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La vita scarmigliata come…….

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Una nave smaltata

L’oblò, il comodino, il letto.

Vivere è difficile e scomodo,

però è comodo morire.

Sto disteso e penso:

forse queste lenzuola bianche

hanno avvolto colui che oggi

se n’è andato all’altro mondo

Il rubinetto gocciola piano.

La vita scarmigliata come una puttana

appare dalla nebbia e vede

il letto, il comodino.

Io cerco di sollevarmi un po’.

Voglio guardarla negli occhi

guardarla, mettermi a piangere

e non morire mai.

 

Boris Ryzhy, Chelyabynsk 1974 – Ekaterinburg 2001

da “La nuovissima poesia russa” Einaudi 2005

traduzioni  di Gironi, Stepanova, Ferraro, Martini.

Una vita breve e attraversata tutta di corsa. Cresciuto nei quartieri minerari degli Urali, gli piaceva la boxe ma si laureò con successo in ingegneria mineraria. Ricercatore e geofisico apprezzato, si sposa a diciotto anni, diventa padre a venti. Non ha neanche trent’anni, quando la sua poesia comincia ad essere riconosciuta e celebrata. Si impicca il 7 maggio 2007. Pare facesse uso di farmaci e sostanze per attutire i suoi stati depressivi ricorrenti. Aveva solo 26 anni ma dopo la morte, la sua fama cresce anche fuori della Russia. Dicono che la sua poesia sia a tratti impudente e volgare, ma anche formalmente impeccabile. Io, per quel poco che ho letto, la trovo trepidante e struggente, ricca di slanci tristi e appassionati.


…me ne volavo sopra tutte le schiocchezze del mondo

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…………………………..
Dove sei tempo passato
quando ero ubriaco senza vino
e dalla buia casa dello studente
facendo un inchino alla guardia
mi allontanavo, come Apollo, inseguito
dalle muse della facoltà di chimica.

Fermavo un taxi. Portami
dove ti pare, corri, vai.
Abbracciando con una mano Ira,
per esempio, e con l’altra,
poniamo, Olja, me ne volavo
sopra tutte le schiocchezze del mondo.

Boris Ryzhy, Chelyabynsk 1974 – Ekaterinburg 2001

…me ne volavo sopra tutte le schiocchezze del mondo.
A volte un solo verso può descrivere con tanta precisione un’esperienza umana, uno stato dell’animo, ci mette in maniera così immediata in contatto con le cose e con quello che sentiamo, che si ringrazia la Poesia per la sua essenzialità: essa ci permettere di non perderci nella generalità dei concetti e nelle astrazioni di tante, troppe parole.

 


Non ho camminato nei tuoi sogni

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Non ho camminato nei tuoi sogni,
né mi sono mostrato in mezzo alla folla,
non sono apparso nel cortile
dove pioveva, o meglio cominciava a piovere
(questo verso lo cancello e non lo sostituirò),
era allettante credere,
come uno stupido,
che ti avrei incontrato presto,
eri tu che mi apparivi in sogno
(e mi prendeva una dolce tenerezza),
mi sistemavi i capelli sulle tempie.
Quell’autunno perfino le poesie
in parte mi riuscivano bene.
(Però mancava sempre un verso
o una rima per essere felice).

Boris Ryzhy, Chelyabynsk 1974 – Ekaterinburg 2001

Una vita breve e attraversata tutta di corsa. Cresciuto nei quartieri minerari degli Urali, gli piaceva la boxe ma si laureò con successo in ingegneria mineraria. Ricercatore e geofisico apprezzato, si sposa a diciotto anni, diventa padre a venti. Non ha neanche trent’anni, quando la sua poesia comincia ad essere riconosciuta e celebrata. Si impicca il 7 maggio 2007. Pare facesse uso di farmaci e sostanze per attutire i suoi stati depressivi ricorrenti. Aveva solo 26 anni ma dopo la morte, la sua fama cresce anche fuori della Russia. Dicono che la sua poesia sia a tratti impudente e volgare, ma anche formalmente impeccabile. Io, per quel poco che ho letto, la trovo trepidante e struggente, ricca di slanci tristi e appassionati, molto vicina a quella di Sergej Esenin.


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