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….così, per non sentirci assenza

Eugène_Atget,_Boulevard_de_Strasbourg,_1910

C’è un passare di gente,
di visi in vetrina e sotto i portici
l’arco più basso delle labbra.

Non è l’inverno ad abbottonarla,
mi convinco, se i cappotti
stringono i gesti a farli simili
a un viale senza deviazioni;

sarà la paura di urtarsi
pari al desiderio di urtarsi,
sui marciapiedi un vestirsi a sorriso
che più eccede e più lascia

nudi: così, per non sentirci
assenza o incrocio mancato,
gente a passarsi in mezzo,
in vetrina, a passare, a non conoscersi.

 

Davide Castiglione, Alessandria 1985
da “Per ogni frazione”

 

E’ lo sguardo del poeta su una realtà, alquanto senza senso, di un centro cittadino di una qualsiasi metropoli del mondo.
Volti che passano, con la loro inespressività, simili a manichini in vetrina. Una processione di gente che “si attraversa”, che cerca o teme un contatto “.. per non sentirci assenza” ma che continua, senza possibiltà di un incontro “…a passare, a non conoscersi”

 

Mi fa venire in mente una poesia di Eliot, “Spleen”.
Le immagini sono simili, il poeta descrive le strade, le luci, le facce compiaciute, i cappelli di seta….e poi c’è un’intuizione poetica geniale che immagina la Vita, quella vera, che osserva e aspetta “cappello e guanti in mano” di essere vissuta, al di fuori delle convenzioni, al di là di tutte le vacuità di cui è capace l’essere umano.


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