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…a volte anche l’inferno è un buon posto, se serve a dimostrare con la sua esistenza che deve esistere anche il suo contrario, cioè il paradiso G. Corso

 

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……………………………………

….eppure tutto è così bello

non è vero?

Che perfezione il sistema delle cose

Il copro umano

tutto in proporzione alla sua forma

nulla di superfluo

proprio come se un dio l’avesse programmato così

e il sole per il giorno la luna per la notte

e l’erba la mucca il latte

il fatto che tutti alla fine moriamo

Si penserebbe che dovrebbe esserci il caos

data la futilità di tutto

Ma i bambini continuano a nascere

spesso immagini sputate di noi

e le disuguaglianze

milioni dati a uno

zero all’altro

entrambi nella stessa barca che fa acqua

Io non ho nessuna religione

e per me venererei Ermes

e non c’è domani

c’è solo qui e ora

tu e chiunque sia con te

vivo come sempre

ed eternamente ignorante di quella morte che non conoscerai mai

E tutto è bene quel che si fa

Una felicità ellenica pervade la pace

e il dono continua a venire…

un lavoro iniziato splendidamente terminato

Vedere persone sensibili e buone

tranquille e contente nello stupore

come i sogni dei ciechi

I cieli parlano attraverso le nostre labbra

Tutto ciò che non si poteva trovare è afferrato

Tutto ciò che era rimasto indietro è portato.

 

Gregory Corso

dalla poesia “Per Omero” in  “Poesie. Mindfield – Campo mentale”

 Traduzione di Massimo Bacigalupo

 

Gregory Corso, che incarnò la beat generation, è uno dei più grandi poeti del secondo novecento. Pare che, di lui,  Fernanda Pivano abbia detto “ ovunque passasse seminava disatri, insolente al di là del sopportabile e strafottente nella più assoluta  imprevedibilità, qualunque cosa abbia detto o scritto ha sempre rivelato il dono di non dire mai una sciocchezza”.  

 


La poesia è una città

 

Una poesia è una città piena di strade e tombini

piena di santi, eroi, mendicanti, pazzi,

piena di banalità e di roba da bere,

piena di pioggia e di tuono e di periodi

di siccità, una poesia è una città in guerra,

una poesia è una città che chiede a una pendola perché,

una poesia è una città che brucia,

una poesia è una città sotto le cannonate

le sue sale da barbiere piene di cinici ubriaconi,

una poesia è una città dove Dio cavalca nudo

per le strade come Lady Godiva,

dove i cani latrano di notte, e fanno scappare

la bandiera; una poesia è una città di poeti,

per lo più similissimi tra loro

e invidiosi e pieni di rancore…

una poesia è questa città adesso,

50 miglia dal nulla,

le 9,09 del mattino,

il gusto di liquore e delle sigarette,

né poliziotti né innamorati che passeggiano per le strade,

questa poesia, questa città, che serra le sue porte,

barricata, quasi vuota,

luttuosa senza lacrime, invecchiata senza pietà,

i monti di roccia dura,

l’oceano come una fiamma di lavanda,

una luna priva di grandezza,

una musichetta da finestre rotte…

 

una poesia è una città, una poesia è una nazione,

una poesia è il mondo…

 

e ora metto questo sotto vetro

perché lo veda il pazzo direttore,

e la notte è altrove

e signore grigiastre stanno in fila,

un cane segue l’altro fino all’estuario,

le trombe annunciano la forca

mentre piccoli uomini vaneggiano di cose che non possono fare.

 

 

Charles Bukowski

Andernach, 16 8 1920 – San Pedro 9 3 1994

 

Quanto dobbiamo alla grande Fernanda Pivano!! ci ha fatto conoscere con la sua opera di traduzione gran parte della poesia nordamericana del 900, Whitman, Hemingway, Lee Masters e la beat generation: Ferlinghetti, Ginsberg, Kerouac, Burroughs, Corso e Charles Bukowski che in America era quasi ignorato.


il tempo aspetta

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il tempo aspetta
una linea a volte coperta di muschio
fra novembre e il mare
il tempo aspetta
per me solo
volgendo lentamente da un suono di basso e solitudine al neon
al dolore delle due di un caldo verde sulla montagna
il tempo aspetta
e da qualche parte
là fuori oltre i blues di Mexico City
due cuori come uccelli
battono la loro strada
da sogno a sogno
cercando
un campo di musica
nell’inquieta palma dell’eternità

 

 Martin Matz,  Brooklyn 1934 – New York 2001
Traduzione: Raffaella Marzano

 

Poeta della beat generation, fu conosciuto in Italia solo alla fine degli anni novanta.  Beat fino al midollo, infatti, girava partecipando a reading e ai festival della poesia, non preoccupandosi mai di rincorrere gli editori per farsi pubblicare le sue poesie….altre notizie su  Casa della Poesia


Un altro amante colpisce l’universo….

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Un altro amante colpisce l’universo.

Il cerchio si è spezzato ma

con la morte arriva la rinascita.

E come tutti gli amanti e le persone tristi,

io sono un poeta.

 

Allen  Ginsberg

Newark, 3 giugno 1926 – New York, 5 aprile 1997


La falsità delle finestre

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Di là dalla stanza posso vedere
i rami più alti di un sicomoro.
Una specie di ruggine una muffa
bianca nelle biforcazioni dei rami
nudi.
Sono solo fitti abbastanza da formare un disegno,
e sebbene le finestre
all’altro lato del cortile non siano nascoste
da essi, sono astratti, si mostrano
solo un po’ per volta, come se fosse la finestra
a mostrarmi 3 mc. di
rami di sicomoro;
senza sopra né sotto, solo
bastoni messi insieme.

Ron Loewinsohn

Nato nelle Filippine nel 1937 ma naturalizzato americano, Ron Loewinsohn, è annoverato tra i poeti della beat generation. E’ presente in “Poesia degli ultimi americani” 1964 di Fernanda Pivano. Si tratta di un’antologia di poesie di Corso, Kerouac, Ginsberg, Bremser, Ferlinghetti, Levertov ed altri che rappresentano gli sviluppi della poesia americana dopo Olson e Duncan. Sognavano ancora una società senza guerre e senza la schiavitù del consumismo. Queste poesie venivano lette in reading o portate nei sacchi a pelo da una generazione che cercava “quella meravigliosa speranza, inafferrabile dea, immortale bellezza che è sempre stata e sarà sempre la libertà”


Parli di andartene ma non hai nemmeno una valigia.

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Sarò vecchio un giorno
e vivrò in una bettola da qualche parte
penserò a questa notte in qualche posto
con la pioggia che cade sulla pietra.
Non ci sarà vicino nessuno
nessun mormorìo nella strada
solo qualche canto di vecchio bramoso
la lamentosa nostalgia di essere giovane
e insieme a te in una strada….

John Wieners, Milton 6-1-1934. Boston 1-3-2002


Infantilmente triste

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Triste come una ragazzina
un pomeriggio di domenica
con i compiti da fare.
Domani è giorno di scuola.
Freddo autunnale
football alla radio
sole morente che si avvicina a domani.
Ancora a scuola
Con i compiti da fare e infantilmente triste.

Lois Sorrells*, 19 giugno 1937 – 24 luglio 2013
da “Poesia degli ultimi americani” a cura di Fernanda Pivano.

*Lois Sorrells fu dal 1959 al 1964 compagna di Jack Kerouac. Lei lavorava a New York e Jack acquistò una casa a Northport per esserle più vicino. Portò con sè anche sua madre Gabrielle, alla quale lo scrittore era legato da un rapporto edipico. Nel seminterrato della casa, Jack e Lois trascorrevano pomeriggi interi, fumando erba, bevendo e ascoltando Charlie Parker e Bach. Poi quando nel 1962 Kerouac si trasferì a Orlando in Florida, già debilitato dall’ alcolismo, chiese a Lois di raggiungerlo. Nella primavera 1964, lei, incinta di pochi mesi, gli chiese di sposarlo. Ma la madre di Jack affrontò malamente Lois e la cacciò di casa.
La loro
storia finì così.


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