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…il suono della schiuma sugli scogli

Oggi pensavo.  Che parole abbiamo detto  l’ultima volta che ci siamo parlati?  Quali parole ci siamo sussurrati  quel giorno appena  svegli, con gli occhi ancora chiusi e le  mani  ad esplorare  il  tepore dei nostri corpi?  Quali parole  sono state la sostanza di un altro giorno insieme? Quali quelle che  abbiamo lasciato scivolare inascoltate,  per non farci male?  Quante se ne sono perse  tra il tuo caffè e il mio  yogurt, tra  i polsini da abbottonare e i libri,  infilati  in borsa in tutta fretta?  Avrò forse detto  “bisognerà parlarne..” avrai risposto “ne parliamo al ritorno”

Da quel momento, per due anni,  ho condiviso con te  solo il  silenzio. In quella stanza , abitata dal suono del tuo respiro, certi giorni mi è parso di vederlo  il silenzio,  insopportabile,  inesorabile,  mentre si insinuava tra noi, tra il tuo torpore opaco e me che contavo lo stillicidio dei giorni. L’ho sentito nell’aria diventare,  giorno dopo giorno,  una paratoia fredda,  spessa,  insormontabile dove le mie inutili  parole si schiantavano, ogni volta, col lo stesso suono della schiuma sugli scogli. Lui, il silenzio, un guscio duro, inviolabile, da cui avrei voluto  tirarti fuori o io stessa scivolarvi, se solo avessi trovato un varco. Ma ogni tentativo aveva il senso di un’imposta  sbattuta al vento.  Tu non eri lì dove cercavo. Nell’involucro del corpo  non  c’eri  tu e nemmeno i tuoi pensieri, i ricordi  e i desideri  e tutti  i baci che mi davi. Nei tuoi occhi persi solo il vuoto inconsistente di un universo senza tempo, senza luoghi, senza parole.
E io  non saprò mai con quali parole ci saremmo, quel giorno,  ritrovati.

Annamaria S.


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