vento
come sempre passa d’autunno:
facendo cadere le foglie.
E su ogni ramo sboccia
la trasparenza dell’inverno.
………
Lezione dell’autunno:
barbicarsi alla terra
o staccarsi da tutto?…..

Eduardo Mitre, Oruro in Bolivia 1943
dalla raccolta “Versi d’autunno”
traduzione di Antonella Ciabatti


La speranza

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Non a causa della vita,
bensì dell’aumento di leggende,
di canzoni e miti
di cui ho avuto bisogno per vivere,
ho imparato che l’inverno con le sue piogge metalliche
non sfocia mai
negli hotel della primavera,
solo nel fiore dell’autunno
di una passione completa.
Ma l’inverno ha segreti da conservare.
Mentre la nebbia della strada cancella
i limiti del mondo,
ci sono luci che si avvicinano dal retrovisore
come un ricordo
e mi sorpassano veloci
in cerca del futuro.
Non so,
semplice questione casuale
o forse ricompensa.
Ma nuovamente lì
la presagìta
luce d’aprile sulle campagne.

 

Luis García Montero, Granada 1958


Ah, il mondo……

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Ah il mondo, non posso tenerti abbastanza stretto;
i tuoi venti, i cieli grigi che si aprono
le tue nebbie che arrotolano e coprono
i tuoi boschi, in questo giorno d’autunno,
il dolore, il sollievo e ancora altro
ma si piange a colori!
Per schiacciare questo dirupo desolato!
Per sollevare il destino a questo nero promontorio!
Mondo, mondo, io non riesco a tenerti così vicino!
Da tempo ho conosciuto la gloria in tante cose
Ma la ignoravo in tutto questo.
Qui c’è una tale passione che mi spiega lontano,
Signore, io incuto timore
Tu hai fatto il mondo così bello quest’anno;
la mia anima è vigorosa ma alberga al di fuori di me
lascia cadere una foglia verde
ti prego, ma che nessuno richiami l’allodola.

Edna St.Vincent Millay
Rockland, 22 febbraio 1892 – Austerlitz, 19 ottobre 1950


Ecco l’autunno di puttane e mendicanti…

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Ecco l’autunno di puttane e mendicanti.
Nei parchi gli amanti tremano
come se fosse la notte che venisse
a separare le loro mani intrecciate.
Ecco l’autunno degli esseri senza riparo,
delle foglie gialle che si spagliano
nei freddi viali, ecco il vento
che taglia il giorno come un coltello.
Ecco l’autunno assassino negli incroci,
con il suo lento avanzare e la nebbia
che uccide vecchi e cani annoiati.
Ecco l’autunno finale che chiude tutto.
Dopo verrà la morte, e il labbro muto
porterà via, in segreto, le stagioni.

Lêdo Ivo. Maceió, 18 febbraio 1924 – Siviglia, 23 dicembre 2012
Da Illuminazioni trad. Lucia de Oliveira.


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