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Ho un viaggio da proporti

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Ho un viaggio da proporti.
E una meta. Fattibili svoltando oltre i due vicoli
(il tuo, lo immagino con musica ad asciugare
al sole, il mio, immaginalo, con acqua che
scende dai balconi, biciclette che sudano ai
muri). Io che ascolto il tuo trillar nelle mie
tasche, tu che m’offri il traffico d’un sorriso,
una scarpa vuota da portare assieme.
Diamoci un tempo, dunque, riconoscibile
nel lusso del passo, riposo lento e che sia
verso sera e per tutta la sera. Andremo a
riprendere fiato. In una casa sinistrata, poco
abitata, ma vicino a una taverna, il mare fresco
all’odore, cresposo quanto basta. Per riportarti
da lontano. E io che sventolo destini, che
in mano.

Dorinda Di Prossimo
da “La notte la casa l’assenza” 2015

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Per favore, ora che finalmente sono in pensione, non chiedetemi più……………..

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– E ora che te ne farai della tua vita? –
– Non so. Mi comprerò un gatto, un pappagallo. Mi godro’ la beata solitudine –
Disse Bette Davis in un film ascoltato sotto le lenzuola.

**********

Magari mi fissero’ una cicatrice
una resa
qualche scontento di confino
un angolo di jato
una pezza furba.

**********

Potrei darmi
al buon ago di filo
al
posticcio pasticcio del
dormirti lontano
con la morte che forte
che piano……..

Dorinda Di Prossimo
da “Insonnitudini” 2012


Ti scrivo come uscita dalla pioggia

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Ti scrivo come uscita dalla pioggia. Lenta

nell’impiccio delle mani. Mi fracassa sui polsi

una leggerezza di pesi perduti. Di vestiti

accantonati alla rinfusa. Prima del viaggio

ho cucito appena due orli sulle giacche. Fagotto

per tutte le stagioni. Aria da respirare a gambi

sottili, nella piega senza confidenza. Ti lascio

un bacio. A far grano del dì.

Dorinda Di Prossimo
da “Quaderno millimetrato”


….è che io trillo di un’aria frettolosa…

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Vince l’occhio dei lampioni. Nebbia viene
dal mare. Ci tenevo a dirtelo, madre.
Sta’ tranquilla. Quindi. Il vicolo ha sempre
una vernice chiara. I vicini, gentili, mani strette,
corto sorriso, sì. Ma’ è che io, io trillo d’un’aria
frettolosa, trasparenti passi. E dicono i vicini
(gli uomini, le nonne di vetro e di rosari, le dame
coi tacchi per serate) – quella donna è troppo
spettinata. Disordina i saluti, inversi orecchini
porta, tosse, acquatiche respirazioni. Legge
copioni in macchina, dimentica la spesa per le
scale. E ha figli grandi come amanti – .O. amanti
rumorosi come figli. Rema d’amore. Eppure
ancora vedo col tuo occhio, madre. A pugno
stringo grano di preghiera. Sale butto, palma
benedetta. Così e Quando. Di croci un
temporale. Il collo, liquidi piaceri, giostre
per bambini. Fuggevoli. Millimetrati.

Dorinda Di Prossimo
da Quaderno millimetrato.


Esco. A suonarmi le dita nelle tasche…

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Esco. Dopo questa sigaretta che mi cessa
in gola. A far pezzi di passi. Dal vicolo che porta
alla casa gialla. All’infrangibile aria delle finestre
incartate. Verso il mare. Vado. A far notturna
la sera. A suonarmi le dita nelle tasche. Aiuta
gli occhi una felicità inaddormentabile. Che nei
capelli sta. Come i primi viaggi alleggeriti. A far
spese di gocce per le labbra. Ribes sapore. O
sole speso a grani. Anche s’è buio. E virgola
un treno ripetuto. Da nord a qui. Per tratti.
Esclamativi.

Dorinda Di Prossimo
da Quaderno millimetrato.


La poetica sgrammaticatura della poesia….

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M’aggiusto coserelle senza ambiguità,
al mattino. Due righe di luce rubate ai vetri,
quattro versi di pensieri (un viaggio, la cura
d’una fuga), la polpa del caffè. Mi faccio chiara,
senza il lusso della speranzella. Pitagorica,
direi. Una moltiplicazione di molliche di buona
educazione (parlati piano, Dorì, lavati gli occhi
di ieri, metti la linda parananza). Rinvio
il sommario del freddo, la tenacia d’una felicità.
Alla poetica sgrammaticatura, m’affido,
alla colletta della nicotina; bionda, sulla ritmica
unghia, andantina.

Dorinda Di Prossimo
da “Quaderno millimetrato”


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