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Alcuni pomeriggi della domenica…

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Alcuni pomeriggi della domenica hanno 
occhi tristi. 
È come se la 
vita si fosse fermata per sempre in loro. 
Gigli blu, pensieri, 
rampicante silenzioso di caprifoglio; 
gli umili fiori della stazione tremano. 
Un treno si perde confuso in lontananza 
ed è l’immagine di un tempo che non esiste; 
un quadro, un’ inquietante eternità. 
Un altro fischio e passa come le vertigini. 
L’universo si precipita nel suo abisso. 
Ma i volti dei viaggiatori 
non sussultano, tutto sembra irreale, 
strane figure 
in un treno assurdo come la vita. 
E i campi  commuovono, il loro verde splendore è 
pronto per qualcosa, qualcosa di bello,
qualcosa di felice. Commuove il verde solitario. 
E nessuno sa quale strana luce cada sui muri. 
Nessuno sa cosa stia cercando in quei pomeriggi, 
né la ragione della sua insistente tristezza. 
E nessuno sa perché 
affoga il suo cuore senza nessuno.

 

Angeles Carbajal, Asturias 1959

da “L’ombra di altri giorni”


Le domeniche

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Da sempre mi perseguitano:
in principio, da bambina,
arrivavano mascherate con vesti solenni
e scarpe nuove, la strada per la messa.
La domenica impediva di calpestare le pozzanghere,
di salire su un albero, di sorbire la minestra.
Era come un visitatore importuno
a cui mostrare in fretta
che si comprendono le regole
che più tardi verranno:
il grazie, per favore, stai seduta dritta,
non parlare, non rovinare le calze,
non mangiarti le unghie, saluta l’ospite.
C’era un orologio enorme in salotto
con un tic tac noioso, le ore non trascorrevano,
le ore morivano di noia
mentre la vita
aspettava nelle pozzanghere o in cima a un albero
per passare il giorno.

 

Silvia Ugidos, Oviedo 1972

da “Le prove del crimine” 1997

traduzione mia

 

Più di una volta, nella mia vita, ho pensato che le domeniche fossero “tempo perso”


Domenica di “rovesci e spruzzaglie”

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Verdi trecce di capelli piovosi si spandono
Su questa lunga domenica vegetaliforme,
su questo celtico intreccio di rovesci e spruzzaglie.
Si rammarica il gatto Merlino, il batuffolo
impigliato in una camicia di latte e di nebbia.
Yellow sferruzza, assopita dal tedio insulare.
Sono strisciate di allume e metallo le strade corvine:
i solchi spinosi delle auto si allacciano
in molli entrelacs, in fasce ondeggianti.
Tutti gli amici riposano, stanchi, colmando
il mio universo di comici ronfi che spaurano
la gracile luce dei verdi capelli, la maliziosa
femmina pioggia, baldracca delle domeniche.

Angelo Maria Ripellino
(Palermo, 4 dicembre 1923 – Roma, 21 aprile 1978)
Da “Notizie dal diluvio”


Questa domenica…..

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Questa domenica abbiamo fissato
le tende alle finestre che fin qui
non avevano veli trasparenti
per proteggerci dalla barbarie

Hamid Tibouchi, Tibane (Algeria) 12 2 1951
traduzione di Viviane Ciampi


Domenica di sole

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Quando il sole ci batte addosso è giorno festivo
Abbiamo conservato per tanti secoli i sorrisi
che nelle domeniche di sole
essi s’allargano come uccelli che spiccano il volo
e rimangono lì, fissi, volteggiando
senza pensare a nulla, come vuoti gusci di uovo.
Bambini anche gli occhi
non smettono di sorridere
quando il cielo s’apre e diventa una finestra
da dove passano un’aria e una luce
che arrivano giù direttamente dal cielo.
Sorride tutta la foto cantando i nostri nomi
e il sorriso è aria
il sorriso è volo
e persino la vita si trasforma in un giorno di festa
con la camicia bianca e ben stirata
come pregando qualcuno
affinché le domeniche di sole
siano il nostro pane quotidiano.

CARLOS TRUJILLO. Castro, Cile 1950
da “Nulla resta indietro” 2007*

*il libro “Nulla resta indietro” è il frutto del lavoro congiunto del poeta Trujillo e del fotografo Milton Rogovin, un libro in cui il poeta ed il fotografo raccontano una terra, un popolo, i suoi costumi, anche attraverso le trasformazioni che il tempo ha apportato ai luoghi, ai volti…
Parole e immagini dunque, come in un libro del 1966 in cui le fotografie di Rogovin e una scelta di poesie di Pablo Neruda raccontano il Cile di quegli anni.
Parole e immagini…..
“Vanno la fotografia alla parola
e la parola alla fotografia
come l’anfora all’acqua..” così Trujillo in una delle poesie del libro

(la foto di Rogovin ritrae una famiglia cilena in una giornata di festa, inondata dal sole)


Domenica

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Finir di leggere Apollinaire:
il poeta assassinato
Non perdere di vista
il tempo destinato
all’ingestione di cibo
Schubert e Brahms vanno
evitati. Mozart
sana tutte le ferite. Albinoni
dispensa Valium. Mostrarsi
pacata e insieme felice
quando la mamma telefona
raccogliere le forze per
il gioioso gridolino finale.
Prendere d’un balzo la cornetta
quando il telefono squilla
nel televisore.

Ulla Hahn. Brachthausen, 30 4 1946.


Le domeniche…

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Le domeniche non hanno più odori
non hanno rumori
mi riempivano le narici l’aroma
del caffè e dello zucchero sulla ciambella
lì cuoceva un pollo – dalla casa a fianco
saliva un profumo di ragù sul fuoco
poi quattro chiacchiere in piazza
e incontravi l’amichetta di banco
la sua mamma quel compagno briccone
che ti tirava le trecce se a tiro
c’era un vocio buono nell’andare
l’uno verso l’altro e dirsi di affari
di donne godute di piaceri alimentari
le domeniche di oggi sono vuote silenti
e frettolose – aspirano alla corsa verso
una costellazione di eventi senza peso
perché ne scriva è simbolo della pochezza
che non saranno i miei versi a fare santa.

Narda Fattori
da “Cambiare stato, morire di natura”


Domenica d’inverno….

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Le mattine di domenica,
d’inverno,
alle prime ore:
le strade lavate da poco,
l’aria fresca,
limpida,
l’odore delle brioches dai caffè,
la follia
degli uccelli…
Come se la vita
ti dicesse:
guarda, sono qui,
riprova.

Karmelo C. Iribarren, San Sebastián 1959


Infantilmente triste

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Triste come una ragazzina
un pomeriggio di domenica
con i compiti da fare.
Domani è giorno di scuola.
Freddo autunnale
football alla radio
sole morente che si avvicina a domani.
Ancora a scuola
Con i compiti da fare e infantilmente triste.

 

Lois Sorrells*, USA  19 giugno 1937 – USA 24 luglio 2013
da “Poesia degli ultimi americani” a cura di Fernanda Pivano.

*Lois Sorrells fu dal 1959 al 1964 compagna di Jack Kerouac. Lei lavorava a New York e Jack acquistò una casa a Northport per esserle più vicino. Portò con sè anche sua madre Gabrielle, alla quale lo scrittore era legato da un rapporto edipico. Nel seminterrato della casa, Jack e Lois trascorrevano pomeriggi interi, fumando erba, bevendo e ascoltando Charlie Parker e Bach. Poi quando nel 1962 Kerouac si trasferì a Orlando in Florida, già debilitato dall’ alcolismo, chiese a Lois di raggiungerlo. Nella primavera 1964, lei, incinta di pochi mesi, gli chiese di sposarlo. Ma la madre di Jack affrontò malamente Lois e la cacciò di casa.
La loro storia finì così.


….e la vita aspetta, cappello e guanti in mano.

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Spleen

Domenica: questa processione soddisfatta
di sicure facce domenicali;
cuffie, cappelli di seta, consapevoli grazie
in una ripetizione che spiazza
il tuo autocontrollo mentale
con questa digressione ingiustificata.
La sera, le luci e il tè!
Bambini e gatti per strada;
Depressione incapace di affrontare
questa cospirazione tetra.
E la vita, un poco calva e grigia,
languida, schizzinosa e distaccata,
aspetta, cappello e guanti in mano,
ricercata nell’abito e nella cravatta
(Un poco impaziente per l’indugio)
all’ingresso dell’Assoluto.

Thomas Stearns Eliot
(Saint Louis, 26 settembre 1888 – Londra, 4 gennaio 1965)


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