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Nonostante tutto!

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….ed il Dio delle mille parole

chiese agli angeli, un giorno,

di tacere le cose.

Una rosa rispose.

 

Gianfranco Isetta

da “Stat rosa”

Dopo  Bruxelles, Dio se potesse, ci chiederebbe di tacere per sempre. Eppure l’orrore e la barbarie possono ammutolire noi, miserabili esseri umani,  non la bellezza e il desiderio di vita (la rosa) che continueranno sempre a sopravviverci.  Nonostante tutto!

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Stanotte gli alberi hanno esalato foglie come respiro

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Diario di viaggio

Proprio così, come l’aprirsi
di un occhio. Un’apprensione nella palpebra che sale,
che decide la proporzione, incide.
L’occhio vede chiaro dentro, fuori. Stanotte
gli alberi espiravano quasi la brezza li liberasse
. Sono

disorientata nella regione, le sue strade esigenti
e interminabili, orizzontali e spiralanti
come gas di scarico le belle frasi,
e la storia che fiorisce piatta
nella sua mano corsiva. La muta referenza dell’occhio

il carattere del viaggio,
la presenza che si apre nelle lettere, e l’ora
diventa una scia di lettere dietro a lei, come capelli.
Stanotte gli alberi hanno esalato foglie come respiro,
liberati dalla riduzione, e le foglie,
muovendosi a scaglie cangianti hanno coperto
il loro breve tragitto, ideale la loro nozione di viaggio

come in ogni diario. Questo è quello che vedo,
ho scritto, questo è quello che scrivo. Come se
parole palesemente interessate ai loro dintorni
registrassero l’intero: Maiuscule, Minuscule.

Sono distrutta dai stanotte,
e soprattutto dal nel frattempo
il cui asse irradia come vapore, il cui asse
registra mentre va. L’occhio si apre o l’occhio si chiude
l’occhio irresponsabile, servile. Nell’alfabeto dell’occhio
lettere selvatiche, ululanti, figure in un’area,
che si stanziano.

Amy Newman, poeta americana
da “Camera Lyrica”
traduzione di Paola Loreto

Questa poesia sembra chiederci “E’ il mondo che ci colpisce con la sua bellezza oppure è il nostro occhio, con la sua capacità di percezione immaginifica (la poesia?) (un occhio…un’apprensione nella palpebra che sale,che decide la proporzione, incide…l’occhio vede chiaro dentro, fuori….) a creare la bellezza del mondo che percepiamo?


Ah, il mondo……

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Ah il mondo, non posso tenerti abbastanza stretto;
i tuoi venti, i cieli grigi che si aprono
le tue nebbie che arrotolano e coprono
i tuoi boschi, in questo giorno d’autunno,
il dolore, il sollievo e ancora altro
ma si piange a colori!
Per schiacciare questo dirupo desolato!
Per sollevare il destino a questo nero promontorio!
Mondo, mondo, io non riesco a tenerti così vicino!
Da tempo ho conosciuto la gloria in tante cose
Ma la ignoravo in tutto questo.
Qui c’è una tale passione che mi spiega lontano,
Signore, io incuto timore
Tu hai fatto il mondo così bello quest’anno;
la mia anima è vigorosa ma alberga al di fuori di me
lascia cadere una foglia verde
ti prego, ma che nessuno richiami l’allodola.

Edna St.Vincent Millay
Rockland, 22 febbraio 1892 – Austerlitz, 19 ottobre 1950


8 settembre 1943. Mia madre di vent’anni*

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Unafotografia.

Fu l’unica cosa che mia madre portò con sé,

quando scappò dalla sua casa in fiamme

nell’autunno del 1943.

Aveva vent’anni,

nel suo quartiere i tedeschi avevano ucciso

civili inermi e bruciato ogni loro cosa.

La guerra attraversava la sua giovinezza,

distruggendone progetti e desideri.

Aveva voluto salvare quel cartoncino spiegazzato,

perché dimenticare l’orrore

sarebbe stato più facile che ricordare

che era stata bella ed incosciente

come lo sono i giovani e i loro sogni.  

Annamaria S.

____________________________

Tutto su mia madre

Si affaccia da una cornicetta
che ne circoscrive il volto puro
e guarda la finestra
che ritaglia il cielo
mia madre di vent’anni,
mia madre che sognava ancora
e le nascevano voli tra i capelli
mia madre occhi di marzo
con le tasche piene di paure,
lei che non cantava mai.
– Com’è che te ne innamorasti?-
-Fu il suo modo di incedere…-
Lui, principe di sabbia e pioggia,
lei, corolla spalancata in un deserto.

Blumy
La poesia è tratta dal sito lettere senza destinatario

*A neanche un mese dalla firma dell’armistizio dell’8 settembre del 1943, ad Acerra un gruppo di partigiani del luogo tentò di bloccare, con povere masserizie e carri agricoli, i potenti mezzi dei tedeschi in fuga. Fu una carneficina, i tedeschi bruciarono le case. I morti, tra uomini, donne e bambini, furono 75, 15 donne e 60 uomini. Sette di loro avevano da 1 a 9 anni e, 18, da 13 a vent’anni. Tutto ciò, lungo la via dove abitava mia madre con la sua famiglia. Da allora quella strada si chiamò Corso della Resistenza. Acerra è Medaglia d’oro al valor civile. Annamaria S.


Ah mattina vanitosa e ruffiana che ti affacci al mio balcone!!

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Il profumo della vita.

Viviamo le nostre vite, facciamo qualunque cosa e poi dormiamo – è così semplice e ordinario. Pochi saltano dalle finestre o si annegano o prendono pillole; più persone muoiono per un incidente; e la maggior parte di noi, la grande maggioranza, muore divorata lentamente da qualche malattia o, se è molto fortunata, dal tempo stesso. C’è solo questo come consolazione: un’ora qui o lì, quando le nostre vite sembrano, contro ogni probabilità e aspettativa, aprirsi completamente e darci tutto quello che abbiamo immaginato, anche se tutti tranne i bambini (e forse anche loro) sanno che queste ore saranno inevitabilmente seguite da altre molto più cupe e difficili. E comunque amiamo la città, il mattino; più di ogni altra cosa speriamo di averne ancora.   Solo il cielo sa perché lo amiamo tanto.

Michael Cunningham, Le ore.

 


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