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Il dorso della vita

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Dopo l’isolamento, venne d’improvviso la luce.

Abbagliata,

arrivai al nucleo di un tumultuoso vespaio.

Aliena a ponderare la concessione,

inopportunamente,

con la semplicità di colui che ignora

il pungiglione dell’insidia,

passai la mano, senza malizia, lungo il dorso della vita.

Mio Dio, che atroce bruciore!

 

 

Enriqueta Ochoa

Coahuila 2 5 1928 – Città del Messico 1 12 2008

traduzione mia


Marianne

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Dopo aver letto tante cose erudite, 
sono stanca, figlia, di non avere  piedi più forti 
e  reni più resistenti 
per percorrere i sentieri che mi mancano. 
Perdona questo disaccordo passeggero 
mentre non so esattamente dove sono 
e dove passo le mie insonnie appoggiata alla finestra 
quando cade la pioggia, 
pensando alla rabbia che morde 
le relazioni  tra uomo e uomo, 
scavando nel tunnel sempre più stretto 
di questa solitudine – in sé, una piccola morte prematura. 
Quale felicità, che tu sia  nata con la  testa al suo posto 
che la paura non diminuisca le tue parole, 
che mi abbia visto morire in me stessa ogni momento 
cercando Dio,  l’uomo, il miracolo.
Sai che siamo nati nudi, totalmente impotenti, 
e questo non ti importa

nè ti sorprendi del nodo d’ombra che scopri. 
Tutto muore in tempo e piange in frammenti, 
hai detto. 
Tuttavia,  il tuo sguardo ha il blu del cristallo 
e  l’acqua del tuo cuore è fresca all’alba, 
rimuovi facilmente la fuliggine che l’uomo mette sulle cose 
e comprendi,  nel tuo stesso dolore, il mondo. 
Perché tu sai già 
che su tutti gli occhi della terra un 
giorno qualsiasi, irrimediabilmente, piove.

 

Enriqueta Ochoa

Coahuila 2 5 1928 – Città del Messico 1 12 2008

traduzione mia


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