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Fino a quando i musicisti guideranno i taxi, fino a quando i poeti faranno i camerieri, fino a quando i migliori dovranno essere pagati dai peggiori…allora stiamo andando dritti verso l’apocalisse. dal film “L’arte della felicità”


Che bel regalo mi sono fatta stasera!
L’arte della felicità è un film d’animazione, realizzato da un gruppo di ragazzi tutti trentenni e tutti napoletani. E’ la storia di due fratelli. Il maggiore diventa buddista e va in India, il secondo resta a Napoli, sceglie di fare il tassista, voltando le spalle alla sua passione, la musica. Un evento sconvolgente lo ha toccato profondamente e lui gira, senza sosta, in una Napoli sommmersa dalla spazzatura, sferzata da una pioggia che non smette mai. Ha l’aria di aver perso non solo la strada ma anche e soprattutto se stesso……..
Questo film colpisce direttamente al cuore e credo debba assolutamente essere visto dai giovani, dai nostri ragazzi, quelli che vivono al sud,perchè parla del passato, del presente, del futuro ma soprattutto di energie, di coraggio e di speranza. Annamaria


Se è così, se possiamo vivere solo una piccola parte di quanto è in noi, che ne è del resto?

treno di notte
” Come potrebbe o dovrebbe essere speso tutto il tempo che ci resta da vivere? Libero e senza forma, viaggia leggero nella sua libertà e resta pesante nella sua incertezza.
E’ un desiderio surreale o nostalgico quello di ripartire ad un punto della nostra vita ed essere capaci di prendere una direzione completamente differente da quello che ci ha reso ciò che siamo?”

dal film  “Treno di notte per Lisbona”


I want to go home

Oggi è partito un altro dei nostri ragazzi, figlio di amici. E’ andato a Londra con gli occhi pieni di speranza.
Li abbiamo cresciuti, i nostri ragazzi, a loro abbiamo insegnato a rispettare e ad amare il luogo in cui sono nati, perché esso ha una storia e questa storia si intreccia con quella dei loro genitori e dei loro nonni, della loro famiglia, e quella degli amici più cari… A loro abbiamo detto che ognuno può essere determinante per il futuro della terra in cui vive, solo se studia e si prepara. E loro ci hanno ascoltato, hanno studiato. Ci hanno ascoltato, e si sono affezionati ai luoghi della loro infanzia e adolescenza.
Ci hanno ascoltato e oggi sono “migranti”, con le mani fredde e l’aria spaesata di chi non sa cosa aspettarsi. Per anni forse, molti torneranno a casa solo per Natale, per altri deciderà il destino quale sarà il loro posto nel mondo.

 

https://www.youtube.com/watch?v=DfXUyQsmXRk

Erano i primi anni 80, Mark Knopfler* suona una delle musiche del film Local Hero. I temi: l’ambientalismo, il capitalismo disumano che priva l’uomo della sua identità, il villaggio come unica realtà a dimensione umana, il mito del “ritorno a casa”……

Mark Freuder Knopfler, Glasgow, 12 agosto 1949. Musicista, chitarrista e compositore.


“Il tango è un pensiero triste che balla” Jorge Luis Borges.


La vita della gente non dovrebbe avere una morale allegata, dovrebbe essere una storia senza morale, raccontata soltanto per la gioia di farlo. Douglas Coupland


A piedi nudi la pioggia non danza mai



C’è un liceale sedicenne, manipolatore e a tratti inquietante, che si introduce strumentalmente nella casa, nelle abitudini e nella vita di un suo compagno di classe. Di tutto, ne fa un racconto a puntate, che consegna ogni volta al suo professore di letteratura. E’ un uomo con il sogno mai realizzato di diventare un grande scrittore, dopo essersi reso conto che il ragazzo ha talento, si offre di seguirlo e di dargli consigli sulla scrittura. In un primo momento, nel film, la realtà è ben distinta dalla fantastica creazione del ragazzo, ma poi è come se la narrazione incominciasse ad avere effetti sulla realtà che descrive. In altre parole, la scrittura non si limita a raccontare la vita, la modifica. A metà film, realtà e finzione non si distinguono più, non sai cosa è accaduto veramente e ciò che è creazione fantastica . Il film, avvincente e raffinato, è una riflessione sulla fatica e anche sulla sofferenza della scrittura. La scena finale è emblematica di ciò che rappresenta, non solo per gli scrittori ma per l’uomo, il potere dell’immaginazione e conseguentemente il bisogno di raccontare. Ma d’altra parte è anche la consapevolezza che il raccontare non ha molto a che fare con la vita reale, prova ne è che le vicende dei personaggi del film evolvono, in certi casi anche drammaticamente, infrangendone rovinosamente le illusioni. Insomma, come dice il giovane protagonista: “La matematica non delude mai”.
L’immaginazione sì?
Iraida


Nei panni di Pietro

tt

Modernissimo, si chiamava così la sala a due passi da via Toledo. Ci andavamo almeno una volta al mese, quando di stare seduti per ore nei banchi, non avevamo proprio voglia. Il nostro professore di storia e filosofia, un marxista leninista con la passione per la settima arte,  ci aveva detto che il cinema era  una forma alternativa di conoscenza e che valeva quanto due ore di lezione. Era il sessantotto e noi non ci sottraevamo: Un uomo da marciapiede, Zabrinski point, Il laureato, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Non si uccidono così anche i cavalli, Fahrenheit 451…..Ricordo che uscivamo dalla sala buia un po’ intontiti, le orecchie fischiavano e la luce ci accecava. In strada discutevamo del film. Mai una volta che fossimo stati d’accordo tra di noi. Poi l’età, la spensieratezza e… la fame prendevano il sopravvento. Correndo e ridendo come matti, andavamo nella friggitoria di piazza Montesanto e mangiavamo ogni cosa. Solo più tardi ho avuto la piena consapevolezza della valenza culturale del cinema.
Fu in quegli anni che,  per la prima volta, mi capitò di vedere  il film “Un uomo venuto dal Cremlino” tratto dal libro “The shoes of the fisherman” dello scrittore australiano Morris West (1916-1999) . L’ho rivisto diversi anni fa e non l’ho mai dimenticato per il forte impatto che ebbe su di me una scena in particolare. Il metropolita Kiril Lakota, arcivescovo di Leopoli, viene liberato dopo vent’anni passati in un gulag in Siberia, grazie a un accordo tra Santa Sede e Unione Sovietica. Viene portato a Roma e ricevuto dal Papa che lo fa cardinale. Alla morte del pontefice, viene eletto papa in conclave, sarà papa Kiril primo. Succede che il presidente della Cina comunista, Peng, è intenzionato a fare guerra ai paesi vicini, essendo il suo popolo alla fame. Il pericolo di un conflitto nucleare è reale. A questo punto il leader sovietico Kamenev invita Papa Kiril a fare da mediatore per riportare alla ragione Peng. E qui c’è la scena di cui parlavo. Un colloquio lungo, serrato e drammatico tra il presidente della Cina e il papa Kiril.  Peng, senza mezzi termini, dice che nel momento in cui lui ha deciso di accettare l’incontro col pontefice, ha messo in gioco se stesso, la sua credibilità e la vita stessa del suo popolo. Di contro, il capo della Chiesa non ha nulla da perdere, può permettersi di sostenere le idee che vuole senza doverne pagare alcun prezzo. Pretende perciò di sapere cosa il pontefice sia disposto a mettere in gioco per far prevalere la sua opinione. Il papa, molto turbato dalle parole di Peng, dice che gli risponderà il giorno stesso della sua incoronazione ufficiale. E quel giorno il papa, a sorpresa, annuncia al mondo intero che metterà tutti i beni della Chiesa a disposizione dei poveri.
Un colpo di scena, non verosimile alla realtà , neanche alla lontana. Un’utopia. Quello che, però,  trovo sconvolgente è il richiamo alla coerenza: è facile predicare il bene per chi ha il dovere di farlo, ma cosa si è disposti a rischiare, a giocarsi, a sacrificare perchè chi ascolta ci creda e si convinca?
Annamaria Sessa.


Se la vita fosse un film, per me, sarebbe “Colazione da Tiffany”. C’è tutto: la passione, il cinismo, la leggerezza, il grigiore del quotidiano, lo scintillìo dei sogni. La voglia di navigarla, questa vita, in lungo e in largo, ognuno alla sua maniera, come canta Holly seduta su quel davanzale. Iraida


…non la riconosco più…

Ieri era domenica. Tanta gente al centro commerciale. Ma poi cosa c’ero venuta a fare? Non osavo pensare cosa ci fosse ai parcheggi e all’incrocio mentre mi accodavo ad una fila interminabile alla cassa.

“Un attimo, ci metto un attimo, devo assolutamente comprarlo, amore, torno subito!”

Lei. Sui trent’anni, minuta, jeans attillati su tacchi altissimi.

Lui. Alto, moro, rosso in viso.

“Ma è il nostro turno,  è un’ora che aspettiamo,  ma dove vai, vieni qua, è il nostro tur….!”

Lei. In trance, scarica  sul carrello, stracolmo all’inverosimile, la sua grossa borsa di pelle bianca con frangia ed è già  lontana.

Lui. In braccio  il bambino, in mano una lattina di coca cola, al dito medio il ciuccio, nell’altra mano un sacchetto di patatine aperto che come una bocca spalancata semina briciole ovunque. Tra l’imbufalito e l’imbarazzato scuote la testa, si risistema sul braccio il pupo che si agita e ci guarda abbattuto e rassegnato  mentre mormora, non si sa se a noi, che gli accenniamo un sorriso di solidarietà o a se stesso

“non era così, non la riconosco più”

In quell’attimo mi è venuto da pensare a un film degli anni cinquanta che avrò visto mille volte “L’invasione degli ultracorpi”, mi pare di Siegel. Racconta di  una città americana nella quale  molti  sono convinti che le persone a loro più vicine, le mogli, i figli, le madri… non siano più essi stessi, insomma li sentono degli “estranei”. In realtà gli alieni stanno sostituendo alle persone dei sosia senza più sentimenti ed emozioni che ubbidiscono solo alla loro volontà.

Grande metafora  della massificazione e del consumismo, nel quale l’individuo, come dice Zygmunt Bauman,  non riesce a conservare  la propria “forma”.

Mi guardai intorno. Mi sembrò tutto surreale,  la fiumana   di volti inespressivi verso una sola direzione, la voce metallica ad intervalli regolari, l’uomo che si rigirava tra le mani un cavolo, la donna che parlava con uno scaffale, il commesso che sfrecciava su un coso elettrico a due ruote, un numero indefinito di mani concitate  all’assalto di un ‘enorme pila di scatoloni, il bip ininterrotto e penetrante del lettore di codici alla cassa….

E se questa mutazione fosse un processo  iniziato da tempo? E se tutti noi fossimo già  alieni  ma non lo sappiamo?


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