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Ciò che lasciamo inespresso….

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Ciò che lasciamo inespresso è come la grandine nella bufera di ieri notte

ancora aggrumata e bianca

all’ombra dell’erba alta, non ancora raggiunta dal sole.

Come parole taciute che scompaiono

a una a una nella luce,

ora cristalline e dorate, poi più nulla.

Come tutto il resto non fatto o non scelto.

Come tutto ciò che è liquido e trascurato,

ciò che non diamo, ciò che non prendiamo.

 

Charles Wright, Pickwick Dam,Tennessee 1935.

da “Buffalo Yoga” 2004, in “Breve storia dell’ombra”

a cura di Antonella Francini

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…e l’ho dimenticata

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Appena seduto, ho dimenticato cosa volevo dire.

Fuori il vento  che irrompe tra gli alberi rigidi

come strappi nella stoffa.

Il ronzìo annoiato di una falciatrice

smorzato e inondante, cavallo bianco immobile nel prato vicino,

nessuna parola nell’orecchio, nessuna parola sulla punta della lingua.

E’ laggiù, credo,

tra i fiori e appesa al vento e fra gli uccelli in volo,

e l’ho dimenticata,

foglia secca su un secco torrente….

 

 

Charles Wright, Pickwick Dam,Tennessee 1935.

da “Buffalo Yoga” 2004, in “Breve storia dell’ombra”

a cura di Antonella Francini

 


…il tempo…..

 

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…Il tempo ci logora e ci consuma

come tacchi di stivali, come acqua su vetro,

come passi su gradini di marmo,

a poco a poco, lentamente, finché non siamo smussati e piatti.

E l’infanzia è lontana, lontana come gli anelli di saturno.

Liberami la mano, Tempo, per questa volta soltanto,

e cammina dietro lungo il corridoio, quello infinito

che porta dove devo andare…

 

Charles Wright, Pickwick Dam,Tennessee 1935.

da “Buffalo Yoga” 2004, in “Breve storia dell’ombra”

a cura di Antonella Francini


…..come Orfeo, ansioso di voltarmi

 

 

 

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Cammino nel freddo della notte d’autunno pieno

                                                                                    come Orfeo

pensando al mio canto, ansioso di voltarmi,

la mia vita svanita un ornamento, una nuvola alla deriva,

dietro di me,

leggera trascendenza di cenere

sepolta e risorta una volta, e poi ancora e ancora.

Il marciapiede si srotola come sonno profondo.

Sopra di me le stelle, le stelle austere,

scoprono il volto.

                    Nessun cuore batte alle mie spalle, nessun passo.

 

Charles Wright, Pickwick Dam,Tennessee 1935.

da “Orsa nordamericana” 2000, in “Breve storia dell’ombra”

a cura di Antonella Francini


Viviamo la vita come stelle, stelle senza costellazione…

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Luna al buio, coda dell’orsa alla cernita degli alberi invernali,

il giardino una profonda tabula rasa, da dove cominciare?

 

Con o senza lingua, c’è sempre spazio per un’altra vita.

Abbiamo scaricato questa in un’incertezza inquieta,

facendo un po’ di questo e un po’ di quello,

mentre il tempo, vero disfattore, ci erode la punta delle dita,

lasciandoci la memoria e la sua mossa finale,

carta del cielo sfocata nella luce nera.

 

Quando il mondo scomparirà, qualcuno ci dovrà sostenere,

invisibile e per tutta la notte.

Quando il mondo scomparirà, amigo, 

qualcuno dovrà raccogliere il fardello.

Sabato piovoso, sconforti di gennaio, mal di denti

come il richiamo d’un santo nella bocca, inevitabile, su e giù.

 

Viviamo la vita come stelle, stelle senza costellazione,

accanto alla grande forma e alla grande struttura,

sparse, fuori luogo.

 

Charles Wright, Pickwick Dam,Tennessee 1935.

da “Orsa nordamericana” 2000, in “Breve storia dell’ombra”

a cura di Antonella Francini


Di già un giorno s’è staccato da tutto il resto …..

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Di già un giorno s’è staccato da tutto il resto laggiù.
Ha la mia foto nella sua soffice tasca.
Vuole portare il mio respiro nel passato
nella sua borsa di vento…..

 

Charles Wright, Pickwick Dam,Tennessee 1935.
da “Traccia cinese” in “Breve storia dell’ombra”


….qualcosa d’illacrimato, qualcosa d’innominabile

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Cosa c’è per noi d’imperturbabile nelle stelle?
Quale impulso, quale bassa marea
ci attrae lassù come vertigine, quale
inversione di quota ci spinge verso i loro abissi chiari?
Stanotte, per esempio, qualcosa
ruota dietro i miei occhi,
qualcosa d’illacrimato, qualcosa d’innominabile,
filando veloce la tela.
Chi dirà che il cuore dirottato non è tornato alla sua gabbia?
Chi dirà che il respiro d’un angelo non m’ha
sfiorato l’orecchio?

 

Charles Wright, Pickwick Dam,Tennessee 1935.

da “Orsa nordamericana” 2000, in “Breve storia dell’ombra”

a cura di Antonella Francini


Leggo poesie per……

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Di già un giorno s’è staccato da tutto il resto laggiù.
Ha la mia foto nella sua soffice tasca.
Vuole portare il mio respiro nel passato nella sua borsa di
vento.

Scrivo poesie per liberarmi, espiare e sparire
dall’angolo alto a destra delle cose, per rendere grazie.

 

 

Charles Wright, Pickwick Dam,Tennessee 1935.
Da “Traccia cinese” 1977 in “Breve storia dell’ombra”
a cura di Antonella Francini


Viviamo la vita come stelle, stelle senza costellazione (C.Wright )

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Notte chiara dopo quattro giorni di pioggia,

luna spazzolata e sbiancata, per tre quarti piena. Ritmo arterioso di luci terrestri e costellazioni.

Ho parlato d’una cosa per trent’anni,e l’ho detta e ridetta,vento come grosse mazze negli alberi –

voglio dire l’immobile puntino nel punto in cui tutte le cose

s’incontrano;

voglio dire la forma che muove il sole e le altre stelle.

Che droga siderale abbiamo!

L’immensità ci riempie

come alba di luna nel cielo notturno, il buio scompare,

i mondi si smorzano, nulla ci redime,

e siamo ancora fuori a guardare lassù

a guardare i cieli lassù……

 

 

Charles Wright, Pickwick Dam,Tennessee 1935.

da “Orsa nordamericana” 2000, in “Breve storia dell’ombra”

 

a cura di Antonella Francini

Tra questi versi ci si sente persi e sparsi come piccoli puntini in uno spazio senza confini. L’immensità, come l’infinito leopardiano ci ubriaca ( che droga siderale!) e il tutto e il nulla sembra svelarsi a noi. Ma (nulla ci redime). Forse l’unico paradiso, che ci è concesso di vivere, è qui sulla terra?

La citazione, in questo caso l’ultimo verso della Divina Commedia, è un tratto caratteristico della poesia di Wright ed è un riconoscimento alla tradizione: Dante è un punto di riferimento costante.


“….scrivere di quello che non c’è per rimanere in ammirazione davanti a questa assenza…”

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Nella pennellata che trattiene l’ala dell’angelo

dalla perfezione; nella

sinapsi fra parola e parola; nella nota

che potrebbe colpire l’orecchio infinito

e salvarti; e nel

salto finale, la proda sicura e redentrice….

In tutta la bellezza c’è

qualcosa d’inumano, qualcosa che non si può sapere:

nel nerbo e nel midollo d’ogni radice

d’ogni fiore, nella giuntura di sangue

d’ogni roccia; nel polmone nero d’ogni nuvola

il seme, il seme infinitesimale

che ti condanna, che ti rende nulla,

si nutre dei suoi confini e cresce.

 

 

Charles Wright,  Pickwick Dam,Tennessee 1935.

da “Genealogie” 1975 in “Breve storia dell’ombra”

a cura di  Antonella Francini

 

 

“…la poesia di Wright si pone un compito formidabile: scrivere di quello che non c’è per rimanere in ammirazione davanti a questa assenza…” (dalla prefazione)


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