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La scuola più bella del mondo

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Ho visto l’ultimo film di Luca Miniero ed io, insegnante acerrana ormai in pensione, non mi sono sentita offesa. No, non mi sono offesa per la “ritoccata” rappresentazione della struttura scolastica. Non mi sono offesa per il “ritratto antropologico” che si è dato dell’adolescente acerrano. E poi si sa, la realtà del cinema è pur sempre realtà mediata, filtrata attraverso le intenzioni narrative di chi racconta. Tutto così….. pittoresco, tutto così folcloristico! compresa la retorica finale del “grande cuore” di noi del sud. Ma quando, verso la fine del film, uno sconsolato docente di quella scuola dice di aver perso la speranza di un cambiamento perchè ha smesso di sognare da un pezzo, lì davvero mi sono arrabbiata.
Agli inizi della mia carriera ho insegnato per molti anni nella scuola media. Erano gli anni settanta e le aule erano buie e umide stanze, al piano terra del complesso ICE SNEI di Acerra. Già quarant’anni fa, non ci sembrava normale dover far lezione con i neon accesi, con i secchi sul pavimento, per le perdite d’acqua dai piani superiori, non ci rassegnavamo a non avere una palestra e a guardare fuori, attraverso sbarre di ferro, manco fossimo stati in galera. No, non ci siamo mai rassegnati. Oggi, grazie a Dio, di realtà come quelle, nel nostro paese, ce ne sono poche (il sindaco Lettieri ha detto, in un’intervista, che si è faticato non poco per trovare ad Acerra una scuola fatiscente abbastanza da far pena ) Oggi il degrado vero sta in una società dove la scuola occupa l’ultimo posto nei pensieri della politica, la volgarità più insopportabile sta in un sistema che considera l’adolescente una fonte di profitto, consumatore di ciarpame vario e preda di mode e modelli che lo mortificano. La scuola, nonostante tutto, non si è arresa, continua come sempre a fare la sua parte. Nessuno mai riuscirà a far pensare a tanti bravi insegnanti del sud che non ci sia per tutti una possibilità e una speranza, non potremmo fare il nostro mestiere, se non ci credessimo.
Un grande Danilo Dolci diceva
“…C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo….
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato”

E noi insegnanti non abbiamo mai smesso di “sognare”
Iraida


Ciascuno cresce solo se sognato

Ricordo che lessi questi versi all’inizio della mia carriera scolastica.  L’ultima strofa fu illuminante, credo che quelle parole mi abbiano insegnato quanto conti nel mio lavoro l’umiltà,  l’onestà intellettuale, la franchezza,  la caparbietà di credere che tutti si meritino una possibilità. Non sapevo neanche chi fosse Danilo Dolci, da un decennio era morto Don Milani e, tra noi giovani docenti inesperti e pieni di entusiasmo, circolava “Lettera a una professoressa”. Che maestri abbiamo avuto!
Dopo, tutto è stato più difficile.

C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.

C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.

C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato

Danilo Dolci


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