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“…le cose passano, come le onde, e non finiscono mai” Emilio Piccolo

 

Analogie.  C‘è un verso di Claudine Bertrand che dice “…le cose cadono e poi rinascono”


Self – service

 

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La runa Odal è la propria dimora,
Peorth è luce e oscurità,
Eoh è l’unità:
le ho provate tutte le divinazioni,
rune tarocchi ching e mo,
ho provato a sapere dalle carte
quello che già sapevo,
ho provato a escogitare di volta in volta
modi raffinati o grossolani di sopravvivenza,
a farmi una religione meno provvisoria
di quelle che hanno a che fare con la storia,
ho creduto il lunedì in cristo,
il martedì in maometto,
il mercoledi in budda,
il giovedì nel sole,
il venerdì nella grande madre,
il sabato in nietzsche o in marx a caso,
ma la domenica ho sempre riposato.
Peter mi suggerisce di invertire l’ordine dei giorni,
di riposare, caso mai, il mercoledì
e di dedicare la domenica ad esperimenti
un po’ più sensati che provare a credere in qualcosa.
Ho pensato che potrei vedere la televisione
o farmi tre volte lo shampoo
o semplicemente fare come fanno tutti
che la domenica si annoiano
e si lamentano che domani è lunedì e c’è il lavoro.
Peter si diverte quando fa così,
ma nessuno è così triste come lui quando si diverte.
Anche Louis è triste.
Il fatto è che se non li conosci non lo capisci.
Io invece mi sento
come quando ad un tavolo di poker
quello alla tua destra ti legge negli occhi
se hai un poker o una sequenza bucata,
e sei fottuto, fottuto di brutto,
fottuto come quando sei costretto
a chiedere alle carte
quello che già sai. […]

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


Buon 1° maggio!!!!

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“…Arrivederci bandiera rossa
Eri metà sorella metà nemica
Eri i nostri vent’anni
Felici di essere traditi e calunniati
Eri l’altra faccia della luna
Il corpo della specie che dolora
L’urlo
La tenerezza che abbiamo dimenticato
La durezza che abbiamo conservato…”

 

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 –  Acerra23 7 2012


Ho provato a spiegare ai miei alunni cos’è la cosa chiamata poesia.

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Ho provato a spiegare ai miei alunni
cos’è la cosa chiamata poesia.

Quando nessuno tossisce mentre parli
vuol dire che probabilmente ti sta ascoltando.
Anche se ciò che dici non interessa o non lo capisce.
Ho provato per loro un senso di gratitudine,
perché il tempo è passato più in fretta.

Ho cercato di fare capire loro
che la poesia deve essere così com’è
come l’albero che è secco e poi fa frutti
che scriverla o leggerla sono la stessa cosa
insomma uno si prova in un modo o nell’altro
a tracciare una retta di luce
tra due intercambiabili mucchi di escrementi

La poesia è respirare
si prende l’aria da fuori e fuori la si butta
ossido di carbonio più anidride carbonica
Ho detto loro che pochi sanno che cos’è una poesia
pochi sanno cos’è un poeta e tutti sono convinti
che il posto migliore per un libro è la biblioteca
e tutti dei poeti farebbero a meno
Ho cercato di convincerli che i poeti esistono
proprio perché troppi ne farebbero a meno
che “sprint finale”* non  farà mai capire loro
perché leopardi s’è messo a parlare alla luna
come un pecoraro delle nostre parti
e perché la gloria di colui che tutto move
ha poco da spartire con la stupidità
di chi ne parla senza muovere nulla

Ho cercato anche di spiegare
che se dante passasse da queste parti
ci sarebbe di sicuro un prete un politico
uno come voi o noi
che direbbe di lui che è uno poco raccomandabile
cui un padre non affiderebbe il figlio
perché impari ciò che va imparato
per divenir famoso

Ho provato a spiegare ai miei alunni
cos’è la cosa chiamata poesia

Poi uno mi ha chiesto come avessi i capelli a vent’anni
Ho risposto. Lunghi. E poi mi ha chiesto se rifarei
le cose che ho fatto. E se sono felice. E se …..

Ma è suonata la campanella e non ho avuto il tempo di dirgli
che non so rispondergli.

 

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – 23 7 2012
da “Beatrice. My heart is full of troubles”

 

*Una specie di Bignami per gli esami finali di maturità


Io conosco storie di donne che entrano in un cuore…..

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Houston, we have a problem

io conosco storie di donne che entrano in un cuore
grande come un pugno
e che lasciano impronte nei respiri
in letti da rifare
in cucine dal profumo di spezie
in discorsi che restano sospesi
(nel fumo di sigarette tra le dita)
In liste della spesa
(calligrafie minute in fogli bianchi
appena stropicciati in un angolo)
in un’attesa che dura quanto un figlio
(che è cresciuto e andato via)

Donne senza bombole d’ossigeno
senza una base a dar loro coordinate
che fluttuano in un’apnea d’amore
tra stelle interrotte dal buio e silenzi
intercalati da parole: quelle sbagliate.
Donne nella cui anima si annidano speranze
E restano lì
Come gusci vuoti in memoria.

 

Carla Lebwoski Cavallini


Il canto altero delle sirene

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XII
perché
cristosanto
un posto almeno
ci deve pur essere
tra gli stipiti e i gomiti
tra gli angoli e gli spigoli
o da qualche parte
uno qualsiasi
in cui nascondersi a sera
quando torni a casa
dicendo proprio così

vado a casa
a domani

se gli astragali
e gli scacchi lo vorranno

e t’aspetti che qualcuno canti
sulla segreteria telefonica
e che gli occhi si chiudano lenti
dinanzi ai fosfori discontinui
dei televisori e dei videogames
così da lasciarsi andare
al ritmo dolce della notte
senza essere costretti a ricucire
in un file formato word
i grani del tempo e del mondo
forse a questo potrebbe servire un sogno
dove entrare con te come in un corpo di madre
dove starci dritti a gambe larghe e occhi aperti
piccoli uomini di piccole avventure
sempre lì a navigare una vita intera
intorno al letto
ad ascoltare il canto altero delle sirene
metà divine e metà puttane

 

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012
da “Les arrangements”

 


C’è solo questa casa a ricordarmi……

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C’è solo questa casa a ricordarmi che sono esistito.

Per più di quaranta anni.

Perché è da tanto che esisto.

Se ti dicessi che tutto sommato me la cavo bene,

rideresti, o sorrideresti.

Tu pensi che io non ho saggezza né buon senso,

e so solo tirare lo sciacquone sui miei sogni.

Tu pensi sbagliato, tu non pensi.

Tu…

Quelle che mi sono scopate in questo letto,

erano tutte simili. Capivano che prima o poi

dovevano andare via, e lasciarmi solo.

Perché era così che io volevo.

E tutte hanno pensato che io fossi bene o male

un poeta, buono per gli incipit,

quando è bello immaginare

che dio questo mondo

l’ha fatto per noi e su misura per noi.

Buono per un’ora di vita fuori e senza misura.

Per un’ora che le mani

hanno più parole che le labbra.

Per un’ora che ti convinci che puoi fare a meno

di dio, del mondo e della cocacola.

Ma poi ci vuole qualcosa che ti renda stabile,

che non ti  faccia ballare non appena suona la musica,

da renderti insensibile quanto basta

per sopravvivere.

 

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – 23 7 2012
da “Beatrice. My heart is full of troubles”


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