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Preghiera

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Se esisti per davvero – fatti avanti,
sii nuvola, caprone, aviatore,
porta con te occhi, bocca, voce,
– chiedimi qualcosa, lascia che mi sacrifichi,
prendimi tra le braccia, proteggimi,
nutrimi con la settima parte di un pesce,
fammi un fischio, dissodami le dita,
ricolmami di aromi, di stupore,
– resuscitami.

Nina Cassian, Galaţi, 27 11 1924 – New York, 15 4 2014.

C’è modo e modo di sparire (poesie 1945-2007)
traduzione di Anna Natascia Bernacchia e Ottavio Fatica


Così ti penso.

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Così ti penso: un Dio
sempre esposto a follie,
ad accontentarsi di come siamo,
a perdere sempre:

o Luce incandescente
e pietosa

se tu sopporti
ciò che io sono
anch’io per te sopporto
di non sparire.

 

David Maria Turoldo.
Canti ultimi


Preghiera

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“Traité sur la tolérance” (1763) dal cap. XXIII
Voltaire

Non è agli uomini che allora mi rivolgo; è a te, Dio di tutti gli esseri, di tutti i mondi e di tutti i tempi: se è permesso a delle deboli creature perdute nell’immensità e impercettibili al resto dell’universo osare domandarti qualche cosa […]
Tu non ci hai dato un cuore per odiarci e mani per sgozzarci: fa’ che ci aiutiamo a sopportare il fardello d’una vita penosa e passeggera; che le piccole differenze tra le vesti che coprono i nostri deboli corpi, tra tutti i nostri linguaggi insufficienti, tra tutti i nostri usi ridicoli, tutte le nostre leggi imperfette, tra tutte le nostre opinioni insensate […] che tutte le minime sfumature che distinguono gli atomi chiamati “uomini” non siano segni di odio e di persecuzione.
Che coloro che accendono ceri in pieno mezzogiorno per celebrarti, sopportino quelli che si contentano della luce del tuo sole[…..]
[….] che quelli, il cui abito è tinto di rosso o di violetto, che dominano su una particella di un mucchietto del fango di questo mondo e che hanno qualche frammento arrotondato di un certo metallo, godano senza orgoglio di ciò che chiamano “grandezza” e “ricchezza”[….]
Se i flagelli della guerra sono inevitabili, non odiamoci, non straziamoci gli uni con gli altri nel seno della pace, ma impieghiamo l’istante della nostra esistenza a benedire parimente in mille linguaggi, dal Siam alla California, la tua bontà che ci ha dato questo istante.


L’efficacia di scavare nel buio….

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Il ritorno dell’A.

Mettiamo che hai una dozzina di apostoli
e che questi prendano nota dei tuoi sogni e perfino
ti giustifichino quando sei irritato. Vai per una strada tortuosa
da un’ambiguità all’altra finché ciò non diviene
una religione che non puoi più fermare.
Infine allunghi il braccio e cosa vedi? Vedi
l’efficacia di scavare nel buio
si trova sempre qualcosa di nascosto
che non ha ancora un significato.

da: Mare aperto.2006

Wojciech Bonowicz* (nato ad Auschwitz 10.1.1967)

*Si parla spesso di Bonowicz come di un nuovo esponente della poesia religiosa. Tuttavia, anche se la teologia è un suo campo di ricerca privilegiato, quello che gli interessa veramente è la “parola” , l’unica cosa, egli dice, che il poeta può offrire come testimonianza.
Quanto alla religione, l’ uomo crea nella sua immaginazione alcune idee, fra le quali Dio e queste immagini sono la sua unica esperienza. Eppure grazie ad esse, l’uomo si pone domande importanti che riguardano il suo posto nel mondo, il significato della vita, la comprensione della sofferenza, il male, la morte. Quasi sempre quel che ci resta sono solo altre domande ancora più grandi che però ci consentono l’empatia e la trascendenza dei nostri limiti umani. E comunque, tanto del lato oscuro della realtà, di cui l’uomo stesso è parte, spesso si rivela a noi.
Pur essendo legato alla tradizione mistica del cristianesimo, Bonowicz è convinto che l’immagine di Dio debba costantemente essere “purificata”. Fa sua, infatti, una famosa frase che dice” “Se chiamiamo qualcosa Dio, sicuramente non sarà quella Dio”

Annamaria s.


La “gravità” della vita, la “levità” della poesia.

 

Parlavo con un amico, ci chiedevamo :  “a che serve la poesia?” “sarà vero che i poeti sono inutili?” nel senso  “ se e quanto incidono su ciò che accade ”  “può una poesia modificare gli eventi della storia?”. Lo stesso amico mi ha consigliato un libro di  Nicanor  Parra “Antipoesie”.
Poeta cileno,  Parra, classe 1914, laureato in fisica quantistica e matematica  e   fratello di Violeta,  famosa  per la bellissima Gracias a la vida , con ironia e sarcasmo cerca di dissacrare la migliore tradizione della poesia latino-americana (Neruda, Mistral..) e, convinto che la poesia debba ripudiare i toni alti per quelli popolari e quotidiani,  si sente più vicino a  Eliot, Pound, Whitman. Il poeta non  più “vate”o “semidio” insomma,  ma individuo  irriverente,  anche nei confronti della morte o della religione.
La capacità di raccontare la realtà nelle sue pieghe, spesso drammatiche, con “leggerezza”,  che non è superficialità o inconsapevolezza ma  distacco, “disincanto” quasi,  è una prerogativa della Poesia. Un mio amico poeta dice che la poesia  “non può cambiare il mondo. Ma almeno può alleviare la nostra sofferenza e accrescere la nostra gioia di esser-ci”. E  comunque, se disegni delle linee su un vetro appannato, non ti chiedi perché, non ti importa a che serve, il dito scivola inseguendo un pensiero e questo ti rende felice per  il tempo che impiega quel segno ad evaporare.

Padre nostro

Padre nostro che sei nei cieli
pieno di ogni genere di problemi
con l’espressione corrucciata
come se fossi una persona qualunque
non pensare più a noi.

Capiamo che tu soffra
perché non riesci a mettere le cose a posto.

Sappiamo che il Demonio non ti lascia tranquillo
distruggendo tutto quel che costruisci.

Lui ride di te
ma noi piangiamo con te.

Padre nostro che sei dove sei,
circondato da angeli sleali,

sinceramente
non soffrire oltre per noi.

Devi capire
che gli dei non sono infallibili
e che noi sappiamo perdonare tutto.

Nicanor Parra Sandoval
(San Fabián de Alico,Cile 15 settembre 1914)