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E allora, andiamo, tu ed io… *

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E non c’è più tempo per il telefono che squilla senza risposta
o prepararsi una faccia per incontrare le facce che incontri,
per dirsi solo divento vecchio, divento vecchio
o immaginare che all’angolo della strada
dio ci attenda per offrirci un caffè.
Se fosse così, gli direi: padreterno, dacci una seconda vita
perché questa l’abbiamo sprecata. Dacci il tempo di amarci,

senza avere più la storia fra i coglioni o un gesuita
con la voce in falsetto a ricordarci che questa l’abbiamo
buttata via.
Ma noi, dio non lo incontreremo. Nemmeno per offrirci
un caffé o discutere con noi di arte e di bellezza.
Altro tempo ci sarà, mio dolce amore:
il tempo di appassire, e poi di schianto cadere giù,
come la mela che ora alta rosseggia
rossa sul ramo più alto.

E allora, andiamo, tu ed io…

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 51 – Acerra, 23 7 2012
da “Barchette, esami II”

*questa è una delle tante riscritture, di Emilio, del poema di Eliot “The Love Song of J. Alfred Prufrock” (Canto d’amore di Prufrock)


…ho misurato la mia vita con cucchiaini da caffè…



Il canto d’amore di J.Alfred Prufrock (1917)
T.S.Eliot

“Nella stanza le donne vanno e vengono
Parlando di Michelangelo.

La nebbia gialla che strofina la schiena contro i vetri,
Il fumo giallo che strofina il suo muso contro i vetri
Lambì con la sua lingua gli angoli della sera,
Indugiò sulle pozze stagnanti negli scoli,
Lasciò che gli cadesse sulla schiena la fuliggine che cade dai camini,
Scivolò sul terrazzo, spiccò un balzo improvviso,
E vedendo che era una soffice sera d’ottobre
S’arricciolò attorno alla casa, e si assopì.

E di sicuro ci sarà tempo
Per il fumo giallo che scivola lungo la strada
Strofinando la schiena contro i vetri;
Ci sarà tempo, ci sarà tempo
Per prepararti una faccia per incontrare le facce che incontri;
Ci sarà tempo per uccidere e creare,
E tempo per tutte le opere e i giorni delle mani
Che sollevano e lasciano cadere una domanda sul tuo piatto;
Tempo per te e tempo per me,
E tempo anche per cento indecisioni,
E per cento visioni e revisioni,
Prima di prendere un tè col pane abbrustolito”

Il canto d’amore di Prufrock è un testo poetico complesso e fortemente innovativo, per i tempi in cui fu composto. E’ l’ intenso monologo interiore di un uomo che scandaglia la sua anima in tutta la sua ampiezza, nell’affrontare argomenti che vanno dal senso di inadeguatezza dell’uomo moderno alla nostalgia del passato.
Io ho riportato una piccola parte, quella più conosciuta e che, ancora oggi, è oggetto di riscritture, in alcuni casi, molto interessanti. Come questa di Gianmario Lucini:

” Nella piazza combriccole vanno e vengono
parlando di sport e di politica.

La nebbia sporca dalle ciminiere sempre accese,
il fumo giallo che strofina il suo muso contro il viso
lambì con la sua lingua la nostra gola,
vi indugiò a lungo in un bacio pestifero,
vi depositò un poco di miasmi di cancro e di fuliggine,
scivolò sulla folla, spiccò un balzo improvviso,
e vedendo che c’era carne per la sua invisibile mattanza
s’arricciolò sopra la piazza, e si assopì.

E di sicuro ci sarà tempo
per il fumo giallo che ci entra nei polmoni
strofinando la sua lingua contro la nostra;
ci sarà tempo, ci sarà tempo
per prepararti un alibi per incontrare gli alibi che incontri;
ci sarà tempo per vivere e credere di vivere,
e tempo per avanzare e tempo per ritirarsi
davanti ad argomenti che insinuano un dubbio sul tuo desco;
tempo per te e tempo per me,
e tempo anche per cento indecisioni,
e per cento visioni e revisioni,
prima di concludere di essere un niente fra i niente”


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