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la marea nella quale anche noi siamo annegati

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Veramente, vivo in tempi bui!
La parola disinvolta è folle. Una fronte liscia
indica insensibilità. Colui che ride
probabilmente non ha ancora ricevuto
la terribile notizia.

Che tempi sono questi in cui
un discorso sugli alberi è quasi un reato
perché comprende il tacere su così tanti crimini!
Quello lì che sta tranquillamente attraversando la strada
forse non è più raggiungibile per i suoi amici
che soffrono?

È vero: mi guadagno ancora da vivere
ma credetemi: è un puro caso. Niente
di ciò che faccio mi da il diritto di saziarmi.
Per caso sono stato risparmiato.
(Quando cessa la mia fortuna sono perso.)

Mi dicono: “Mangia e bevi! Accontentati perché hai!”
Ma come posso mangiare e bere se
ciò che mangio lo strappo a chi ha fame, e
il mio bicchiere di acqua manca a chi muore di sete?
Eppure mangio e bevo.

Mi piacerebbe anche essere saggio.
Nei vecchi libri scrivono cosa vuol dire saggio:
tenersi fuori dai guai del mondo e passare
il breve periodo senza paura.

Anche fare a meno della violenza
ripagare il male con il bene
non esaudire i propri desideri, ma dimenticare
questo è ritenuto saggio.
Tutto questo non mi riesce:
veramente, vivo in tempi bui!

Voi, che emergerete dalla marea
nella quale noi siamo annegati
ricordate
quando parlate delle nostre debolezze
anche i tempi bui
ai quali voi siete scampati.

Camminavamo, cambiando più spesso i paesi delle scarpe,
attraverso le guerre delle classi, disperati
quando c’era solo ingiustizia e nessuna rivolta.

Eppure sappiamo:
anche l’odio verso la bassezza
distorce i tratti del viso.
Anche l’ira per le ingiustizie
rende la voce rauca. Ah, noi
che volevamo preparare il terreno per la gentilezza
noi non potevamo essere gentili.

Ma voi, quando sarà venuto il momento
in cui l’uomo è amico dell’uomo
ricordate noi
con indulgenza.

Bertolt Brecht 

Augusta 10 febbraio 1898 – Berlino Est 14 agosto 1956


Antigone

 

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Esci dalla penombra e cammina 

davanti a noi un poco, 

gentile, con il passo leggero 

della donna risoluta a tutto, terribile 

per i terribili 

Distolta a forza, io so 

come temevi la morte, ma 

ancora più ti faceva orrore 

la vita indegna 

E non fosti indulgente 

in nulla verso i potenti, e non scendesti 

a patti con gli intriganti, e non 

dimenticasti mai l’ingiuria e sui loro 

misfatti non crebbe mai l’erba.

 

 

Bertolt Brecht 

Augusta, 10 febbraio 1898 – Berlino Est, 14 agosto 1956 

da Poesie II,  1934-1956 

Traduzione  di Luigi Forte

 

Sto leggendo un libro sulle vicende di mafia  che culminarono  con le morti atroci, a due mesi di distanza l’una dall’altra, dei giudici Falcone  e Borsellino. Rita Atria  era una ragazzina di Partanna , aveva undici anni quando le uccisero il padre e, pochi anni dopo, il fratello. Tutti e due  appartenevano  a una cosca mafiosa locale. Rita, suo malgrado,  era a conoscenza di vicende e dinamiche legate al quel  mondo malavitoso, così  decise di collaborare, diventando un’attendibile testimone di giustizia ( “testimone”, non pentita, perchè lei non aveva commesso alcunchè). Ciò che raccontò si rilevò decisivo per  indagini in corso sull’intreccio tra mafia e politica. Ma quando il giudice Borsellino fu trucidato con la sua scorta, presa dallo sconforto Rita si buttò dal settimo piano di un palazzo di Roma dove viveva in gran segreto. La sua storia mi ha riportato alla mente la figura di Antigone, il suo destino fu segnato dagli errori dei suoi consanguinei. Si ribellò a una vita indegna e per questo fu murata viva e infine scelse volontariamente la morte, non sopportando la sopraffazione e l’ingiuria. Rita Atria aveva solo diciassette anni. I versi di Brecht sembrano scritti per lei.


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