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La scuola di Beslan

Il 3 settembre del 2004 ebbe fine l’occupazione della scuola di Beslan da parte di terroristi ceceni.  Si concluse con il massacro di 300 persone, tra di loro 186 bambini.  Lo strazio per un dolore difficile da contenere, in questa struggente poesia di Emilio Piccolo.

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Io sono uno che ha passato la sua vita in una scuola

e ha pagato per le cose in cui credeva

ma ora vengo a te, Beslan,

 per imparare davanti alle rovine della tua scuola.

 

Beslan, non lo so se sono un buon padre io, ma davvero dovrò assistere

 alla fine dell’unico mio figlio sopravvivendo nella vecchiaia per castigo?

 Lo so, non sono in una città straniera

mentre cerco il mio cuore tra i fiotti del dolore

 inciso goffamente col coltello

in quell’ultimo banco bruciato della scuola

 

Che cosa sarai mai in Italia, tu, o poeta?

paragonato al tritolo sei un moscerino.

E non abbiamo oggi scusa alcuna

se sulla terra tutto questo accade

 

Come ad un tratto là a Beslan tutto si fonde ancora:

 l’inafferrabilità, il caos, l’orrore

 l’imperizia di saper salvare senza fare vittime

e al tempo stesso tutte quelle storie di coraggio.

 

E il passato guardandoci trema

 e il futuro, promessa innocente,

tra i cespugli si sottrae al presente

che gli spara alla schiena.

 

Ma la mezza luna abbraccia la croce.

Tra i banchi bruciati e tra i cespugli

come fratelli vagano Maometto e Cristo

 raccogliendo dei bambini i pezzi.

 

Oh Dio da tanti nomi, abbracciaci tutti!

 Che davvero dovremo seppellire senza gloria

 accanto ai bambini di ogni credo

 noi stessi nel cimitero di Beslan?

 

Quando andavano i convogli in Kazakistan,

 stracolmi di ceceni ammassati l’uno sull’altro,

 il terrore futuro si stava generando là,

nel liquido amniotico di quei nascituri.

 

Laggiù, in quella prima culla sempre più cattivi,

 si stringevano loro, felici di nascondersi così,

 eppure sentivano attraverso il grembo della madre

il calcio dei fucili sulle teste,

e certo non pregavano Mosca

 che li confinava alla steppa, dove tutto è piatto e spoglio,

come se per incanto sulla terra

Satana avesse cancellato i monti antichi.

 

Ma la lama ricurva della luna, là

 tra le fessure nei tetti delle case di terra

 ricordava loro il segreto dell’Islam

 tra gli slogan sovietici dell’inganno

 

E l’arroganza plebea di Eltsin,

 e la fanfaronata di Gorbaciov su quella “guerra lampo”

 li spinsero poi verso i primi attentati

 e allora alla guerra non ci fu più scampo

 

Le kamikaze cecene portavano esplosioni sul petto,

 alla vita e al posto della collana, al collo,

 e come sempre tanti più morti si lasciano alle spalle

 tanto più basso è il prezzo della vita.

 

Com’è cambiato il volto del firmamento,

 la tenebra a Beslan esplode solo per i tank,

e ha sussultato al pensiero della fine

 in quella scuola e in quel campo di basket laggiù

 la mina innescata da Stalin.

 

Ma a niente serve la vendetta.

Salvaci, Dio dai molti nomi, dalla vendetta

 Finché ci sono ancora bimbi vivi,

non ci dimentichiamo la parola “insieme”

 

Nessuno di noi è eroe da solo

 ma dinnanzi alla nuda verità tutti noi siamo nudi.

 

Io sto insieme ai bambini bruciati.

Sono anch’io uno di loro… Uno della scuola di Beslan.

 

Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012


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