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Non portarmi al cinema….

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Non portarmi al cinema
la domenica pomeriggio –
ti prego – sarà questo
entrare col sole
e uscire che è notte.
Sarà questa storia
che tutto finisce.

 

Irene Paganucci, 

da “Di questo legno storto che sono io”


Cammina per il mondo con il cuore e gli occhi avanti…

Anno scolastico 1969/70, in piena contestazione studentesca, con i miei compagni, mi avviavo all’esame di maturità. Il nostro professore di filosofia, un marxista leninista con la passione del cinema e della poesia, ci insegnava a riflettere sulla vita, sull’uomo e sul significato del suo stare al mondo, attraverso la narrazione cinematografica di capolavori come Zabriskie Point, Easy Rider, Il Laureato….E poi un giorno ci fece leggere Evtušenko.   Allora non sempre tutto ci era  chiaro,  ma  credo volesse dirci “…..osserva, ascolta cerca, cerca…” incoraggiandoci  a camminare “…per il mondo a testa alta, con il cuore e gli occhi avanti…”

Che maestri abbiamo avuto!!!!

 

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Da “La stazione di Zima’”

 

….Abbi pazienza, osserva, ascolta

cerca, cerca. Percorri tutta la terra

Sì, la verità è buona, ma la felicità migliore

eppure non c’è felicità senza verità.

Cammina per il mondo a testa alta

con il cuore e gli occhi avanti

e sul viso l’umida sferza delle  nostre conifere

e sulle ciglia lacrime e tempesta

tra gli uomini e saprai capirli.

Ricordati, io ti seguo.

Va’!

E io andai

E sono in cammino…

 

Evgenij  Evtušenko

Russia 18 luglio 1932 – 1 aprile 2017

La vita..

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La vita: quel vecchio film.
E questa strana sensazione
di esserti perso
qualcosa d’importante
della trama.

 

Alfonso Brezmes, Madrid 1966ź

traduzione di  Mirta Amanda Barbonetti


Quando il cinema, oltre la narrazione, diventa poesia

 

Questa è la scena finale del film “Le notti di Cabiria”. Per l’intensità con cui  esprime il più umano dei sentimenti: il dolore  ma anche  la speranza,  mi fa pensare allo struggente  finale di “Ladri di biciclette” dove il bambino,  in lacrime,  prende per mano suo padre,  umiliato e piangente di vergogna. Il  piccolo intuisce che tocca a lui, con la sua presenza,  consolare e rassicurare il padre. Stare vicini l’uno all’altro, questa è l’unica speranza per farcela in un mondo difficile.   Nel film di Fellini, poi, la colonna sonora dell’immenso Nino Rota è un capolavoro!   (Annamaria Sessa)

 

 


Gli addii

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E solo posso contare le mie tristezze e ricordi

Come un mendicante conta le sue monete in inverno.

Jorge Teillier

Avrei potuto regalarti

quel cinema dove abbiamo visto

Notting Hill e American Beauty.

 

Avrei voluto regalarti gli hotel dove ci siamo nascosti.

Mi sarebbe piaciuto essere il padrone del caffè in cui ci congedammo

dove ascoltammo tutte quelle canzoni

che oggi sono una soundtrack delle nostre vite.

 

E non ci furono regali.

E misi il cielo sul tuo corpo e lo trasformasti in vento

misi il vento sui tuoi occhi e lo trasformasti in sogno

misi il sogno nel tuo silenzio e lo trasformasti in notte

e questa notte non ci sono cielo, vento e sogno

che modifichino il mio cuore

in una luce dove l’amore possa tornare.

 

Ed è per questo amore lontano e vero

che le parole hanno una musica nello spartito che nessuno canta

come chi bussa per ore a una casa abbandonata

come chi prende a calci lattine vuote nel cuore.

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da La fretta dell’istante 2015

Traduzione di Alessio Brandolini

 

 

 


Come in un film di Rohmer

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ti ho detto mai, amore, che tragedie e melodrammi avvengono solo al cinema
o tutt’al più in letteratura e nella vita le parole dette sono senza doppiaggio,
gli enigmi non vengono sciolti e l’happy end non è sempre assicurato
ma in questa emorragia di fare all’amore io mi perdo nel tuo essere tenebra nuda
e non vorrei mai ritornare alla luce di un altro giorno e poi un altro ancora,
vorrei dirti con gli occhi chiusi adesso che tutto è perduto
prima ancora di essere conquistato, non ci rimane altro che continuare
a vedere films di Frank Capra la sera prima di addormentarci,
andare a letto con altre persone che non siano noi due e fingere
di ricordare che forse un tempo ci siamo amati o ci ameremo
con tutta la ferocia e la gioia sconclusionata di due che si sono incontrati
così, per caso, e per caso si sono persi prima dell’arrivo dei titoli di coda,
senza spiegazioni o glosse all’accaduto, come in un film di Rohmer.

 

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


La scuola più bella del mondo

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Ho visto l’ultimo film di Luca Miniero ed io, insegnante acerrana ormai in pensione, non mi sono sentita offesa. No, non mi sono offesa per la “ritoccata” rappresentazione della struttura scolastica. Non mi sono offesa per il “ritratto antropologico” che si è dato dell’adolescente acerrano. E poi si sa, la realtà del cinema è pur sempre realtà mediata, filtrata attraverso le intenzioni narrative di chi racconta. Tutto così….. pittoresco, tutto così folcloristico! compresa la retorica finale del “grande cuore” di noi del sud. Ma quando, verso la fine del film, uno sconsolato docente di quella scuola dice di aver perso la speranza di un cambiamento perchè ha smesso di sognare da un pezzo, lì davvero mi sono arrabbiata.
Agli inizi della mia carriera ho insegnato per molti anni nella scuola media. Erano gli anni settanta e le aule erano buie e umide stanze, al piano terra del complesso ICE SNEI di Acerra. Già quarant’anni fa, non ci sembrava normale dover far lezione con i neon accesi, con i secchi sul pavimento, per le perdite d’acqua dai piani superiori, non ci rassegnavamo a non avere una palestra e a guardare fuori, attraverso sbarre di ferro, manco fossimo stati in galera. No, non ci siamo mai rassegnati. Oggi, grazie a Dio, di realtà come quelle, nel nostro paese, ce ne sono poche (il sindaco Lettieri ha detto, in un’intervista, che si è faticato non poco per trovare ad Acerra una scuola fatiscente abbastanza da far pena ) Oggi il degrado vero sta in una società dove la scuola occupa l’ultimo posto nei pensieri della politica, la volgarità più insopportabile sta in un sistema che considera l’adolescente una fonte di profitto, consumatore di ciarpame vario e preda di mode e modelli che lo mortificano. La scuola, nonostante tutto, non si è arresa, continua come sempre a fare la sua parte. Nessuno mai riuscirà a far pensare a tanti bravi insegnanti del sud che non ci sia per tutti una possibilità e una speranza, non potremmo fare il nostro mestiere, se non ci credessimo.
Un grande Danilo Dolci diceva
“…C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo….
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato”

E noi insegnanti non abbiamo mai smesso di “sognare”
Iraida


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