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Lettera

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Padre, il mondo ti ha vinto giorno per giorno
come vincerà me, che ti somiglio.

Padre, i tuoi gesti sono aria nell’aria,
come le mie parole vento nel vento.

Padre, ti hanno umiliato, tradito, spogliato,
nessuno t’ha guardato per aiutarti.

Padre di magre risa, padre di cuore bruciato,
padre, il più triste dei miei fratelli, padre,

il tuo figliuolo ancora trema del tuo tremore,
come quel giorno d’infanzia di pioggia e paura

pallido tra le urla buie del rabbino  contorto
perdevi di mano le zolle sulla cassa di tuo padre.

Ma quello che tu non dici devo io dirlo per te
al trono della luce che consuma i miei giorni.

Per questo è partito tuo figlio; e ora insieme ai compagni
cerca le strade bianche di Galilea.

Franco Fortini

Firenze, 10 settembre 1917 – Milano, 28 novembre 1994


…soltanto cerco le parole, quelle parole che si vogliono bene (M.Chitishvili)

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Dio, concedimi la virtù della pazienza,

fammi divenire muratore o pastore,

perdonami, ti prego, ma quando mi prende l’angoscia,

al posto di preghiere leggo poesie.

Splende il sole o mi batte l’uragano,

credo sempre di trovare un’altra sponda…..

 

Manana Chitishvili, Korinta (Georgia) 13 11 1954

da “Vite e tralci”

traduzione di Nunu Geladze


Preghiera

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Signore, perseguita gli adoratori del serpente lascivo!

Fa che tutti concepiscano il mio corpo come una fonte

inesauribile della tua infamia.

Signore, secca i pozzi che stanno in mezzo al mare dove i

pesci copulano senza riuscire a riprodursi.

Lava i cortili delle caserme e vigila sui neri peccati della

sentinella. Genera, Signore, nei cavalli l’ira delle tue

parole e il dolore di vecchie donne senza pietà.

Smembra le bambole.

Illumina la stanza del pagliaccio. Oh Signore!

Perché infondi quell’impudico sorriso di piacere nella

sfinge di stracci che predica nella sala d’aspetto?

Perché hai tolto ai ciechi il bastone con cui laceravano la

densa felpa del desiderio che li assedia e li sorprende

nelle tenebre?

Perché impedisci alla selva di entrare nei giardini e di

divorare i sentieri di sabbia percorsi nelle sere di festa

dagli incestuosi, dagli amanti attardati?

Con la tua barba da assiro e le tue mani callose, presiedi,

Oh fecondissimo! la benedizione delle piscine

pubbliche e il conseguente bagno degli adolescenti

senza peccato.

Oh signore! accogli le preghiere di questo scrutatore

 supplicante e concedigli la grazia di morire avvolto

 nella polvere delle città, addossato alle gradinate di

 una casa infame e illuminato da tutte le stelle del

 firmamento.

Ricorda Signore, che il tuo servo ha osservato pazientemente

le leggi del branco. Non dimenticare il suo volto.

Amen.

 

Álvaro Mutis 

Bogotá, 25 agosto 1923 – Città del Messico, 22 settembre 2013

da “Summa di Maqroll il Gabbiere” 

traduzione di Fabio Rodriguez Amaya

 

 

Questa poesia  ispirò quel capolavoro  di Fabrizio De André  dal titolo”Smisurata preghiera”. In un concerto lo stesso De André presentò così la canzone

Le maggioranze hanno la cattiva abitudine di guardarsi alle spalle e di contarsi … dire: siamo 600 milioni, un miliardo e 200 milioni… e, approfittando del fatto di essere così numerose, pensano di poter essere in grado, di avere il diritto, soprattutto, di vessare, di umiliare le minoranze.
La preghiera, l’invocazione, si chiama “smisurata” proprio perchè fuori misura e quindi probabilmente non sarà ascoltata da nessuno, ma noi ci proviamo lo stesso”

 

In ricordo di Fabrizio De André che, diciotto anni oggi, intraprese il suo viaggio più lungo.


Dio delle libellule, delle falene, dei picchi e delle civette….

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Dio delle libellule, delle falene,
dei picchi e delle civette,
Dio dei lombrichi, degli scorpioni,
e degli scarafaggi da cucina,
Dio che hai insegnato a ciascuno qualcosa
e sai in anticipo che cosa accadrà a ciascuno,
darei qualsiasi cosa pur di capire che cos’hai provato
quando hai stabilito le proporzioni
dei veleni, dei colori, dei profumi,
quando hai posto in un becco il canto
e in un altro il gracchio,
e in un’anima il crimine e in un’altra l’estasi,
darei qualsiasi cosa soprattutto pur di sapere
se hai avuto rimorsi
nel trasformare alcuni in vittime e altri in carnefici,
ugualmente colpevole nei confronti di tutti
perché hai messo tutti
di fronte al fatto compiuto.
Dio della colpevolezza di aver stabilito da solo
il rapporto tra il bene e il male,
la bilancia a fatica mantenuta in equilibrio
dal corpo insanguinato
del figlio che non ti assomiglia.

 

Ana Blandiana, Timișoara, 25 marzo 1942
da “La mia patria A4” Nuove poesie
Traduzione di Mauro Barindi.

 

E’ diretto e commovente questo dialogo dell’essere umano con la divinità.
Una preghiera che si trasforma in una riflessione drammatica sulle contraddizioni e la fragilità del mondo, sul significato o assenza di significato dell’universo intero.
Da una parte un creatore ritenuto “colpevole” di aver deciso, da solo ed inspiegabilmente, come distribuire nel mondo il bene ed il male, dall’altra l’inquietudine e i dubbi di un’umanità che si pone domande  e che non sa placare l’innata nostalgia del divino.

Annamaria S.


Preghiera

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Dio delle libellule, delle falene,
dei picchi e delle civette,
Dio dei lombrichi, degli scorpioni,
e degli scarafaggi da cucina,
Dio che hai insegnato a ciascuno qualcosa
e sai in anticipo che cosa accadrà a ciascuno,
darei qualsiasi cosa pur di capire che cos’hai provato
quando hai stabilito le proporzioni
dei veleni, dei colori, dei profumi,
quando hai posto in un becco il canto
e in un altro il gracchio,
e in un’anima il crimine e in un’altra l’estasi,
darei qualsiasi cosa soprattutto pur di sapere
se hai avuto rimorsi
nel trasformare alcuni in vittime e altri in carnefici,
ugualmente colpevole nei confronti di tutti
perché hai messo tutti
di fronte al fatto compiuto.
Dio della colpevolezza di aver stabilito da solo
il rapporto tra il bene e il male,
la bilancia a fatica mantenuta in equilibrio
dal corpo insanguinato
del figlio che non ti assomiglia.

 

Ana Blandiana, Timișoara, 25 marzo 1942
da “La mia patria A4” Nuove poesie
Traduzione di Mauro Barindi.

 

E’ diretto e commovente questo dialogo dell’essere umano con la divinità.
Una preghiera che si trasforma in una riflessione drammatica sulle contraddizioni e la fragilità del mondo, sul significato o assenza di significato dell’universo intero.
Da una parte un creatore ritenuto “colpevole” di aver deciso, da solo ed inspiegabilmente, come distribuire nel mondo il bene ed il male, dall’altra l’inquietudine e i dubbi di un’umanità che si pone domande sul mistero della creazione e che non sa, d’altra parte, placare l’innata nostalgia del divino.


La horation del ateo

 

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Ascolta il mio pregare Tu, Dio che non esisti
raccogli nel tuo nulla queste mie doglianze.
Tu che ai poveri uomini nulla consenti
senza consolazione di inganno. Non resisti
alla nostra supplica e di nostra brama ti adorni.
Quando più dalla mia mente ti allontani
più ricordo i placidi racconti
con cui mi addolcì le tristi notti l’amor mio.
Quanto sei grande mio Dio! Sei tanto grande
che non sei neppure Idea, e molto angusta
è la realtà per quanto a contenerti
la si espanda. Io soffro nel tuo costato
Dio inesistente, poiché se Tu esistessi
davvero esisterei pur io.

 

Miguel de Unamuno y Jugo
poeta, filosofo, scrittore, drammaturgo e politico spagnolo di origini basche
Bilbao, 29 settembre 1864 – Salamanca, 31 dicembre 1936

 

Questa preghiera contiene in sé il paradosso di un dio che è accusato per ciò che soffre l’uomo, nonostante lo stesso uomo dubiti della sua esistenza.
Nell’animo del poeta, un tumulto interiore senza tregua e senza pace, tra il dio morto della ragione e il dio vivo del cuore. Da un lato l’essere umano lo accusa di ciò che liberamente fa con il suo libero arbitrio, dall’altro lo invoca quando la razionalità non risponde ai suoi bisogni.
Nel Quaderno XXIII Unamano scriveva:
“…la fronte sulla polvere della strada
accanto al vasto mare,
un pellegrino morendo di sete
piangeva e sempre più forte piangeva
“Dimmi! È me che vuoi? chiedeva a
Dio, “ti prego! tuo è il mio cuore ”
Dio taceva e il mare con
ritmo monotono continuava il suo canto”


Dio è…..

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Dio è come me, ateo,
duro, navigatore impenetrabile
vagabondo di corti sorrisi
e sguardi lungamente strepitosi.
Taglia lenzuola, porta carbone
distrugge pareti, alza barricate,
commuove la massa di petali,
chiama alla rivoluzione mondiale
e seppellisce spine di fame cosmica.
E’ anticapitalista, anticlericale e antimperialista.
Dio, di sinistra,
é il cospiratore perpetuo.

Hugo Margenat, Puerto Rico 1933 – 1957
dal sito
Javier Heraud

Hugo Margenat fu il fondatore dell’organizzazione pro-indipendenza dei giovani universitari portoricani contro il regime coloniale americano. Si battè anche per l’eradicazione della discriminazione razziale nelle università. Morì a soli 24 anni di meningite fulminante. Ha lasciato due libri di poesie e altri due furono pubblicati postumi.


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