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Lamenti di un Icaro

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Gli amanti delle prostitute
sono allegri, gagliardi e ben pasciuti;
quanto a me, ho le braccia a pezzi
a forza di abbracciare nuvole!

È grazie agli incomparabili astri
che ardono nel profondo del cielo
che i miei occhi consunti
non vedono che ricordi di soli.

Vanamente ho preteso di trovare
la fine e il centro dello spazio!
Sento che la mia ala si spezza
sotto non so che occhio di fuoco!

e arso dall’amore del bello,
non avrò l’onore supremo
di dare il mio nome all’abisso
che mi servirà da tomba.

 

Charles Baudelaire

da Poesie aggiunte alla terza edizione di “I fiori del male”

 

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Esame di mezzanotte

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La pendola, suonando mezzanotte,

ci porta ironicamente

a ricordare quale uso

facemmo del giorno che fugge:

Oggi, data fatidica,

venerdì tredici, abbiamo,

ad onta di tutto ciò che sappiamo,

vissuto da eretici.

Abbiamo bestemmiato Gesù,

il più incontestabile degli dei.

Come un parassita

a tavola di qualche mostruoso Creso,

abbiamo, per far piacere al bruto,

degno vassallo dei Demòni,

insultato quel che amiamo,

adulato quel che ci ripugna;

servili carnefici, abbiamo rattristato

il debole a torto disprezzato;

salutato l’enorme Stupidità dalla testa di toro; baciato

la stupida Materia devotamente,

e benedetto della putrefazione la tremula fiammella.

Infine, per annegare la vertigine nel delirio,

noi, sacerdoti orgogliosi della Lira –

la cui gloria è dispiegare

l’ebbrezza  delle cose funebri –

abbiamo bevuto senza sete, mangiato senza fame…!  

Su, spegniamo quella luce,

nascondiamoci nel buio!

 

Charles Baudelaire

da Poesie aggiunte alla terza edizione di “I fiori del male”

traduzione di Massimo Colesanti


Gli zingari che stiamo diventando

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Zingari in viaggio

La tribù profetica dalle pupille ardenti,
ieri s’è messa in viaggio caricandosi i piccoli
sulle spalle e offrendo ai loro fieri appetiti
il tesoro sempre pronto delle mammelle pendenti.

Gli uomini vanno a piedi sotto armi lucenti
di fianco ai carrozzoni dove i loro si rannicchiano,
volgendo al cielo gli occhi appesantiti
dall’oscuro rimpianto di non aver speranze.

Dalla sabbia del suo rifugio il grillo,
vedendoli passare, moltiplica il suo canto
Cibele, che li ama, stende tappeti erbosi

fa fiorire il deserto e zampillare la roccia
innanzi a quei viandanti ai quali si spalanca
l’impero familiare delle tenebre future.

Charles Baudelaire, Parigi 9 4 1821 – Parigi 31 8 1867
da “Les fleurs du mal”

Bella questa poesia, Baudelaire augurava agli zingari che, nel loro viaggio, il deserto dissetasse la loro sete perché, come il passato, ancora doloroso sarebbe stato il loro futuro.
Dalle zone più povere del pianeta è in atto un esodo epocale e anche dai paesi cosiddetti sviluppati, l’Italia per esempio, i tassi elevati di disoccupazione costringono a partire, a spostarsi altrove in cerca di un futuro.
E così stiamo diventando tutti “zingari in viaggio” in cammino verso un futuro che ci è ignoto, verso “tenebre future”


Ubriacatevi!

Bisogna essere sempre ubriachi.

Bisogna essere sempre ubriachi.
Tutto sta in questo: E’ l’unico problema.
Per non sentire l’orribile fardello del tempo.
Del tempo che rompe le vostre spalle
e vi inclina verso la terra,
bisogna che vi ubriacate senza tregua.
Ma di che?
Di vino, di poesia o di virtù,
a piacer vostro.
Ma ubriacatevi.
E se qualche volta sui gradini di un palazzo,
sull’erba verde di un fossato,
nella mesta solitudine della vostra camera,
vi risvegliate con l’ubriachezza già diminuita o scomparsa,
domandate al vento, all’onda, alla stella, all’uccello, all’orologio,
a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme,
a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta,
a tutto ciò che parla,
domandate che ora è;
E il vento, l’onda, la stella, l’uccello, l’orologio,
vi risponderanno:
“E’ l’ora di ubriacarsi!”
Per non essere gli schiavi martirizzati del tempo,
ubriacatevi;
Ubriacatevi senza smettere!
Di vino, di poesia o di virtù… a piacer vostro.

Charles Baudelaire


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