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La sorte

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Lungo il cammino da qui all’eternità

da qualche parte ti aspetta

immancabilmente

un’altra stazione.

Ma forse tu neanche la vedi

e dietro nemmeno un’intera fila di altre,

finché ad una ennesima,

in apparenza ugualmente incolore,

non entra la sorte,

l’invisibile sposa dell’istante,

che si sceglie

chissà perché

proprio questa stazione,

questo treno

per portarti

o pretendere da te

un dono o la riscossione

di una tassa.

Talvolta ti reca la cenere

con cui tu possa

cospargerti per le colpe

commesse nel passato,

talora la schiuma

perché tu ti renda conto

che la gloria è effimera,

a volte, dopo un silenzio soffocante,

un’ariosa ispirazione

e talvolta

la tenerezza.

È arbitraria,

generosa e avara,

e non gliene vuoi

se mille volte ti ignora,

ti basta che una volta sola ti inondi

con il gusto del paradiso.

 

Kajetan Kovič

Maribor (Slovenia) 21 10 1931,  7 11 2014

 traduzione  di Jolka Milič 
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“Caminante, no hay camino se hace camino al andar……” Antonio Machado

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“Dovremmo tutti preparaci un posto dove accogliere il dolore che, prima o poi, colpisce le nostre vite. Ma questa è una precauzione che pochi mettono in pratica…. Lei conosce Machado? Caminante no hay camino se hace camino….Machado era un maestro di scuola e sposò una giovane bellissima ragazza. L’amava moltissimo ma lei morì e allora lui diventò un grande poeta. Machado avrebbe dato ogni parola, ogni poesia, ogni verso che aveva scritto, per avere anche solo un’altra ora con la donna che amava. Ma quando entra in gioco il dolore, le normali leggi dello scambio non si applicano, perchè il dolore trascende il valore. Un uomo darebbe via intere nazioni per togliersi il dolore dal cuore e, tuttavia, non possiamo comprare niente col dolore, perchè il dolore non ha alcun valore….”

dal film ” The counselor” di Ridley Scott 2013


…come una stele che non si decifra

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………………….
quando ti guardai avvolta nel lino
sembrava che il tempo non fosse poi cosa cattiva
e tu brillasti come una cometa che torna dopo mille anni

come una stele che non si decifra
sulla tua pelle stavano scritti tutti i tuoi nomi eccetto Beatrice
e quando ti voltasti per accendere una sigaretta
la tua nuca era il destino
che si riavvolge su se stesso.
…………….

da Improvvisazione

Luther Blisset, eteronimo di
Emilio Piccolo. Acerra, 13/05/51 – Acerra, 23/07/2012.


Quanto dura il tempo? L’eternità e un giorno.


Ciò che poteva essere e non è…..

Ci fissiamo attraverso i vetri delle porte automatiche che, un attimo prima del suo arrivo, si sono chiuse e sulle quali ora lui tiene incollate le palme, come a trattenere il treno che inesorabilmente si muove. Inclino la testa e guardo lo sconosciuto, mentre sul marciapiede della metro fa un mezzo giro sui piedi, posa una mano su un fianco e l’altra dietro la nuca. Partito, perduto! Ancora una volta l’ha delusa. Non serviranno fiori a rimediare silenzi e assenze. Il convoglio sfreccia nel buio della galleria, a quest’ora lei avrà ormai preso l’aereo e la sua decisione. Stretto nell’impermeabile bianco, risale lungo le scale mobili, si ferma al bar per un caffè. Fuori, un ragazzo con cento piercing, percuote uno strano strumento che sembra una padella. Il suono che produce è celestiale. Tornerà a casa, mangerà un panino, penserà che nessun treno sarà lo stesso di quello che ha perduto, penserà a quello che poteva essere e non è. Ma non si chiederà se quell’angoscia nel petto che dirada, è calma ritrovata o coraggio assopito. Iraida

POTREBBE ESSERE ANCHE

Un bar. Di notte, è evidente.
Potrebbe essere anche un cabaret, o un teatro.
Musica di pianoforte. O un bandoneón. Chissà una chitarra.
Forse, pure, una canzone. Dipende:
un tango, un bolero, una nostalgia greca,
qualcosa di impalpabile, come un blues, irraggiungibile
come le cosce di questa ragazza di Venezia
che ti guarda dal fondo del tuo bicchiere.
Ricordare, quando uno è o sta solo, fa più male
che immaginare: questo è quello che vogliamo dimostrare.
Il microfono amplifica la vera voce, l’assenza:
si tratta del viaggio a una donna come a una città
alla quale non si giunge da invisibile, da lontano.
E se uno giungesse e stesse lì, in lei,
si tratterebbe, con questa musica, di una separazione
che sarà per sempre, come sempre.
A chi dare la colpa? Sono destino il paese
che non avesti, la donna in cui non entrasti?
Una compagnia – qualsiasi–, più o meno coniugale,
o da poco incontrata, dico più o meno duratura,
mai l’amata non cercata, mai la presentita,
distruggerebbe questa sensazione agrodolce o dolceamara
di ciò che non è, ciò che non fu, senza che importi
la voce o il volto che le appartengono,
né l’età che le sue gambe sostengono:
ciò che non può essere perché se fosse non sarebbe.
E in fondo, farebbe male che non facesse male.
Persino che non facesse male più di quanto fa male.

Jorge Enrique Adoum
(Ambato, Ecuador 1926)


La guerra dei dieci anni è finita…

 

“Arcipelaghi”

Alla fine di questa frase, comincerà la pioggia.
All’orlo della pioggia una vela.

Lenta la vela perderà di vista le isole;
in una foschia se ne andrà la fede nei porti
di un’intera razza.

La guerra dei dieci anni è finita.
La chioma di Elena, una nuvola grigia.
Troia, un bianco accumulo di cenere
vicino al gocciolar del mare.

Il gocciolio si tende come le corde di un’arpa.
Un uomo con occhi annuvolati raccoglie la pioggia

e pizzica il primo verso dell’Odissea.

 

Derek Walcott

Santa Lucia 23 gennaio 1930 – Santa Lucia 18  marzo 2017

Sembra sentirlo  l’odore acre del fumo che si leva  dalle macerie di una città che si perse per una donna.  Sembra vederla la nave che s’allontana.  E  si ha voglia di toccarla  la pioggia che bagna il volto del vecchio cieco  che di fronte al mare,  dopo guerre e distruzioni, canta il destino dell’uomo: il mare, una nuova avventura, la storia  che continua, la vita  si rinnova.(A. S.)


Giorni, anni, vite ….naufragate


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