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La Rivoluzione non è più che un sentimento. (P.P.P.)

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Per chi conosce solo il tuo colore, bandiera rossa,
tu devi realmente esistere, perché lui esista:
chi era coperto di croste è coperto di piaghe,
il bracciante diventa mendicante,
il napoletano calabrese, il calabrese africano,
l’analfabeta una bufala o un cane.
Chi conosceva appena il tuo colore, bandiera rossa,
sta per non conoscerti più, neanche coi sensi:
tu che già vanti tante glorie borghesi e operaie,
ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli.

 

Pier Paolo Pasolini

da “Nuovi epigrammi” 1958/59

 


Buon 1° maggio!!!!

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“…Arrivederci bandiera rossa
Eri metà sorella metà nemica
Eri i nostri vent’anni
Felici di essere traditi e calunniati
Eri l’altra faccia della luna
Il corpo della specie che dolora
L’urlo
La tenerezza che abbiamo dimenticato
La durezza che abbiamo conservato…”

 

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 –  Acerra23 7 2012


1° maggio 1970. Avevo 18 anni.

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Come una scorreggia
Si è dissolta la Grande Madre Russia
Come una scorreggia

Arrivederci bandiera rossa
Eri metà sorella metà nemica
Eri i nostri vent’anni
Felici di essere traditi e calunniati
Eri l’altra faccia della luna
Il corpo della specie che dolora
L’urlo
La tenerezza che abbiamo dimenticato
La durezza che abbiamo conservato
Troppi morti troppi
Ecco perché adesso lacrime non ci sono da detergere
Né giustifiche da cercare
Arrivederci bandiera rossa
A Lima giocando a pallone qualcuno ancora muore
A Lima a qualcuno ancora hanno tagliato la testa
Troppi morti troppi
Ecco perché adesso lacrime non ci sono da detergere
Ma nascere di nuovo dobbiamo
Anche se nascere di nuovo è ancora più pesante
Giace la nostra bandiera nel grande bazar della storia
La smerciano per dollari, alla meglio
Non ho preso il palazzo d’inverno
Non ho mai amato Stalin o Gorbaciov
Non sono stato mai iscritto al partito comunista
Ma guardo la bandiera e piango.

Emilio Piccolo (Acerra, 13/05/51 – 23/07/2012)

Il primo maggio del 1970, ero in piazza Plebiscito a Napoli. Per il terzo anno consecutivo, partecipavo per ricordare le lotte e le morti di tanti lavoratori che si erano battuti per i propri diritti e per quelli delle generazioni future ( ma si sa, abbiamo tutti una memoria corta)
Il colore delle bandiere era un dettaglio, io, come tanti altri miei coetanei eravamo contro le guerre, credevamo che fosse possibile abbattere le disuguaglianze, credevamo che tutti dovessero avere una possibilità. Credevamo nella giustizia sociale e avevamo un grande sogno: volevamo cambiare il mondo.
Non ci siamo riusciti, ma ci abbiamo provato.


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